Trofonio

Livadia era una breve sosta lungo la strada che ci doveva portare da Atene a Delfi, in un viaggio organizzato qualche anno fa, nel novembre del 2009.

Il mio ricordo di Livadia è quello di una uggiosa giornata, anzi di un pomeriggio al tavolino di una caffetteria, una tappa verso quella che doveva essere la nostra meta, Delfi appunto, Piccole, basse casette colorate, parte in mattoni e parte anche in legno; i colori della Grecia: il bianco, il celeste, qui e là i segni di una edilizia degradata e abbandonata. Nelle immediate vicinanze del caffè uno dei due fiumicelli che bagnano il paese e che ne hanno influenzato il mito e, non troppo lontano piante lussureggianti, colori vividi:  il giallo delle foglie dettate dall’avanzato autunno, il verde ancora lussureggiante delle felci e di altre piante acquatiche. Piccole e ripetute cascate lungo il percorso delle acque, limpide fresche, trasparenti. Ponticelli di legno e di pietra a scavalco delle sponde costellate di felci, tigli ed altre piante. Paesaggi boscosi poco più lontani, con profonde propaggini nel modesto e contenuto abitato. Resti di vecchi mulini ad acqua, contrappuntati a statue o pezzi di statue, di colonne, di marmi parte interrate, parte affogate in acqua.

Tra un ouzo, un caffè e una birra, poche chiacchiere riposanti tra amici pregustando l’obbiettivo del giorno seguente e la sua organizzazione, considerazioni sul clima, racconti di ricordi. Una frase, leggendo una delle guide in nostro possesso: “Sapete, anche qui a Livadia c’era un oracolo, anzi sembra fosse assai importante”. Una frase da niente, scivolata via nel mezzo della conversazione.

Ieri sera la discussione oziosa tra amici al termine di una serata in pizzeria, parlando di angeli, demoni e, non so per quale associazione di idee, di oracoli, il vecchio episodio mi è tornato in mente; e mi sono messo in moto.

Cominciamo dal  “Dizionario Scientico e Curioso Sacro-profano”. Padova,1745, Vol 6. Sez. LIV, pag.253. “ LIVADIA. Città della Grecia, nella Livadia a cui da il nome. Gli Antichi la conobbero sotto nome di Lebadea e vi sussistono ancora inscrizioni nelle quali si leggono HOAIZ AEBAAEON e AEBAAEIEDN.  Era una volta celebre per l’oracolo di Trofonio che era in un antro di una rupe ove bisognava discendere con gran pena: si facevano giuochi pubblici un giorno dell’ anno ad onore di questo Idolo o Eroe in cui la Gioventù della Grecia faceva comparire la sua leggiadria.”.

E’ qui comincia il bello, perché questo Trofonio non è tanto conosciuto, seppure le notizie sul suo mito sono tante, ricche ed interessanti che sorpassano di gran lunga i molto più noti nomi degli oracoli di Delfi, di Cuma, di Siracusa e in genere di tutti quelli oracoli della tradizione ellenistica, poi ripresa e ampliata dai romani. Tanto interessanti che, come potrete leggere di seguito, il suo mito si prolungherà per centinaia di anni ancora.

Ma andiamo con ordine.

“Uno dei rituali previsti prima di consultare Trofonio, divinità infernale che abitava sul monte sovrastante l’abitato, era di bere alla fonte del Lete per dimenticare il passato e alla fonte Mnemosine per ricordare il responso divino. Proseguendo nella gola dell’Erkinas si sale, con la sola compagnia di oleandri e falchi, ai pochi resti visibili dell’antro dell’oracolo.” (da Wikipedia).

Alla voce dedicata all’oracolo, Treccani descrive questo Trofonio come una figura della religione greca con culto oracolare; il mito lo presenta come ‘eroe’, con molte varianti circa la paternità (Zeus, Apollo, Ergino re di Orcomeno), e come architetto con il fratello Agamede (avrebbe costruito celebri edifici come il tempio di Apollo aDelfi); nel culto molti tratti lo presentano quale divinità: è chiamato Zeus Trofonio in iscrizioni del suo santuario.

L’oracolo, famoso dall’età arcaica all’età romana, era consultato secondo un cerimoniale complesso: dopo un periodo di purificazione rituale e alcuni sacrifici preliminari, l’interpellante era condotto al mantèion (il luogo dove si esplicava l’attività oracolare) vero e proprio, costituito da un crepaccio aperto sul fianco di una montagna, che immetteva in una grotta sotterranea artificiale; qui aveva la sensazione di essere travolto da una corrente e mediante visione o audizione riceveva la rivelazione, secondo un modo della mantica diretta, per poi trovarsi di nuovo al di fuori dell’antro. Secondo la tradizione, chi consultava Trofonio non era più capace di ridere.

Dunque una pratica piuttosto dura e violenta contraddistingue questo oracolo, rispetto alla tradizione oracolare. Riporta infatti ancora Wikipedia: “L’oracolo è un essere o un ente considerato fonte di saggi consigli o di profezie, un’autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Lo stesso termine può riferirsi anche ad una predizione del futuro dispensata dagli dei attraverso oggetti o forme di vita. Il volere degli dei era dispensato in vario modo: con segni sulle viscere delle vittime sacrificali, con i movimenti della statua del dio durante la processione, con i movimenti degli oggetti gettati in una fonte, attraverso lo stormire delle fronde di un albero sacro, oppure attraverso la bocca di un essere umano, come nel caso diDelfi, in Grecia. Nell’antichità molti luoghi guadagnarono la reputazione di dispensare oracoli: divennero noti anch’essi come “oracoli”, così come i pronunciamenti profetici stessi.

In definitiva una persona cui rivolgersi per ottenere risposte a dubbi, dilemmi e problemi, piuttosto che una figura “infernale” o capace di non far più sorridere, come abbiamo detto prima.

L’altra stranezza è il prolungamento temporale del mito di Trofonio. Mi sono imbattuto in uno scritto, elaborazione di un intervento tenuto da Giancarlo Carabelli al Convegno “Forme del Neoplatonismo”, Firenze, 25-27 ottobre 2001. Da quel testo sono tratte le informazioni che seguiranno.

Anzitutto la durata del leggendario Trifonio si prolunga dalla età della Grecia pre-classica, e rimane attiva in epoca cristiana. Anzi sembra che sia rimasto l’ultimo degli oracoli a “scomparire” dalle frequentazioni popolari, “(…)a dispetto di quanti pensavano che gli oracoli pagani fossero stati spazzati via dall’avvento di Cristo (…)”. Oltre che nella Descrizione della Grecia di Pausania, riferimenti e notizie su Trofonio si trovano in Cicerone, Plutarco e perfino in alcune opere di Erasmo, nonché in una serie di citazioni di studiosi e scrittori dal ‘500 ai giorni nostri.

Ma il mio è un racconto, non un saggio. Quindi rimando allo studio prima citato quanti fossero interessati ad un approfondimento dell’argomento.

Faccio solo notare che si arriva a parlare di analogie tra la tradizione legata a Trofonio con la caverna di S.Patrizio nell’Irlanda del Nord, luogo famoso di pellegrinaggio del Medio Evo, che ancora oggi viene frequentato e visitato da pellegrini cattolici.

Noi, misconoscendo tutto ciò, abbiamo visitato Delfi, stupenda, spettacolare, magnifica!  I Templi, i resti degli antichi splendori, il teatro, l’”ombelico del mondo” e quant’altro fosse visitabile. Di Trofonio non ne abbiamo proprio parlato !

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...