Black out a Molfetta

Era l’estate del 2012, il mio primo giorno di ferie, ero all’epoca il direttore dell’ipermercato di Molfetta, ero salito in macchina e mi ero avviato verso la mia meta: due settimane di riposo nella mia casa di S.Menaio, con mia moglie, a prendere il sole e respirare un po’ di aria salubre di ciò che rimane dell’antica e fitta pineta di quei luoghi.

Nel pomeriggio riunione con i Capi reparto, sistemato le ultime cose, fatte le verifiche, visti i programmi per le successive settimane (sia quelle delle mie ferie, sia quelle immediatamente successive al mio ritorno, al fine di evitare aporie, buchi organizzativi, problemi gestionali). Nel tardo pomeriggio avevo salutato i ragazzi dando loro appuntamento a quindici giorni (anzi quattordici) giorni dopo, guardato le ultime carte, sistemata la scrivania, spento il computer.

In auto mi ero avviato a Foggia, telefonato a mia moglie che già si trovava a S.Menaio, preso gli accordi sulle cose da fare, ascoltato le indicazioni sulle cose, i bagagli, le buste che dovevo prendere a casa, a Foggia. Arrivato a Foggia avevo fatto i servizi necessari, caricato i bagagli in auto, fatto il pieno di benzina, controllato luce, acqua, gas; controllato porte e finestre, chiuso l’appartamento, salito in macchina e partito per le vacanze. Appena sulla statale per S.Severo, nuova telefonata a mia moglie, l’ho avvisata che stavo partendo, chiesto notizie sulla cena, già pregustando la prima di una serie di riposanti serate da trascorrere al fresco di una località che si divide tra la dolcezza della brezza marina e la frescura delle pinete circostanti.

Avevo superato la zona dei laghi di Lesina e Varano, in vista del comune di Ischitella, sulle prime rampe della salita che porta su in cima a Vico del Gargano e poi giù per una ripida scorciatoia, alla casa al mare.

Era ormai sera inoltrata, l’ora dell’imbrunire, gli ultimi raggi di sole ormai quasi scomparsi. Allora è arrivata la prima telefonata da Molfetta: un mio collaboratore mi diceva che era saltato l’impianto elettrico delle celle di refrigerazione e dei banchi frigo. La comunicazione era difficoltosa e quindi ho cercato di dare qualche consiglio immediato: chiamare il manutentore, chiedere se ci fosse qualche problema nei quadri elettrici, fare qualche telefonata per  capire la causa dell’improvviso black out e capire i tempi di ripristino dell’impianto. La convinzione era di un guasto che si sarebbe potuto risolvere in breve tempo.

Arrivato a casa mi sono cambiato. Tenuta da mare: maglietta pantaloncino, ciabatte ai piedi, seduto alla poltroncina della veranda ho ritelefonato a Molfetta per sapere dell’evoluzione della situazione, convinto che il problema fosse già stato risolto. Il barbecue era già acceso, una bistecca di carne già pronta per essere cotta, due birre messe in frigo dal pomeriggio.

E invece il problema non solo non era risolto, ma si era aggravato, anzi era ormai chiaro che il problema era di grosse dimensioni: era completamente saltato l’intero impianto elettrico, il gruppo elettrogeno non funzionava, le celle dei surgelati, della carne, del pesce, di tutti i prodotti freschi non funzionavano più,  i banchi frigo erano totalmente spenti ! Il manutentore aveva allertato dei tecnici che stavano arrivando da Bari e che avrebbero tentato di fare qualcosa, ma la situazione sembrava ormai compromessa per una parte consistente di prodotti.

Avevo ancora la speranza che qualcosa potesse riprendersi, per cui, dopo aver telefonato al mio responsabile e ad alcuni colleghi per chiedere loro di recarsi sul posto (abitavano vicino all’ipermercato, a poche decine di chilometri, rispetto agli oltre trecento che mi dividevano da lì), ho chiamato la piattaforma chiedendo di inviarmi un camion refrigerato per la conservazione di almeno una parte dei prodotti che erano in negozio.

