Donne

La vera fortuna, nella mia vita, credo sia sempre stata quella di aver avuto intorno a me donne capaci, intelligenti, brave. Sicuramente più brave di me, visto che tanto mi hanno insegnato, tanto mi hanno dato (spesso in cambio di poco o niente), tanto hanno contribuito alla mia formazione.

Donne di tutti i tipi, amiche, familiari, amanti, insegnanti.

In questo racconto di oggi ne voglio ricordare due in particolari con le quali ho vissuto (quasi contemporaneamente) una esperienza di relazione amorosa lunga quasi un anno.

Linda, una bella ragazza, dai tratti delicati e gentili, le carni morbide e tonde, un culo di aspetto assai gradevole; veniva a scuola nel mio stesso istituto, ma frequentavamo classi diverse. E’ stata il mio sostegno quando si è conclusa la mia “prima” storia d’amore. La sera in cui mi sono lasciato con la mia precedente fidanzata eravamo a letto insieme. Il letto espropriato ad un amico e a sua moglie relegati in soggiorno dalla nostra convulsa e consolatoria relazione appena cominciata. Una storia di sesso che si è arricchita con la frequentazione successiva, le chiacchierate, le passeggiate insieme, originando una relazione ricca, intensa e stimolante, durata circa due anni.

Una avventura, trasformatasi da semplice relazione sessuale in una intensa storia d’amore, con momenti di forte coinvolgimento emotivo e che, forse, avrebbe potuto avere ben altri sviluppi.

Linda, ragazza sveglia e intelligente, non ha mai posto limiti al mio impegno politico (erano gli anni a cavallo tra liceo e università), al mio susseguirsi di attività diurne e notturne, divise tra le riunioni, le affissioni dei manifesti, la preparazione degli scioperi, l’organizzazione delle manifestazioni. Però la trovavo vicino a me tutte le volte che ne avevo bisogno;  tutte le volte che una “finestra” di tempo si apriva nel mio lavoro, nel mio tempo di studio e nella mia attività; tutte le volte che “non avevo niente da fare”, bene, lei era lì. Non so come facesse, non so quale istinto la sostenesse, so solo che se io avevo tempo, lei era lì, se finivo una riunione, lei era lì, se non dovevo andare in Università, lei era lì.

Così è proseguita, per molto tempo la nostra relazione: nessun problema di appuntamenti fissati, mancati o rimandati. Se io avevo bisogno, lei c’era. Se avevo voglia di chiacchierare lei c’era. Se avevo voglia di sesso lei c’era.

In quegli stessi anni mia sorella, che viveva da tempo a Milano, aveva cambiato casa ed era andata a vivere con due sue amiche in Bovisa, un quartiere a nord di Milano, ai confini con Quarto Oggiaro, zona già all’epoca poco raccomandabile. Avevano fittato un bell’appartamentino al primo piano di una casetta a due piani, circondato da un piccolo e ben tenuto giardino. Un luogo piacevole oltre che tranquillo, una bella casa ed anche dei proprietari (abitavano al piano superiore della palazzina), assai simpatici e disponibili.  Non ricordo più per quale occasione, decisi di andarla a trovare (non ci vedevamo da qualche tempo) e così conobbi Giovanna, una delle sue due coinquiline.

Giovanna ragazza mite, piccola, segaligna, due grandi occhi, un grande sorriso, due tette piccole con dei capezzoli appuntiti,  segnata da una recente, breve storia di droga dalla quale era appena uscita. Viveva ai margini della cosiddetta società civile, nel senso che era (e per i tempi una cosa anomala) una lavoratrice precaria. Svolgeva lavori saltuari e non ben remunerati, ma riusciva comunque ad avere una certa stabilità economica e una soddisfacente vita sociale. Andare a letto insieme fu la scelta fatta al termine di una serata di chiacchiere, giochi e divertimento: con assoluta semplicità, serenità e naturalezza.

Così come rifarlo al mattino e poi di nuovo, al ritorno a casa dopo la diffusione mattutina de L’Unità, e poi ancora la sera, prima di riprendere il treno per tornare a Foggia.

Il fine settimana successivo, la storia si ripetè, identica alla settimana precedente. Tra me e Giovanna, non credo ci sia stato amore, solo una relazione sessuale, senza problemi, complicazioni, infingimenti, domande, “questioni” di alcun genere. Oserei ripetere semplicemente naturale e spontanea.

Ci incontravamo e parlavamo di politica, di esperienze vissute, di quanto era successo ed accaduto nel corso della settimana del nostro lavoro e delle nostre attività, delle esperienze fatte, delle riunioni, dei progetti e degli impegni che avremmo avuto nei giorni successivi.

In quel periodo avevo appena cominciato a lavorare alla CGIL. Era nel 1976-77. Così la mia vita era organizzata: dal lunedi al venerdi a Foggia, al lavoro; il venerdi sera prendevo il treno per Milano, lì trascorrevo il sabato e la domenica; a sera il treno notturno per Foggia, al mattino del lunedi ero di nuovo al lavoro.

La mia vita “sentimentale” procedeva analogamente: dal lunedi al venerdi sera con Linda, il fine settimana con Giovanna, al lunedi di nuovo con Linda e così via.

Tuttavia la mia formazione e la mia morale scricchiolavano: non potevo tenere in piedi due relazioni contemporaneamente senza sentirmi colpevole di “tradimento”.

Il punto era però che non riuscivo a capire chi tradissi e con chi.

E decisi di parlarne con loro. Prima con Giovanna; un giorno le dissi che io avevo un’altra donna a Foggia, con una relazione sentimentale intensa e che durava da qualche tempo. La sua risposta fu semplice e schietta: a lei quella relazione non dava assolutamente fastidio, non solo, ma ero assolutamente libero di continuare a mantenere e sviluppare quel rapporto.

Così ne parlai con Linda. La sua reazione fu sostanzialmente identica; mi disse anzi che aveva ben capito che avevo un’altra storia, ma che questo per quanto la riguardava, non modificava la relazione tra lei e me. A meno che ciò non comportasse per me un cambiamento nello stato dei sentimenti che provavo per lei.

Ovviamente mi affrettai a negare qualsiasi cambiamento nei miei sentimenti. Ma non potevo a me stesso nascondere un certo turbamento.

Ma il problema, lo capii soltanto dopo molto tempo non era che il mio. Nel senso che erano i “miei” sensi di colpa a determinarlo, la mia formazione e la mia cultura (catto-comunista).

Per loro, donne, consapevoli, mature, equilibrate non poteva esserci nulla di differente o di straordinario o di conturbante in ciò che accadeva. Ero io, ovviamente, ad essere ambiguo, non certo loro, che vivevano la loro esperienza e la loro relazione con me in maniera del tutto piana e senza infingimenti. In maniera difforme l’una dall’altra, ma in maniera semplice, chiara e lineare per ciascuna di loro.

Quando sono riuscito ad apprendere la lezione, ho compiuto un passo avanti nella mia maturazione. Loro, Linda e Giovanna lo avevano fatto molto prima di me.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...