Margherita

Margherita aveva un culo da fare invidia alla Proserpina del Bernini: tondo, sodo, levigato come il marmo. L’avevo gustato e ammirato tante volte, ma quella mattina si era poggiata con le mani al tavolino di un bar, per leggere il giornale; aveva un vestito lungo, non sottile, ma ampio e leggero, di tenue colore azzurro, che al breve incurvarsi della schiena, le aderiva perfettamente e voluttuosamente alle natiche: perfetta, fantastica, una visone indimenticabile. Le cosce ben tornite, il seno delle giuste proporzioni, un viso dolce e gradevole, occhi belli e profondi una chioma di capelli vagamente biondo cenere completano l’insieme. Anche ora dopo la gravidanza, la maternità e l’inesorabile passare del tempo resta una ragazza dalle fattezze assai graziose, delicate, ma forti e ben segnate.

Una bellezza né invadente, né vistosa, fatta di leggiadria, di forme leggere, morbide, dolci; di segni poco incisivi, ma teneri, smussati, levigati, tenui.

Margherita ha un carattere forte, deciso. E’ una ragazza impegnativa, se comincia una discussione non ti molla facilmente e non già per partito preso, ma perché è forte non solo delle proprie convinzioni e delle proprie idee, ma anche perché quelle convinzioni le derivano da una duplice qualità. La conoscenza delle cose che dice: studia e si documenta sempre con attenzione; il possesso di una mente sveglia ed attiva e che  quindi ragiona sulle cose, ci riflette e ci pensa. Questo sul lavoro e nella vita quotidiana. E’ fatta di convinzioni profonde di certezze e di forte autodisciplina.

Nella vita affettiva è un disastro. Si è fidanzata da subito con un suo giovane coetaneo. Incontri che si sono trascinati per anni, anche quando l’iniziale e giovanile passione si era spenta e nonostante nel frattempo fossero cresciute le frequentazioni e le relazioni interfamiliari. Infatti l’abbandono, la separazione è stata una vicenda consumata convulsamente e con non pochi momenti di tensione vissuti anche fisicamente con presenze più o meno fugaci, incontri vivaci, accese discussioni telefoniche e quanto altro si possa immaginare al termine di una lunga e giovanile fase di innamoramento.

Tale situazione venne subito sostituita da un amore altrettanto travolgente e altrettanto vacuo. Per qualche tempo la ragazza si è barcamenata tra poco ostentati amori con persone fornite di scarsa personalità e di dubbia profondità e carattere. Neppure il matrimonio, e poi il figlio, cercato e trovato dopo qualche tempo, è riuscito a soddisfare pienamente quel fluire intenso delle acque di un ruscello di montagna, limpidamente ma con determinazione, fluente tra le asperità delle rocce che le circondano.

L’averla posseduta è rimasto un sogno, un desiderio sempre represso dalla reale impossibilità della sua realizzazione. Come quelle poche cose intensamente vissute, perché non realizzate materialmente, non “finite” nel tempo e nello spazio di una relazione effettivamente consumata; ma fortemente praticata nella assoluta perfezione della immaginazione ideale.

Foggia 12 gennaio 2014

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