La Scania (prima parte)

La Scania è una regione assai particolare. Comprende infatti due diversi stati (la Danimarca e la Svezia), ma in realtà è un aggregato geografico, fisico e sociale assai omogeneo. E’ un’area di contiguità storica e culturale il cui simbolo più significativo è il grandioso ponte-tunnel sull’Oresund che collega i due stati, le due coste, i due confini.

Non è stato sempre così. Tra Danimarca e Svezia si è registrata a lungo una acerrima inimicizia che ha spesso diviso,frantumato, poi unito ed unificato, poi spezzettato e nuovamente diviso quelle terre separate da un braccio di mare che non impedisce certo la visuale, nemmeno solo ad occhio nudo, dell’una sponda dall’altra. Due territori coinvolti in guerre e battaglie che hanno colpito quelle aree e quelle limitrofe, inducendo condottieri e soldati a partecipare alle guerre della e tra la Lega Anseatica, tra Danimarca, Svezia e Norvegia, fino a partecipare alle guerre nell’europa continentale.

Sia come sia, oggi la realtà appare diversa, e una contiguità reale sembra coinvolgere le due sponde che si fronteggiano su quel tratto di mare. C’è persino la possibilità, con un apposito treno, di farne il giro completo. Si può partire da Malmo (la storica capitale della Scania), poi attraverso Lund arrivare ad Helsingborg; da lì, con un pratico traghetto, passare in territorio danese a Helsingor, scendere a Copenhagen e rientrare a Malmo sempre sullo stesso trenino, attraverso il ponte sull’Oresund.

malmo 2008 039Un simpatico viaggio. Noi non abbiamo fatto il giro in treno, ma in occasione del Social Forum Europeo del settembre 2008, abbiamo visitato Malmo, Lund ed Helsingborg e poi abbiamo attraversato lo stretto per visitare Copenhagen.

Malmo è una interessante cittadina che conserva un centro storico assai ben tenuto, con la grande centrale piazza quadrata su cui si affacciano case ed edifici storici di notevole rilievo ed interesse. Ha anche saputo innestare su questo patrimonio storico architettonico, opere d’arte e di architettura moderna che fanno da contrappunto, senza risultare estranee, a quelle preesistenti. Ne sono prova le numerose opere d’arte moderna e contemporanea che si possono ammirare lungo le vie cittadine, vere e propri “monumenti” contornati dalle antiche e storiche abitazioni a graticcio tipiche di quelle zone del nord-europa. Fino ad arrivare al Turnin Torso, il grande palazzo progettato da Calatrava.

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Simpatica cittadina Malmo, fortemente segnata dalle caratteristiche tipiche del nord. Alle otto di sera  i ristoranti, bar, locali non cucinano più. Oltre quell’ora si può rimanere seduti ai tavolini, ma niente cucina. Una sera ci sedemmo ad un ristorante ed era passata da poco l’orario di chiusura della cucina. Un amico con cui eravamo, chiese da mangiare, la risposta educata, ma ferma fu: sono passate le 20.00, la cucina è chiusa. E lui, ma sono passati solo cinque minuti. E la risposta fu: Appunto ! Finì che andammo a mangiare in un ristorante italiano (quelli e i ristoranti cinesi non chiudono mai). Peraltro la colazione in albergo era assai ricca e varia: oltre a salumi, formaggi il ricco buffet comprendeva perfino l’aringa in tre diverse combinazioni: lessata, con una salsa rossiccia, con una salsa bianca. Ovviamente abbiamo assaggiato anche quella: una sola volta, ma l’ abbiamo fatto, alle otto del mattino, mangiare l’aringa è una cosa proprio da raccontare !

Un’altra cosa da raccontare è l’esempio dell’ “aplomb” nordico. Premesso che le strade sono pulitissime, cestini e bidoni per i rifiuti e persino posacenere dappertutto, un mattino, appena scesi dall’albergo, notiamo passare una distinta signora con il suo cagnolino. Il cagnolino, raggiunto il prato vicino, fa i suoi bisogni. Noi ci aspettavamo che la signora si chinasse per raccogliere gli escrementi del cane: invece vedemmo la signora, con aria di sussiego, guardarsi intorno, girare lo sguardo dalla parte opposta e procedere eretta e indifferente, e proseguire la passeggiata con il proprio cagnolino. Come dire: tutto il mondo è paese !

