Ferrara (terza parte)

E quindi, riprendo il filo dei miei pensieri del precedente racconto, dobbiamo riabilitare Oblomov, la sua ignavia, il suo trasecolato vedere il mondo ?

Avete sicuramente conosciuto la storia: quella di un proprietario terriero russo segnato da un’inerzia fisica e spirituale che lo condanna all’inazione e alla rinuncia verso ogni forma di lotta. Figurativamente un atteggiamento che esprime fatalismo, primato della contemplazione e delicata ma arrendevole bontà, ed indica un temperamento incline alla passività e alla rassegnazione di fronte all’aggressività del reale.

Ogni cosa che richieda da parte di Oblomov, l’esplicazione di una attività pratica, movimento, interesse immediato, vivace, è ciò che spaventa Oblomov, il quale ricade nella sua apatia, nella sua monotona indolenza.

L’iconografia classica di Oblomov è sostanzialmente monocorde: quella di un signore disteso su un divano, la schiena leggermente sollevata sui cuscini, le gambe in parte distese, in parte penzoloni.

Eppure un recente articolo di un noto giornalista rivalutava Oblomov contrapponendolo all’atteggiamento rampante, pervicace ed ossessivamente impegnato nella costante ricerca di obbiettivi sempre più avanzati, sempre più finalizzati al moloch dell’efficienza.

Il 64 per cento di impiegati, tecnici, quadri e dirigenti di azienda si portano a casa parte del loro lavoro, l’80 per cento continua a rispondere a mail e telefonate dopo il loro lavoro; e non parliamo di 6-7 ore di lavoro al giorno, ma di 8-10 e anche 12 ore di lavoro in ufficio, in azienda. E allora è comprensibile che Oblomov diventa l’eroe positivo. La figura che si oppone all’impegno esasperato, all’efficientismo cronico, allo stacanovismo di ritorno.

Nulla di tutto questo era l’ambiente che mi circondava a Ferrara. Il CR pescheria era un giovanottone segnato da un primo divorzio, due figlie, una compagna, ed era la quotidiana espressione dell’allegria e della giovialità, dello scherzo, del tempo passato in serenità e spensieratezza. Il CR del pane e pasticceria una matura persona dall’ironia amara ma dal temperamento vivace. Preoccupato per la sua figlia adolescente che cominciava ad uscire con i compagni di scuola, mise su una piccola indagine tra le colleghe per sapere a quanti anni avessero avuto il loro primo rapporto sessuale. Entrò in crisi quando la ragazza che si occupava della pubblicità gli rispose che lei lo aveva fatto a 13 anni. E la sera eravamo a brindare alla sua salute. Il CR gastro (che veniva ogni giorno da Modena) manteneva sempre il suo sorriso aperto e un atteggiamento, un po’ impegnato, un po’ furbesco, non mancava mai né di sagacia, né di competenza. E il capo area, uomo intelligente e capace, governava la situazione alternando momenti di mediazione a scelte e indicazioni precise e indiscutibili.

Ma insisto che l’armonia generale era data soprattutto dalla capacità complessiva di governare e non di comandare.

Gli incontri continui e diretti con i vertici della cooperativa: il direttore commerciale, il direttore del personale e persino il presidente erano persone che incontravamo quotidianamente o quasi. Che non mancavano di esprimere le loro critiche e bacchettare gli errori e coloro che li compivano, ma che frequentavano ed erano capaci di valutare con quotidiana costanza il lavoro realizzato.

Ciò che ci ha reso forti in quegli anni è stata la capacità di comprendere il momento economico favorevole e di aver saputo individuare con intelligenza e sagacia le opportunità e le strade che si aprivano davanti a noi, Aver saputo trovare il tempo e lo spazio per pensare le strategie e le tattiche più opportune, più utili, più duttili per affrontare i problemi che si trovavano di fronte a noi.

Abbassare il vertice della piramide, ha forse migliorato l’efficienza della struttura, ma sicuramente, ha delimitato e drammaticamente diminuito gli spazi di azione e di pensiero di quella nutrita schiera di quadri e direttivi che costituiscono la struttura fondamentale della cooperativa.

Mia moglie mi ha ricordato di recente di una serata conclusasi alle tre di notte che trascorsi nel mio appartamento di Ferrara in compagnia di una ragazza della pasticceria. Mia moglie maligna su chissà quali rapporti abbiamo consumato, ma quel tempo l’abbiamo trascorso a discutere di tanti argomenti, ivi compreso il modo migliore di allestire i pasticcini nelle nuove confezioni che ci erano state fornite il giorno precedente. Occasione perduta per fare sesso o sereno rapporto e proficuo contributo alla soluzione di piccoli problemi quotidiani, ma di importante ricaduta sui risultati delle vendite ?

Quei mesi trascorsi a Ferrara, e poi l’attività di CR gastronomia a Taranto, l’apprendistato come capo area dei deperibili prima a Modena e poi a Lecce. Infine la direzione dell’area dei deperibili nel nuovissimo ipermercato ad Andria e persino il rientro a Foggia come responsabile del servizio sono stati anni di ricco e proficuo lavoro perché costantemente accompagnato proprio da questo spirito.

Dunque non Oblomov, ozioso e superficiale, ma sicuramente un comportamento disincantato e arricchito dal confronto vivace, dalla frequentazione costante, dalla osservazione e valutazione continua delle cose reali.

E’ vero, si cita il caso del dirigente di una nota azienda che nel suo programma giornaliero ha un’ora al giorno che trascorre in contemplazione del panorama che si vede dalla vetrata del suo ufficio: niente telefonate, niente comunicazioni dall’esterno; un’ora di rilassamento e di riflessione. Viene citato il caso di un’altra azienda i cui dipendenti, quadri e dirigenti, ogni venerdì partecipano ad una riunione “aperta” di due ore, dove si può parlare di tutto, meno che dell’attività aziendale. Ma sono casi così unici che vengono citati appunto come “casi di scuola”.

Noi, a Ferrara, siamo stati una scuola.

(Fine)

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