L’agriturismo

C’è stato un lungo periodo della mia vita coniugale e familiare che, per una serie di ragioni abbiamo intensamente sfruttato una forma particolare di viaggio e di soggiorno: l’agriturismo.

La scelta era dettata da ragioni diverse. Un po’ perché avevamo i bambini piccoli (Vittoria e Andrea viaggiavano intorno ai dieci anni) e quindi il soggiorno in una struttura aperta e libera, dove poter organizzare meglio e più comodamente il tempo di viaggio e quello di riposo, risultava più funzionale che non l’utilizzo dei ristretti spazi delle camere di un albergo, le quali vincolavano sia gli spazi di vita e di gioco, che l’orario dei pasti.

Una altra importante ragione era dettata dal costo; l’agriturismo era sicuramente meno caro di un albergo e, sapendo scegliere bene e per tempo, si riuscivano a trovare buone soluzioni a prezzi anche economici.

La scelta era anche dettata dalla volontà di vivere una pausa di riposo, visitando luoghi e località d’arte, musei e città di interesse storico ed artistico, ma al contempo di vivere una simile esperienza in un contesto rilassato, dentro spazi che permettessero anche il contatto con la natura.

Inoltre l’agriturismo ci lasciava più libertà circa la scelta delle persone con cui soggiornare, avendo la possibilità di scegliere le dimensioni delle strutture che frequentavamo. Così, infatti, il gruppo di persone con cui ci muovevamo risultava assai variabile. A volte solo con mia moglie e i miei due figli, a volte con i parenti più stretti (i miei genitori, mia sorella, mia zia); a volte con famiglie di amici oppure, combinando insieme, sia con familiari che con amici. Insomma, a seconda dei casi, potevamo scegliere tra formule ed organizzazioni diverse.

La scelta fondamentale era viaggiare, visitare pezzi dell’italia, vivere in libertà una esperienza di cultura e di conoscenza.

Posso ricordare un divertente soggiorno nelle Marche, vicino Fabriano. Prendemmo un grande casolare in campagna, moderno e ben ristrutturato. Aveva tre piccoli appartamentini e una grande sala comune, dove pranzavamo tutti insieme. Eravamo con i miei genitori e una famiglia di amici; visitammo le Gole del Furlo e le ben organizzate  grotte di Frasassi, e poi Fabriano e Gubbio. Mia madre, al mattino, raccoglieva la verdura nella campagna circostante e la sera, al rientro, si cucinava e si pranzava con la pasta fatta a mano e le verdure raccolte da mia madre. Al gruppo si aggiunse poi mia sorella e una sera, seguendo le indicazioni di una sua amica, andammo a cercare la “crescia” un tipico piatto della zona. Girammo chilometri per trovare il posto che le era stato indicato, perdemmo ore a trovare il locale che cercavamo, per scoprire che la crescia non era altro che una specie di piadina farcita.

Qualche tempo prima, con una famiglia di amici, che avevano dei figli pressocchè coetanei ai nostri, avevamo preso in fitto una struttura in Umbria, tra Perugia e Assisi. Un magnifico casale risalente al ‘500 (la proprietaria sosteneva che vi avesse soggiornato anche Michelangelo), ristrutturato, con pavimento in cotto e travi di legno al soffitto. Una bellissima struttura, con camere da letto ampie e spaziose; posizionata strategicamente in cima ad un colle, offriva una vista assai ampia sulle campagne circostanti e, se il tempo lo consentiva, anche di vedere in lontananza le due belle cittadine. Completava il tutto da un ampio giardino, ben curato con varie piante e fiori; tra queste, delle magnifiche piante di ginestre. Inutile dire che a sera i cespugli di ginestre erano stati barbaramente sventrati dai nostri figli.

In un’altra occasione andammo nella Toscana , tra Siena, Volterra e S.Gimignano. Belle città di antica storia e cultura, ricche di monumenti e opere d’arte assai importanti e significative. Anche in quella occasione utilizzammo la soluzione dell’agriturismo. Di quella esperienza ricordo il grande prato che circondava la casa (un semplice, disadorno, ma funzionale casale di campagna). Ma soprattutto associo il ricordo ad una esperienza poco piacevole: il proprietario aveva catturato (non so come e perché) una volpe, che teneva chiusa in gabbia. Il peggio era che intorno alla gabbia razzolavano le galline del pollaio; la povera (in questo caso) volpe, si aggirava fremente in quello angusto spazio, circondato proprio dalle sue potenziali prede, che passeggiavano indisturbate. Non mi è parso un bell’esempio di vita agreste !

