Grecia coast to coast (prima parte)

Il Nord della Grecia offre qualcosa di meno al mito, ma garantisce spettacoli e luoghi bellissimi da vistare.

L’occasione fu un viaggio che feci in auto con la ragione ufficialmente dichiarata (e sostanzialmente ipocrita) di aiutare mia sorella che doveva lasciare Atene e traslocare in Italia. Dovevo quindi andare ad aiutarla nel trasferimento! Una ottima scusa per uno splendido viaggio nell’estate del 2010. Partimmo con mia moglie e un’amica di mia sorella e sua figlia (che viaggiavano con un’altra auto). Al nostro arrivo in Grecia, avremmo trovato mia sorella con il marito.

La partenza non fu certo delle migliori. Ci imbarcammo su un traghetto a Bari, sotto l’infuriare di un temporale incredibile: tuoni, fulmini, pioggia e perfino grandine; ed eravamo in pieno luglio ! La navigazione fu anche peggio, perché il maltempo costringeva tutti a restare negli angusti spazi coperti della nave, compresi quanti (ed erano in molti dato il periodo estivo), avevano scelto di effettuare solo il tradizionale (per i viaggi in Grecia) “passaggio ponte”. Per cui la promiscuità di gente variamente assortita fatta di studenti e di campeggiatori squattrinati, di camionisti rumeni, di famiglie turche, di villeggianti con bambini al seguito, produsse in breve tempo una situazione indicibile di confusione, cattivo odore, ressa e tensione.

Fortunatamente noi avevamo prenotato una cabina, e, vista l’impossibilità di passare un po’ di tempo all’aperto o di goderci la navigazione, ci rifugiammo presto in quello spazio che, ancorchè angusto, ci sottraeva alla confusione più pressante.

Quando sbarcammo a Corfù il cielo era assolutamente sereno, il sole cominciava a splendere e, fortunatamente,  quella navigazione, non rimase che una piccola parentesi del nostro viaggio. Mia sorella aveva trovato una casa con più appartamenti a Dassià una piccola località vicina Corfù, in modo da poter stare tutti insieme, conservando ognuno un minimo di privacy. Da lì facemmo varie escursioni nell’isola; le principali località (quelle sulla costa) era assolutamente piene di gente: turisti o locali, sembrava che tutti volessero stare al mare, la qual cosa è anche comprensibile considerando le acque tiepide e limpide della zona, ma che rendevano la possibilità di fruirne assai difficile. Per cui escludemmo (o meglio fummo esclusi) subito da posti come Glifada, Paleokastritsa, Roda e ci rifugiammo in piccole e meno conosciute spiagge (essenzialmente di sassi), un po’ scomode da raggiungere, ma sicuramente più tranquille, dove poter gustare la piacevolezza di quel mare in maniera più serena.

Affrontati i naturali momenti di tensione dovuti al fatto che ci trovavamo in un gruppo variamente assortito e con interessi, aspettative e “voglie” a volte divergenti (cosa del tutto naturale, da mettere in preventivo quando si fa un viaggio con altre persone), potemmo così godere della tranquillità di alcune piccole baie e insenature  lungo la costa, dove “prendere” il sole e fare un bel bagno. In verità anche negli angoli più sperduti era garantita la presenza di luoghi di ristoro più o meno grandi che a sera ci accoglievano, stravolti dalla stanchezza e bruciacchiati dal sole (conservo certe foto!), dove consumare buone cene a base di pesce, molluschi e crostacei.

Ciò che ci sorprese molto positivamente, fu la visita casuale in un piccolo villaggio dell’interno,  Krini, piccolo e ben tenuto, vecchie abitazioni, ma tutte verniciate di fresco, colorate, che sembravano portarti indietro nel tempo, con anziane signore e uomini attempati vestiti come contadini di cinquant’anni fa e locali arredati ancora alla vecchia maniera con banchi in legno, panche e sedie di legno, mescite di vino e bibite al bicchiere (rigorosamente di vetro), le bottiglie allineate  su vecchi scaffali legnosi, locali assolutamente privi di macchine e diavolerie elettroniche di qualsiasi tipo e genere.

