Stoccolma (seconda parte)

Come posso riuscire a dare il senso di una città che vive freneticamente senza essere attraversata da un fiume di auto?  La complessa partecipazione sociale e civile senza l’affollamento delle strade e delle piazza tanto comuni nelle zone del sud dell’europa?  L’intensa luminosità del cielo anche quando questo era coperto di nuvole bianche e senza uno sprazzo di sole ?

Forse dalla descrizione della metropolitana, credo il principale e diffuso mezzo di locomozione. A piano stradale l’ingresso è costituito da grandi box di vetro con una o due sliding doors. Questo per poter passare dal freddo intenso all’esterno ad un clima ben più caldo all’interno dei locali della metropolitana. Brevi tratti sotterranei si alternano a zone che corrono lungo i piani stradali o anche in tratti sopraelevati (ad esempio all’attraversamento dei canali). Gli ambienti sono tutti assai frequentati eppure non c’è l’aria di confusione e di sovraffollamento di altre metropolitane: la confusione e la ressa di Roma, l’affollamento e i continui incroci di gallerie, di scale e i transiti continui della metro parigina; l’ordinata ma  incessante e frenetica corsa della metropolitana di Londra, dove ti coprono di educate contumelie se blocchi o rallenti il frenetico passaggio delle persone. Le persone si muovono ordinatamente, anzi si muovono molto poco, scendono celermente, ma senza fretta le scale mobili, si fermano alla prima postazione disponibile e attendono con pazienza l’arrivo del trenino. Ho notato pochi sguardi ansiosi agli orologi, segni di nervosismo nell’attesa dei convogli, spinte all’approssimarsi delle vetture o per entrare in esse. Piuttosto è da rilevare la tranquilla attesa dei passeggeri in discesa e l’ ordinato flusso all’ingresso nelle vetture.

File discrete ed ordinate, famiglie ordinatamente ferme lungo i marciapiedi, atteggiamenti rapidi senza essere ansiosi e frettolosi.

Vetture, stazioni e treni ovviamente pulitissimi, nessuna scritta o graffiti disegnati. Luoghi anonimi, non freddi, ma soprattutto funzionali e strutturati per lo scopo: muoversi il più rapidamente possibile per raggiungere la meta o l’obbiettivo definito. Tutto concepito dentro un vasto, articolato e razionale reticolo di linee ferrate che si espandono in ogni direzione coprendo l’intera città, intorno, sopra e attraverso le isole e i canali che la costituiscono.

Forse dalla frequentazione dei musei che sembrano assolutamente vuoti ed invece scopri pieni di visitatori dispersi nelle grandi ed a volte immense sale. Sembra essere proprio un modo di organizzare le cose, per grandi spazi, che permettano ampie frequentazioni senza determinare affollamenti e confusione. Un esempio per tutti: il monumentale Vasamuseet (Museo Vasa). Una grande ed originale costruzione costruita intorno ad un intero vascello: il Vasa. Questo era un grande, il più grande vascello da guerra costruito all’epoca (nel 1628), proprio per la gloria di quello che all’epoca voleva dimostrarsi il più potente sovrano dell’epoca Guglielmo II Vasa. Il vascello affondò proprio nel viaggio inaugurale. MA dopo 300 anni con grande pazienza, perseveranza e grande abilità teconologiva,venne pezzo per pezzo riportato a galla, ricostruito nei minimi particolari, collocato nel museo, o meglio posto al centro della costruzione che è diventata la struttura museale che lo comprende tutto. Oltre all’intero vascello, il museo comprende anche tutti gli oggetti ritrovati a bordo della nave e la ricostruzione di diverse attività che si svolgevano al suo interno nei diversi livelli dello stesso vascello. Ci sono anche altri musei, come quello storico,  con interessanti opere, tedesche, svedesi, vichinghe e fiamminghe, di grande originalità e valore, o anche il museo di Storia Naturale, con interessanti ricostruzioni storiche ed ambientali. O il Museo Nazionale con grandi opere del rinascimento europeo e nordico. Ma il Museo Vasa, con le sue dimensioni e la sua concezione mi sembra rappresenti meglio il senso della dimensione che vorrei riuscire a trasmettervi con questo racconto.

