Il SFE di Atene (prima parte)

esf atene

Quello che più ricordo del Social Forum Europeo di Atene sono gli odori.

atene Sf may 06 1L’odore di cipolla sfrigolante della decina di camioncini e di baracche che ci “accompagnavano” dal luogo dove si svolgevano i lavori del forum sociale fimo alla fermata della metropolitana.

atens sf may 06 atene Sf may 06

 

 

 

L’odore dei lacrimogeni durante la manifestazione conclusiva; i vapori che gonfiavano il petto, chiudevano la gola, facevano lacrimare gli occhi fino a farli chiudere.

Il Social Forum Europeo si tenne quell’anno (eravamo a maggio del 2006), nel sito del vecchio aeroporto, qualche chilometro fuori Atene, sulla costa di Glifada, sulla strada che porta a Capo Sounio e ai meravigliosi resti del possente Tempio di Poseidone, fatto erigere da Pericle, in sostituzione di uno precedente distrutto dai persiani, e che si erge, magnifico sulla punta estrema della penisola dell’attica.

I locali del vecchio aeroporto erano stati riadattati, trasformati in aule per incontri e riunioni e luoghi di incontro collettivo (gli spazi più grandi). C’era un gran via vai di persone di estrazione e paesi diversi convenuti per fare il bilancio delle iniziative realizzate (singolarmente nei vari paesi e collettivamente con iniziative concordate a livello europeo), elaborare esperienze, mettere in comune conoscenze, decidere ulteriori azioni comuni e programmi per l’immediato futuro.

C’era una prevalenza di “meridionali”: greci, turchi, italiani, spagnoli, ma anche le delegazioni francesi, inglesi, tedesche e di altri paesi del nord europa erano assai corpose ed il contributo di idee e di iniziative non mancava. L’interscambio culturale, di conoscenza, di azione e di lotta risultava assai vivace, e la corsa per partecipare ai vari dibattiti, per spostarsi da un’aula all’altra era addirittura frenetica, quando arrivavano a sovrapporsi incontri che suscitavano interessi consistenti tra i diversi gruppi partecipanti. Gli scambi continuavano anche a livello interpersonale nelle grandi sale comuni, dove si allestivano spazi autogestiti, oppure si creavano piccole zone di cucina etnica, o erano disponibili bibite e bevande varie (ma soprattutto birra). Le conversazioni erano nelle più svariate lingue, anche se la lingua ufficiale, soprattutto negli incontri di carattere generale era l’inglese. C’era un clima caldo ed accogliente e le riunioni serie e approfondite si alternavano a momenti più giocosi e meno impegnativi, durante i quali si chiacchierava tra gruppi e persone assai diverse.

C’era la convinzione che, nonostante le divisioni interne ai gruppi (basti pensare a quelle che passavano tra la CGIL e i Cobas, per non parlare delle divisioni tra le diverse formazioni politiche e sindacali inglesi), si potesse comunque contribuire a realizzare un percorso comune, una alternativa possibile al sempre più soffocante sistema dominante l’europa e il mondo, (governato da Wto, Bce e Fmi) e che quindi si potesse costruire una linea ed una azione politica volta a far modificare gli atteggiamenti e i comportamenti dei diversi governi europei pressati e dominati dalla “triade” imperante. C’era l’idea che fosse possibile costruire una alternativa europea al comportamento e alle scelte politiche dei diversi governi nazionali, ristretti nella logica perversa delle politiche monetaristiche e succubi dei grandi poteri finanziari. Fu un bel lavoro quello fatto ad Atene !

atene 2005E fu un gran lavoro anche quello fatto dal nutrito gruppo di traduttori che lavoravano per la buona riuscita degli incontri: facevano un po’ di tutto: posizionavano cavi e microfoni, organizzavano le stanze per le traduzioni e facevano le traduzioni simultanee. Considerando che non erano professionisti fecero davvero un gran bel lavoro. Insomma c’era spirito, partecipazione, cordialità, impegno comune, anche quando le posizioni e le scelte erano diverse o divergenti tra gruppi e persone diverse e che spesso volevano mantenere a tutti i costi la loro diversità.