E poi Korkula, la capitale dell’isola, cittadina dai mille volti, dove convivono retaggi dell’antica grecia (imperdibile la visita al frontone della Gorgone nel Museo Archeologico), insieme all’impianto tipicamente italiano (veneziano) delle strade, vicoli e piazzette della città vecchia e la imponente struttura difensiva anch’essa voluta dai veneziani, con i grossi bastioni “aggettati” a mare, il tutto insieme ai colori tipici della cultura greca, alle chiesette di rito ortodosso di impianto più tradizionale, con le cappelle votive poste all’esterno delle chiese, dove ancor oggi si accendono ceri e candele votive.

Dopo questo breve, ma suggestivo soggiorno, riprendemmo il mare con la composita congrega di cui facevamo parte, e raggiungemmo le coste dell’Epiro. Facemmo una rapida sosta a Dodona, al suo Parco archeologico e al bellissimo teatro (meno maestoso di quello di Epidauro, ma con una acustica altrettanto perfetta), nonché alla grande quercia (immagino non la stessa), dal cui stormire di fronde ricavavano auspici gli oracoli votati a Zeus sin dal secondo millennio avanti cristo.

Giungemmo così a Ioannina, che, nelle nostre intenzioni, doveva essere solo un momento di sosta sulla strada per raggiungere la zona delle Meteore, e che invece avrebbe costituito, l’occasione di un simpatico e inaspettato fuori programma.

Scoprimmo, infatti, un paesino assai interessante: una piccola isola che oltre a conservare ben cinque piccoli monasteri, è il luogo dove, secondo la tradizione, fu ucciso Alì Pascià, controversa figura della storia greco-turca. L’isola è al centro di un lago conosciuto soprattutto per le improvvise tempeste. Ebbene noi siamo capitati in mezzo ad una di queste. In un “meriggio pallido e assorto”, mentre stavamo passeggiando per le stradine dell’isola, è improvvisamente scoppiata una tempesta: vento, pioggia e onde assolutamente anomale per un lago, si sono scatenate. La piccola imbarcazione che ci riportava indietro ha cominciato a rollare tra le onde e con non poca ansia siamo sbarcati a terra, sotto la pioggia incessante, bagnati fradici fino alle ossa. Due ore dopo era tutto finito e una tranquilla serata ha fatto da sfondo alla nostra serata a Ioannina. Un piccolo e deludente alberghetto, molto spartano e con una incerta vista su un cortile maleodorante, è stato però presto sostituito da quanto è accaduto nelle ore e nei giorni successivi.

Una amica greca di mia sorella ci portò a cena in locale del lungo lago e lì consumammo una piacevole cenetta a base di specialità locali. Il mattino successivo facemmo una allegra e serena colazione in un localino immerso nelle stradine del centro cittadino, nel quale trovavano spazio negozi e botteghe di ferramenta, di prodotti artigianali autentici, antichi e nuovi, di vecchi negozi di alimentari di carni, formaggi, salumi: insomma un luogo nel quale i radi negozi “moderni”, dalle insegne conosciute o che vendevano i “classici” prodotti di marca sembravano stonati e fuori luogo. Brevemente visitammo ancora il centro cittadino, la Cittadella, le vecchie chiese e l’austera moschea con lo svettante minareto sulla piccola collina della cittadina.

Poi ci avviammo verso una zona ancora più a nord della Grecia, a Monodendri, località che ci era stata vivamente consigliata dall’amica greca di mia sorella. Nella zona più interna tra l’Epiro e la Macedonia. Lì abbiamo trascorso alcune giornate veramente indimenticabili.

Anzitutto l’albergo dove alloggiammo. Le camere, anzi no, gli appartamenti erano davvero raffinati: a me e mia moglie diedero una stanza che conteneva un letto enorme, un intero soggiorno con poltrone e divano, un armadio a tre ante, un grande camino (ovviamente spento in quella stagione). Tutto il pavimento era in legno e una scala di legno portava al piano superiore della camera, anche quello tutto di legno, dove c’era un grande divano alla turca con narghilè al centro e cuscini sparsi intorno. Gli altri appartamenti non erano da meno.

(continua)

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