Ho fatto in tempo a magiare la bistecca e a bere una birra, seppure il nervosismo e la tensione mi avessero impedito di gustarne appieno il gusto, il sapore e soprattutto l’atmosfera, che arrivava una ulteriore telefonata. Gli elettricisti arrivati da Bari escludevano nella maniera più assoluta la possibilità di ripristinare l’impianto, almeno nell’immediato; un gruppo elettrogeno autonomo in grado di alimentare l’impianto sarebbe potuto arrivare solo il giorno dopo da Taranto, e quindi nessuna speranza per le merci che avevamo in casa, se non il camion che avevo fatto arrivare.

Non c’era molto altro da fare. Mi sono rivestito, ho salutato mia moglie, mi sono rimesso in auto e via, tutta la strada all’incontrario per rientrare a Molfetta ! Per strada telefonate su telefonate per chiamare il negozio, dare le indicazioni su cosa mettere nel camion refrigerato, i prodotti più pregiati, quelli che potevano essere conservati in maniera più facile, quelli meno sottoposti al deterioramento. La maggior parte della roba, purtroppo doveva essere destinata alla distruzione, perché nel camion poteva essere caricata solo una parte, piccola, delle merce che avevamo in negozio.

Telefonate per organizzare le squadre, telefonate ai colleghi per sapere come procedevano i lavori, e nel frattempo il nervosismo che continuava a crescere dentro di me e la tremenda seccatura per i danni subiti e per il fatto di aver cominciato in maniera così poco felice e fortunata le mie vacanze.

Sono arrivato a Molfetta che era ormai passata la mezzanotte, ho trovato i ragazzi stanchi ed affaticati dal lavoro di selezione e di scarto. Oltre che dall’attività di carico del camion. I colleghi mi avevano aspettato e mi aggiornavano sugli ultimi sviluppi, poi mi salutarono e andarono a casa loro a dormire.

Sistemati gli ultimi gruppi di addetti, mandati via gli ultimi dipendenti che si erano attardati fino a quell’ora tarda (erano ormai le due del mattino di una calda estate), rimasi insieme al manutentore, Gianni, un bravo giovane con il quale rimanemmo a scambiarci le ultime informazioni e a definire i dettagli delle cose da fare al mattino seguente, dopo poche ore.

Quando fosse arrivato il gruppo elettrogeno, come e dove effettuare i collegamenti, chi chiamare per le attività di riparazione, quali parti e cosa sostituire, come riprendere l’attività al mattino successivo.

L’ultima parte della discussione la facemmo davanti ad alcune birre sul lungomare, insieme agli ultimi avventori dei bar, ai camerieri che ripulivano i bar, ai personaggi che abbandonano da ultimi i luoghi e i posti di ritrovo, in buona sostanza quelli soli, che non avevano “imbarcato”, che tiravano tardi perchè non sapevano che altro fare. In altre parole, l’umanità più triste che si possa incontrare.

Le poche ore di sonno prima dell’alba le trascorsi in auto, nel cortile dell’ipermercato. Poco, il tempo di appisolarmi sconfitto dalla stanchezza fisica e psichica, e già i primi raggi di sole che avrebbero dovuto trovarmi in spiaggia, magari in una mattiniera passeggiata con il mio cane in riva al mare.

L’arrivo dei primi addetti, l’avvio delle attività di ripristino, l’arrivo dei primi camion, le attività di allestimento e riallestimento

Con i colleghi, che nel frattempo erano sopraggiunti, definimmo il piano di raccolta e conservazione delle derrate alimentari da buttare, le modalità di scarico della merce, la denuncia da fare, le foto da inviare all’ispettore dell’assicurazione; e poi il programma di ripristino: gli ordini della nuova merce e i tempi e i modi di allestimento, le squadre da organizzare , le attività da svolgere.

Definito ed organizzato tutto, verso ora di pranzo, ripresi nuovamente la strada per le vacanze. Erano passate meno di ventiquattro ore dalla mia precedente partenza. Non tanto tempo, Non un tempo lunghissimo. Ma lo stato d’animo era, completamente mutato. Ero pervaso da tanta amarezza. Era come ripartire dopo una sconfitta, dopo qualcosa di sbagliato, mancava l’appagamento della ricerca di un meritato riposo, restava la necessità di un necessario periodo di ferie.

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