Pilio, Egeo, Grecia

Scavalcate dunque le zone montagnose della Grecia settentrionale che con grande soddisfazione e piacere avevamo attraversato, nuovamente verso la costa ci dirigemmo. Questa volta era quella dell’Egeo.

Se l’Adriatico si può definire un mare “tranquillo” relativamente a moti ondosi e maree, l’Egeo sembra esserlo ancora di più. Credo che l’espressione “sciabordio delle onde” sia stato inventato qui, ascoltando il tenue rumore delle acque che giungono a riva, muovendo leggermente pietre, sassi, più raramente sabbia e provocando quel leggero, delicato, riposante suono che non può essere definito rumore, anzi spesso trascina alla pace, alla serenità ed anche al sonno.

Qui si vedono i colori della grecia diventare i colori della natura e viceversa. Il blu intenso il bianco splendente, ma anche il rosso, il verde, l’arancio colorano le case, gli edifici, gli arredi urbani, persino i tavoli, le sedie e le suppellettili.

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E insieme sono il colore del mare, della ricca vegetazione che contorna le spiagge,  della luce vivida, delle albe e dei tramonti suggestivi cui ogni giorno si può assistere dalle rive o dai lievi declivi delle coste.

La zona in cui soggiornammo era la Penisola del Pilio, un lungo braccio di terra che si protende verso l’arcipelago delle Sporadi. Anche in questo caso mia sorella aveva trovato una bella casa, incastonata nel fianco della montagna, con una bellissima e molto ampia vista sul mare e stanze sufficienti a soddisfare le esigenze di tutto il gruppo. La casetta era circondata da un giardino e da un terreno coltivato con alberi da frutta; ogni mattina la proprietaria della casa provvedeva a raccogliere un paniere di questi frutti e ce li faceva trovare sul tavolo da giardino, sotto un lungo pergolato, a completamento della nostra colazione. A sera, dal balcone o dal terrazzino della casa, potevamo allargare lo sguardo sulle luci che contornavano più in basso la costa, sulle barche illuminate che attraversavano il mare davanti a noi, sui piccoli borghi vicini. Lì, in quelle sere, ammirando quei panorami, consumammo tutta la grappa che ci avevano regalato i nostri amici in Epiro e che avremmo dovuto riportarci, come loro dono, in Italia.

Non vi racconterò delle discese al mare, delle località e delle spiagge dove passammo parte del nostro tempo (non senza discussioni nel gruppo, sul dove, quando e come), dei bagni fatti in quelle acque limpide. Superfluo parlare di quei posti, bellissimi, ma che fanno già parte dell’esperienza o dell’immaginario collettivo.

Vi parlerò di una splendida serata in una delle località della penisola, e del Trenino di Volòs. La serata fu quella che passammo sulla spiaggia di Lefokastro, incontrandoci con alcuni altri amici di mia sorella. Lì arrivammo facendo un tortuoso e lungo percorso sulle strette strade di montagna che attraversano la penisola del Pilio, ma fu una esperienza che definirei “mistica”. Madre natura ci regalò uno di quei tramonti da cartolina (spesso rimaneggiate), che potete trovare facilmente in commercio. Lo splendore era che lo vedemmo con i nostri occhi: il sole inabissarsi lentamente contornato da una cornice di nubi rade che lo facevano risplendere in cangianti e vividi colori, i riflessi nelle acque che mutavano man mano che la lucentezza solare si adagiava dentro di loro, i riverberi di luce che giungevano fino a riva, alcune barche di pescatori (anche queste colorate vivacemente) illuminate dagli ultimi raggi solari.

barca

Una esperienza splendida! E come sempre succede in natura, irripetibile !

Ovviamente il nostro rude materialismo ci portò a concludere lo spettacolo seduti ad una taverna sulla spiaggia, dove polipo arrosto, pesce alla brace, insalate e buon vino ebbero la loro giusta considerazione, dopo quel magnifico spettacolo che ci aveva rallegrato lo spirito.

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Il Trenino di Volòs fu un’altra esperienza, non programmata ma assolutamente simpatica. Non sapevamo, almeno io non lo sapevo, che a Volos nacque Giorgio De Chirico; ma soprattutto non sapevamo che il padre di De Chirico era un ingegnere ferroviario e che la sua determinazione nel collegare le zone interne della penisola, con la costa, nonché l’esigenza di un veloce trasporto delle merci dall’interno verso i centri abitati della pianura, ha portato alla realizzazione di una piccola ferrovia che dal mare (partendo dalla piccola stazioncina di Volos) porta su fino a Milies a circa seicento metri di altezza.

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La piccola ferrovia fu costruita negli anni a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 e si inerpica faticosamente ancora oggi sui fianchi della montagna impiegando quasi un’ora e mezza per percorrere i circa 20 chilometri che separano i due abitati. La locomotiva è stata rifatta come quella originale (anche se oggi usa un motore diesel), i vagoni, in stile liberty, hanno panche di legno per sedersi e le vecchie pedane di ferro alle estremità sono agibili. La stazioncina di Volos, completamente ristrutturata, è molto simpatica e quando si arriva a Milies, la locomotiva viene staccata dal convoglio, portata su una piattaforma girevole e movimentata con la spinta manuale degli addetti (e di qualche volenteroso turista), per girarla e riportarla in testa al convoglio che dovrà tornare a Volos.

Lo spettacolo è veramente suggestivo; sia a guardare il trenino che si inerpica a fatica lungo i fianchi della montagna, sia ad ammirare il paesaggio circostante fatto di alberi e di olivi che accompagnano il treno lungo tutto il percorso.

La costa lentamente si allontana, il mare si ammira da altezze sempre più elevate, mentre il trenino, sferragliando si inerpica, utilizzando ancora gli originali ponti in ferro e mattoni, contrafforti di sostegno, supera pendenze accentuate, con la sola spinta del motore diesel della locomotiva.

Un’opera che all’epoca era ardimentosa, oggi costituisce una simpatica ed originale occasione per un bel giro turistico nella natura e nella realtà della penisola del Pilio.

Solo per inciso, voglio ricordare che questa penisola era considerata il luogo di villeggiatura degli dei e che queste splendide zone, secondo il mito, erano abitate dai centauri e dal mitico Chirone. Per noi è stata l’occasione di una piacevolissima ed originale giornata di svago.

Come tutte le cose piacevoli, anche il soggiorno al Pilio ebbe termine. Dopo una sosta ad Atene per raccogliere le ultime cose di mia sorella (vi ricordate la ragione originale del viaggio, vero ?),

Partenón

raggiungemmo Patrasso, il suo Golfo e il suo porto. Da qui, da questo altro mare pietroso e limpido nuovamente ci imbarcammo per il viaggio di ritorno che fu certamente più sereno per quanto riguarda le condizioni atmosferiche, ma anche più mesto per la fine di una bella, interessante, vivace, originale vacanza.

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(foto di Aaron Videla e Mariangela Casalucci)

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