A sera, dopo il lungo lavoro della giornata, rientravamo nei rispettivi luoghi di soggiorno: alberghi, alloggi, case di amici, alcuni si fermavano presso la tendopoli organizzata in un’area dello stesso aeroporto.

Noi (io ed un altro gruppo di italiani tra cui mia zia e mia sorella) avevamo trovato un bell’alberghetto sulla costa di Glifada, un posto assai simpatico, dove consumavamo una buona e abbondante colazione “all’inglese”, ricca di egg and bacon, e con questo viatico affrontavamo l’intera giornata. Come ho già detto, lì, nel luogo in cui si svolgeva il social forum non c’era una cucina attrezzata per quella moltitudine di persone, erano disponibili panini, piatti freddi, occasionalmente qualcuno cucinava e portava dei grandi calderoni di minestra, ma essenzialmente la giornata passava tra qualche, spuntino, qualche birra, in attesa della sera.

E qui cominciava il bello. Dall’area dell’aeroporto alla fermata della metro, c’era circa un chilometro che percorrevamo (ovviamente) a piedi. Lungo questo percorso si sistemavano baracche, cucine da campo, grandi griglie, che cucinavano un po’ di tutto: felafel, griglie piene di braci scoppiettanti che cuocevano i suvlaki, gli spiedini di carne (in genere pecora o maiale), kebab. E noi, ovviamente, già pregustando la cena in qualche locale del centro, approfittavamo di questi rivenditori occasionali, come aperitivi. E qui l’odore di cipolle era davvero fantastico;  cipolle, sfrigolanti sulla brace, che farcivano gli spiedini,  oppure crude e saporose, che accompagnavano il kebab. L’odore di cipolla occupava l’aria circostante.

Era maggio, l’aria dolce senza essere ancora troppo calda di una primavera appena iniziata,  aiutava e sollecitava il propagarsi di quegli odori forti e pungenti, pieni di sapore, che ne facevano pregustare il gusto intenso. In quel breve percorso gli assaggi si susseguivano gli uni agli altri, contenuti in tovaglioli di carta o messi in piatti di plastica che scomodamente usavamo mentre raggiungevamo la stazione della metropolitana.

Quell’odore in verità ci seguiva anche oltre, anche dentro i vagoni dei trenini della metropolitana. Una struttura bella agile e veloce che in poco tempo ci portava nei pressi del nostro albergo o, alternativamente fino al centro di Atene. La metropolitana ad Atene è un mezzo veramente veloce ed efficiente, al pari di simili strutture conosciute nel nord dell’europa: praticamente tutta di superficie, corre veloce prima lungo la costa, poi tra la spiaggia e le case del lungomare della periferia di Atene e poi vira verso l’interno arrivando fino a Piazza Sintagma, davanti al Parlamento.

Riprende poco più avanti la sua corsa verso i quartieri a nord della città e verso ovest, fino al Pireo.

Un mezzo veloce, rapido, pulito ed efficiente che ci permetteva in poco tempo di arrivare nelle zone più centrali e da lì scegliere un luogo riposante per la cena, dove continuare, in un clima più disteso, le discussioni della giornata e organizzare le iniziative del giorno successivo. Potevamo scegliere se continuare con la cucina greco-turca della Plaka, oppure con qualcosa di più tradizionalmente greco: le ricche insalate, magari con  un buon accompagnamento di tzatziki (una salsa di cetriolo, yogurt e aglio), o un piatta di moussaka (una sorta di parmigiana con besciamella e sugo). Il tutto accompagnato da un bel bicchiere (e mica solo uno) di retsina, il buon bianco vino greco dal profumo intenso e dal dolce sapore di resina.

Conservo una foto mentre mangio un piatto di insalata in un locale, nel quale, lungo le pareti erano poggiate, una sull’altra decine di grandi botti, dalle quali veniva spillato direttamente quel vino. Oltre ai tavoli, le botti costituivano l’unico arredamento del locale. Magnifico arredamento !

(continua)

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Una risposta a Il SFE di Atene (prima parte)

  1. Marita ha detto:

    Oggi l’ex aeroporto é al centro di una lotta molto forte per evitare una speculazione edilizia senza precedenti

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