La Festa della Matricola

Erano gli anni 70, i mesi a cavallo tra il 1970 e il 1971.

Saltarelli, studente e lavoratore di 24 anni, era morto da poco, ucciso da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo durante una manifestazione a Milano in Piazza Duomo.

A Foggia gli studenti universitari (all’epoca peraltro non esisteva ancora l’Università a Foggia), organizzavano la “tradizionale” Festa della Matricola. Una occasione per incontrarsi e sciamare per le strade della città. Ognuno di loro indossava il tradizionale cappello da universitario, nei diversi colori secondo la facoltà frequentata, percorrevano le principali vie del centro, fino a raggiungere il municipio e qui ricevere, simbolicamente, dal sindaco le chiavi della città.

Una iniziativa che rappresentava un tipico retaggio del passato, che sopravviveva in questa città di provincia, da sempre vissuta ai margini dell’impero. Uno sfoggio di falsa “cultura” e di forzata “festosità” per una incomprensibile ragione.

La goliardia foggiana faceva festa.

E noi (gli studenti organizzati nel movimento e nelle varie organizzazioni, gruppi e gruppuscoli della sinistra), decidemmo di boicottarla. Organizzammo le cose per bene: riunioni, incontri, discussioni, strategie, tattiche di avvicinamento, azioni di boicottaggio. C’erano tutte le sigle della “sinistra” foggiana: da quelli del Circolo Lenin di Puglia a Servire il Popolo, dai Marxisti-Leninisti ai MLM (Marxisti-Leninisti-Maosti), persino la FGCI, i giovani del PCI, decisero di partecipare a questa iniziativa.

Decidemmo l’organizzazione e l’azione: avremmo costituito gruppi davanti a tutte le scuole, poi ci saremmo concentrati davanti al Liceo Classico (pomposamente definito Palazzo degli Studi di Foggia), da lì saremmo partiti con il corteo, per attraversare le principali vie cittadine e occupato il Comune. Eravamo determinati e decisi. Preparammo striscioni e decine di cartelli, con slogan, simboli e parole d’ordine concordate nel corso delle riunioni, facemmo volantinaggio davanti a tutte le scuole in preparazione della mitica giornata che avrebbe dovuto sanzionare la grande manifestazione di studenti contro la “goliardica” iniziativa.

Al mattino, davanti alle scuole non c’era quasi nessuno e questo già non era un buon segno: significava che gli studenti avevano scelto di non venire proprio a scuola: fosse per decisione spontanea, fosse perché i loro genitori temessero momenti di tensione, ci riprovammo in pochi. Tra il Liceo Scientifico, il Geometra e il Ragioneria mettemmo insieme non più di una decina di persone e insieme ci recammo al concentramento stabilito davanti al Liceo Classico.

Lì la situazione non era migliore. Un altro gruppetto di militanti, che aveva portato i cartelli e gli striscioni, ci stava aspettando, ma, per dirla tutta, ognuno di noi aveva a disposizione almeno due o tre cartelli, tanto pochi eravamo. E lì subimmo anche la prima aggressione da parte di un folto gruppo di universitari che, con i loro ridicoli cappelli a punta ci assalirono e malmenarono. In verità più che di aggressione si trattò della distruzione del materiale che avevamo preparato, perché noialtri, facendo quadrato (misero quadrato), ci difendemmo con le aste dei cartelli che tennero a distanza di sicurezza quanti volessero aggredirci fisicamente. Solo un paio di compagni che erano rimasti isolati ricevettero pugni, schiaffi e calci da qualcuno di questi universitari che riuscì ad avvicinarsi oltre.

Passato quel primo momento di sbandamento ci riorganizzammo e partimmo, lungo vie secondarie, verso la sede del Municipio. Le strade erano invece affollate di universitari in festa, vestiti (o travestiti) secondo la tradizione.

Qualche altro compagno ci raggiunse trafelato lungo il percorso, qualcuno adducendo scuse piuttosto vaghe del tipo “non mi è suonata la sveglia in tempo”, oppure “avevo capito male dove dovessimo vederci”. Insomma alla fine ci trovammo in una cinquantina di persone davanti alle scale del Municipio. Gli universitari erano ancora a passeggio per la città. Cambiammo rapidamente i nostri piani strategici, ci posizionammo in file compatte in cima alla scalinata del municipio davanti al portone. Eravamo come alle Termopili:  meno di trecento, ma serrati, compatti ancora determinati.

Così ci trovarono i tremila universitari che, come i persiani di Serse, arrivarono davanti al Municipio poco più tardi: in ranghi serrati, con la volontà di non cedere, allineati e stretti gli uni agli altri. Il nostro unico slogan era: “Saltarelli è morto, la Goliardia fa festa”.

Durò poco, dopo una breve trattativa, durante la quale polizia, universitari e vigili urbani cercarono di convincerci a recedere dalle nostre posizioni, la pressione della massa di universitari ci travolse in breve tempo, spingendoci verso destra (il lato che era allora degli uffici comunali), mentre loro occupavano l’altro spazio che dava sulla scalinata di accesso all’Aula Consiliare che si trovava al primo piano.

Era posizionato nell’androne una di quelle scale a prolunga, montate su grandi ruote, che si usavano una volta, prima dell’avvento degli elevatori elettrici, per raggiungere altezze elevate. La prendemmo ed utilizzandola come ariete e contemporaneamente come ponte di passaggio, sfondammo le linee degli universitari, percorremmo di corsa lo scalone, raggiungemmo l’Aula Consiliare ed occupammo i seggi del Consiglio Comunale. Gli universitari furono costretti a fermarsi oltre le transenne, mentre urlavano e protestavano contro di noi, ma impotenti ad un uso della forza che non potevano esercitare anche per il numero ormai consistente di vigili e poliziotti presenti.

Fu una lunga ed estenuante trattativa, tra noi che occupavamo i seggi dell’Aula Consiliare, loro che volevano completare la loro farsesca festa, il sindaco che cercava di mediare tra le diverse posizioni. Noi urlavamo come matti, dall’altra parte il numero e la pressione era di ancor più significativa.

Non ricordo come si concluse quella discussione. Se alla fine le chiavi della città furono o meno consegnate agli universitari, se il sindaco si incontrò con loro in una sede separata. Ma ricordo che alla fine la giornata segnò un successo della nostra iniziativa di contestazione.

Nei giorni seguenti, qualcuno degli universitari più esasperati, aggredì qualcuno di noi, trovandolo isolato, ma oltre a questo non ci furono conseguenze di rilievo.

Della Festa della matricola ormai c’è solo un vago ricordo.

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Una risposta a La Festa della Matricola

  1. GERARDO ha detto:

    Ritengo del tutto ininfluente che della “festa della matricola” vi sia un vago ricordo.Peraltro il rito di iniziazione per le matricole non mancava di aspetti che ora chiameremmo di bullismo.Nel tempo divenne un modo per sgraffignare un pò di soldi da parenti,amici ed istituzioni.Non credo che a Foggia sia mai stata una festa popolare,piuttosto tollerata e scimmiottante i grandi centri universitari.Saluti da un vecchio “fuori corso”.

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