Ercole

Ercole_Farnese                  Ercole

In un mio recente racconto, mi è capitato di parlare di Eracle, il mitologico figlio di Zeus, passato ai romani con il nome di Ercole.

Poco tempo fa, durante un  viaggio a Napoli, ho visitato il MANN, il Museo Archeologico Nazionale Napoletano, e mi è tornato alla mente l’immagine e il mito di questo eroe, alla vista di una delle statue più belle ed interessanti che ho avuto modo di ammirare.

Una piccola digressione sul Museo: è assai interessante e ricco di reperti e di opere d’arte di grande fattura e qualità; per gran parte la raccolta è dovuta ad una intensa politica culturale impressa dai Borboni nel ‘700. E’ una fantastica raccolta che non ha nulla da invidiare a Musei come quello di Torino, ai Musei romani e ad altri ancora. Tuttavia solo una parte della struttura museale è visitabile; problemi di ordine organizzativo, burocratico e soprattutto finanziario impediscono la visita di intere sezioni e di molte opere. Ed avere un patrimonio così significativo ed ingente, per una parte così importante non fruibile è un fatto indecoroso.

Ma torniamo al nostro Ercole. La statua esposta al Mann è il famoso Ercole Farnese, esposto nella sua mirabile possanza, mentre si appoggia al grosso e nodoso bastone. La figura è gigantesca, di maggiore dimensione rispetto a quelle di una normale dimensione umana (misura 317 cm), il fisico muscolare scolpito magnificamente,è un’opera ellenistica risalente al terzo secolo d.C., probabile copia di un originale bronzeo di Lisippo del IV secolo a.C. Il grosso e nodo bastone (quasi il ramo di un grosso albero) sembra quasi sorreggere l’eroe, al termine di una delle sue mirabolanti “fatiche”, o comunque in un momento di salutare riposo.

A mio parere esprime una singolare serenità in contrapposizione proprio alla forza e alla possanza della sua struttura fisica.

Analogamente è difficile trovare una iconografia che riporti i tratti di una forza spinta dall’ira, dalla rabbia, dalla collera . Anche nel dipinto del Pollaiolo,  Ercole  e l’Idra, lo scatto di Ercole sembra maggiormente legato al mero sforzo fisico che non mosso da una spinta rabbiosa nei confronti dell’animale da uccidere. Così come nella statua del Canova, Ercole e il servo Lica; per non parlare dell’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, esposto in Piazza della Signoria a Firenze, opera addirittura criticata per l’eccessiva fissità della fisicità della figura erculea, “con uno sfoggio di massa muscolare che non si traduce in espressività e movimento”.

Esiste addirittura un Erme, opera di Ercole Barbato,  in abito da filosofo, dagli Horti Sallustiani a Roma.

Anche le opere pittoriche hanno lo stesso impianto. Oltre al ricordato quadro del Pollaiolo, nel dipinto di Rubens, Ercole e Onfale, si vede il nostro, addirittura seduto al centro della scena. E sempre Rubens in Ercole nel Giardino delle Esperidi, tradisce solo in parte con l’espressione del volto la sua collera. Per non parlare del Tintoretto con l’ Origine della via Lattea, dove Ercole è il lattante che beve dal seno di Era (dormiente) e l’azione “violenta” sembra riguardare il contesto, ma non certo il comportamento del lattante Ercole. E infine sempre dimensione serena, bucolica in Annibale Carracci, la scelta di Ercole.

Invece l’ira, la violenza, la perdita della pietà di Ercole sono riportati in altre forme dell’arte: prima fra tutte l’Hercules Furens di Seneca. Situazioni colme di ira, vendetta, furore. Da Seneca al contemporaneo drammaturgo svizzero Durrenmatt (Ercole e le Stalle di Augia), il tempo è molto, ma lo spirito resta simile.

Ancora di più nel cinema l’immagine di Ercole è legata alla violenza e all’ira. Sono decine i “peplum”, i film di ambientazione “storica” legati alla figura di Ercole. Solo per citarne alcuni tra i tantissimi:  Le fatiche di Ercole, regia di Pietro Francisci (1958);  Ercole e la regina di Lidia, regia di Pietro Francisci (1959); Gli amori di Ercole, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1960);  Ercole al centro della Terra, regia di Mario Bava (1961);  La furia di Ercole, regia di Gianfranco Parolini (1962);  Ercole, cortometraggio tedesco per la regia di Werner Herzog (1962);  Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili, regia di Giorgio Capitani (1964);  Hercules nell’inferno degli dei, film per la televisione per la regia di Bill L. Norton (1994) Hercules: La leggenda ha inizio (Hercules: The Legend Begins), film di Renny Harlin del 2014.

Solo per la cronaca citerò anche alcuni cartoon della Walt Disney ispirati al mitico eroe greco.

Tralasciando il fatto che sia nell’opera letteratura che nell’azione filmica  “l’azione” è utilizzata per provocare interesse e attenzione nell’uditorio e tra gli spettatori, la domanda che mi sono posto è perché Ercole appare sostanzialmente nell’iconografia classica come l’immagine del forte, ma buono; del gigante invincibile, ma non protervo.

Ercole è forse il maggiore eroe greco, una figura che rappresenta coraggio e forza, ma anche umanità e generosità. Appoggiato a quel nodoso bastone, sconfitto da nulla, se non da un vile tradimento;  morto, ma solo fisicamente, per sua propria scelta; innalzato all’Olimpo, proprio per questo temperamento “pacifico”, rimane una figura divina anche per i romani che descrivono dell’eroe appunto una intensa forza fisica, ma anche una significativa forza morale.

In altre parole non è l’eroe che si oppone, ma l’uomo forte e generoso che esegue quelle che sono le direttive divine e i corretti comportamenti degli umani, opponendosi a quanto si delinea come ingiusto, violento,  scorretto.

Non è Prometeo che ruba il fuoco agli dei per regalarlo agli uomini e viene quindi condannato al perenne sacrifico delle sue viscere; non è Sisifo che nel suo continuo tentativo di “imbrogliare” gli dei viene condannato a spingere dalla base alla cima del monte e viceversa il suo enorme masso. Ercole non si oppone “all’ordine costituito”, non è l’antitesi delle convulse trame e degli imperscrutabili intrecci tra gli dei, e tra gli dei e gli uomini, non partecipa alle vicende confuse e agli “imbrogli istituzionali” delle divinità e alle loro nobili o meschine azioni ed interventi nella vita degli umani.

Ercole accetta il suo ruolo di gigantesco, forte, imbattibile eroe; affronta le sue dodici fatiche così come gli uomini e la natura affrontano i dodici mesi dell’anno. Affronta e sconfigge i suoi nemici, tutti, ma anche quelli che non gli sono nemici, ma semplicemente non assumono un corretto, comprensibile e accettabile comportamento con il resto “dell’umanità” (dei compresi). Si potrebbe definire “socialmente accettabile”, almeno per i comportamenti e le relazioni dell’epoca.

Per questo il suo mito dura così a lungo, per questa ragione viene eletto come punto di riferimento dei governati della primitiva argolide, della potenza greca, dell’impero romano nella sua fase di espansione e di rafforzamento fino all’epoca imperiale. Per estendersi dalla grecia all’anatolia e all’asia, e dall’altra parte fino alle mitiche “colonne d’erole”, massima espansione del limite della conoscenza dell’uomo.

Così la gigantesca statua, appena vinto il suo nemico, sembra quasi riposare la sua possente forza fisica al nodoso bastone che quasi lo sorregge, fino alla prossima mitica “fatica”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...