Andammo anche in Trentino, in Val di Rabbi; in una piccola frazione, un piccolo agglomerato di case sul fianco di una montagna. Una casa molto bella, che fittammo con una coppia di amici. Era una casa tipica di montagna, tutta in pietra e legno, circondata da grandi campi di fieno. Fu la base per una serie di escursioni e piacevoli passeggiate della zona: arrivammo a Passo Grostè, alle cascate del Saent, in Val Cercena e in Val Lagarina. Non mancarono anche allegre bevute partecipando alle feste che, con diuturna continuità si tenevano nei paesi vicini.

Una cosa che ricordo con simpatia, è un soggiorno che facemmo nei pressi di Urbino. Questa era una struttura un po’ più grande delle altre e permetteva il soggiorno di un certo numero di famiglie (credo che avesse una decina di camere) e si fregiava della definizione di Beauty Farm. La proprietaria, una dinamica signora che ci portava a raccogliere funghi e frutti nel boschetto circostante, aveva ideato una singolare, quanto “intelligente” formula di accoglienza. A turno, ciascuna famiglia cucinava un proprio piatto tipico per tutti i frequentatori della struttura. Ovviamente a mia moglie toccò cucinare orecchiette e cime di rapa per una quindicina di persone !

Insomma il bello della soluzione dell’agriturismo è anche che ne trovi per tutti i gusti e di tutti i tipi. A volte sono esperienze piacevoli e simpatiche, a volte un po’ meno. Certo bisogna sapersi adattare ed affrontare una serie di piccoli e grandi inconvenienti: una volta restammo senza la possibilità di cucinare perché era terminata la bombola del gas, che costituiva l’unica risorsa energetica della casa. E fin quando rintracciammo il proprietario e questi ci portò la bombola carica passarono un paio d’ore abbondanti.

Nel bene e nel male ci si sente un po’ come a casa propria: bisogna fare i letti e rassettare la casa, cucinare e lavare i piatti, farsi il bucato da soli; ma al contempo si può vivere serenamente e in libertà decidendo se e quando cucinare, quando viaggiare e quando fermarsi, quando riposare e godersi un po’ di sole nel prato, quando fermarsi a fare quattro chiacchiere con gli amici di viaggio o se piuttosto andare in visita nelle cittadine dei dintorni.

Un anno, credo sia stato a Pasqua, andammo nella penisola sorrentina in un casale contadino, molto rustico, “appiccicato” al fianco di una montagna che dava sul mare e affogato dentro grandi alberi di olivo e di limoni. Era gestito da una coppia di anziani contadini e dal loro figliolo, recentemente laureatosi, che aveva rinunciato alla professione (credo quella di avvocato) per cimentarsi in quella insolita attività di gestione agrituristica.

Bisogna munirsi di un po’ di quello spirito e di quell’entusiasmo che viveva Goethe nel visitare il nostro paese; il poeta tedesco in pochi anni attraversò tutta l’Italia, dal nord (Rovereto), a Verona, che lo entusiasmò in modo indicibile, fino a Napoli e alla Sicilia (passando ovviamente anche da Roma).

Non chiuderò, tuttavia, questo pezzo con dotte citazioni; meglio lasciare spazio alla dolcezza e alla serenità di una bella esperienza, quella dell’agriturismo, che lascia molto alla possibilità di organizzarsi in maniera autonoma e piacevole, seguendo “l’ispirazione e l’impulso” del momento. Nonostante oggi, troppo spesso purtroppo, le insegne di agriturismo mascherino strutture alberghiere vere e proprie, nascondano organizzazioni che hanno ampiamente tradito la ispirazione originale di questo tipo di iniziativa, si possono ancora trovare, per chi ne fosse interessato, belle e simpatiche soluzioni.

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