Ma forse un altro esempio è la contemporanea convivenza di vecchie e nuove abitudini e tradizioni.  La febbre del sabato sera, fatta di giovani ragazze e ragazzi, che nel freddo della sera girano in ridotte minigonne, a volte anche senza calze, e giovanotti in camicia e pantaloni (a volte con qualche leggera sciarpa al collo) e che infestano le serate e le nottate di Stoccolma frequentando locali di grande dimensioni, consumando alcool a profusione, continuando a ballare e danzare per le strade limitrofe. E al contempo assistere alle sfilate dei reali e del loro seguito, con i soldati a cavallo in grande uniforme, e la fanfara a cavallo che batte il ritmo della marcia.

Il tutto non solo al cospetto delle decine di turisti, ma di centinaia di svedesi in abiti di gala e da passeggio, a fare da ala al corteo reale. Grande sfoggio di abiti, con grande accompagnamento di cappelli e di altri accessori (ombrelli, sciarpe, stole,ecc.).

Ancora due piccole note di colore: i più bei bagni pubblici che abbia finora utilizzato in giro per l’europa; proprio vicino al magnifico ed imponente  Palazzo Reale, un  parallelepipedo di metallo lucido, del quale in un primo momento non avevo capito assolutamente la funzione. Solo la spinta del bisogno determinato della prostatite che mi obbliga da tempo a cercare costantemente punti di riferimento e i piccoli disegnini (questi internazionalmente comprensibili), mi ha spinto ad avvicinarmi e capirne l’utilizzo. L’ingresso con pulsante dava all’interno di un piccolo locale, tutto metallico, pulitissimo, lucido e brillante con un lungo canale sopraelevato (un tradizionalissimo orinatoio), per poter espletare i propri bisogni. Non conosco la parte femminile, ma sono pronto a giurare che fosse egualmente pulito e brillante.

L’altra, piccola e spero innocente battuta,  con cui vi lascio, è quella riferita alle donne: le bionde svedesi non esistono. Ne ho visto di alte, magre, grassottelle, minute. Tutti i colori possibili di capelli, ma bionde niente. Ad un certo punto ho cominciato a pensare che le bionde siano una invenzione delle agenzie pubblicitarie di viaggio. Le svedesi: alte e bionde, magre e con gli occhi azzurri o si erano tutte nascoste, oppure non esistono. Sono un mito, come quello dei Nibelunghi.

Ma ciò non diminuisce affatto il fascino di una splendida città e di una bella esperienza, completata con una maledizione al WTO e tante parolacce all’FMI, responsabili fondamentali della vittoria del peggior pensiero occidentale.  Quello del progressivo impoverimento sociale,  culturale ed economico del pianeta. La mercificazione globalizzata della terra, della relazioni tra i diversi paesi e culture, la riduzione delle relazioni tra classi ed individui a mero scambio economico. La schiavitù del lavoro non solo ed esclusivamente durante i “tempi di lavoro”, ma anche nei “tempi di non lavoro” (o presunto tale). La mercificazione dei rapporti sociali e persino di quelli culturali, la rottura, no, la distruzione di un intero modo e mondo di relazioni sociali; l’esaurimento della “socialità”, l’imporsi dell’individualismo e della logica della supremazia collettiva e individuale come qualità suprema.

Mentre il progressivo alzarsi in volo dell’aereo in fase di decollo dall’aeroporto di Stoccolma ci riportava in Italia, questo avevo nella mente; negli occhi invece gli scintillanti, ampi e placidi canali di Stoccolma che circondavano le splendide costruzioni della città vecchia e i quartieri più lontani.

Una contraddizione profonda tra la potenza e la miseria del pensiero e dell’azione dell’uomo.

(fine)

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