Il Social Forum era ben organizzato. Il programma prevedeva per ciascuna iniziativa luoghi ben precisi dove si potessero svolgere gli incontri. Ogni ambiente era adeguatamente grande e sufficiente a contenere le presone, i gruppi interessati a parteciparvi;  ogni posto era stato studiato perché non si creassero situazioni di sovraffollamento o problemi di partecipazione. L’unica vera questione era che i posti erano tutti distanti tra loro! E non qualche centinaia di metri, ma chilometri ! Per cui rispetto alla simpatica confusione di Atene o all’indispensabile sovraffollamento di Londra, eravamo costretti a fare lunghe, folli corse da un luogo all’altro: prendi l’autobus, cambia il tram, trecento metri più avanti, e così via. Era tutto organizzato magnificamente, ma trascorrevamo un sacco di tempo su autobus, pullman, tram (tutti assolutamente efficienti e puntuali) e strade per raggiungere i diversi luoghi di incontro, dispersi nei vari luoghi di incontro della città.

Anche quella, comunque,  è stata una piacevole esperienza. Nonché una importante e fondamentale occasione di discussione, confronto e decisione tra forse di sinistra, ispirate (questo è il fatto fondamentale) dalla ricerca di una idea e di una strategia di sinistra per l’ europa. Insisto, la grandezza del nostro progetto era quello di cercare una strategia unitaria per l’ europa e non strade nazionali o relative a politiche legate a singoli stati. E’ questo credo, che ha reso grande e nobile il nostro tentativo e forte la reazione per soffocarlo, costringendolo, al contrario, proprio all’interno di anguste strategie e politiche nazionali. Nelle quali i singoli governi fossero costretti a trovare strade e azioni che li tenessero agganciati alle solide politiche monetaristiche dell’europa, strategie obbligate, determinate a cercare unicamente forme di contenimento della spesa, di equilibrio dei bilanci. Politiche che hanno determinato le pesanti conseguenze che oggi viviamo: restringimento della spesa pubblica, ridimensionamento del potere di acquisto per grandi masse popolari, “impoverimento” generalizzato, a favore di gruppi, piccoli e sempre più ristretti di oligarchi arricchitisi con politiche e strategie finanziarie sbagliate e distorte, finalizzate unicamente all’arricchimento di ceti e gruppi sociali sempre più ristretti.

Cinque giornate ricche di riunioni, incontri, seminari, workshop sugli argomenti più diversi e disparati, unificati di una unica e fondamentale parola d’ordine, che era anche l’obbiettivo comune di settori, gruppi e individui di estrazione e formazione sociale e politica diversa: un altro mondo è possibile, un’altra europa è possibile !

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Questi gli slogan anche della manifestazione finale, tranquilla, numerosa, partecipata, ordinata (nonostante il grande spiegamento di polizia e di forze dell’ordine in tenuta antisommossa distribuita lungo le strade della intera cittadina). Ma anche una manifestazione coloratissima, favorita da un clima primaverile (anche se eravamo in pieno autunno); una giornata piena di sole, di luce, animata dai colori del corteo. Il tradizionale rosso, l’arcobaleno iridescente delle bandiere della pace, ma anche colori brillanti (il giallo, il verde) delle casacche indossate dai diversi gruppi di lavoratori e di militanti. Indossati un po’ con l’obbiettivo di distinguersi e un po’ per quello di identificarsi. E sempre i colori divertenti, provocatori e “sfottenti” della clown army.

Una manifestazione compatta, anche se così diversamente composta: massiccia la partecipazione delle delegazione dell’area (svedesi, danesi, inglesi, tedeschi). Ma anche numerosa quella proveniente da altri paesi: francia, italia, grecia, spagna, qualche gruppo più ristretto dai paesi dell’europa dell’est.

Una idea, un orgoglio, uno slogan: We are the left !

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