La morte di Berlinguer

Berlinguer è morto.

Berlinguer é morto

Berlinguer é morto

La notizia aleggiava da ore nelle stanze della Federazione, ma l’annuncio fu improvviso, duro, forte, doloroso.

Da quando l’ictus lo aveva colpito, la speranza di una sua ripresa erano veramente poche e tutti ci aspettavamo quella notizia.  Fu come quando muore un familiare, un parente, del quale ti aspetti il venir meno, ma che quando accade ti colpisce forte, allo stomaco, come una privazione di qualcosa di personale.

Perché quello era saputo diventare per tutti noi Berlinguer in quegli anni: uno di famiglia, un parente. Non era la perdita di un dirigente che ci colpiva, ma qualcosa di più intimo e personale. Noi tutti sapevamo che Berlinguer era stato un dirigente “costruito”, in lunghi e duri anni di apprendistato politico, era stato costruito come segretario sin dai tempi di Togliatti e poi, durante i lunghi anni della direzione di Longo. Non eravamo degli sprovveduti, sapevamo che era stato un lavorio continuo di altri uomini, gruppi, fazioni a portare Berlinguer al prestigioso ed importante incarico di segretario del grande Partito Comunista Italiano. Ma lui era riuscito a metterci del suo, era stato capace di entrare nei cuori e nella vita di tanti di noi militanti, era diventato una parte del corpo del partito, non era solo il suo massimo dirigente, era diventato una parte fondamentale di esso.

Il “Berlinguer ti voglio bene” di Benigni era un sentimento che si era propagato e diffuso ampiamente nel corpo intero del partito, una cosa che andava oltre la linea politica, una linea che (peraltro), alcuni di noi cominciavano a criticare e contestare con la proposizione della formula del compromesso storico.

Berlinguer era andato oltre, e la sua perdita, si sentì subito, diventò una perdita irreparabile e insostituibile. La commozione e la sofferenza individuale, fu subito affrontata con l’impegno immediato, con l’organizzazione dei funerali, con la diffusione dell’edizione speciale de L’Unità. Io e Alfonso Ciampolillo eravamo nella zona centrale. Facemmo una diffusione davanti all’Inam di non so più quante copie del giornale; giravamo nel traffico, in mezzo alla strada, tra le auto e vendevamo le copie del giornale, avevamo dolore e rabbia insieme nello strillare la notizia: Berlinguer è morto !

Era un’informazione, ma voleva essere anche una sfida. Il nostro grido era rivolto alle persone che dovevano acquistare il giornale, ma era anche un grido verso il cielo !

E poi la manifestazione, l’organizzazione dei pullman e dei treni speciali, delle centinaia di persone che volevano partecipare ai funerali, la organizzazioni dei gruppi e dei servizi d’ordine, dei luoghi di concentrazione dei tre grandi cortei che per un giorno avrebbero bloccato non solo il centro cittadino, ma l’intera città, E l’intera città rimase effettivamente bloccata. Ricordo che quando di buon mattino il nostro pullman arrivò a Roma, ci fermammo sul ponte del raccordo anulare e, imbottigliati in una lunga fila di veicoli di tutti i tipi che cercavano di convergere verso il centro cittadino.

Infatti scendemmo lì, sulla strada, sul ponte del GRA e da lì raggiungemmo a piedi il luogo del concentramento che non era più tale, in quanto il corteo si era già avviato da tempo per raggiungere piazza S.Giovanni, la grande piazza della solenne celebrazione funebre.

Addio Berlinguer

Addio Berlinguer

Avevo visto tante volte i filmati sui funerali di Togliatti, avevo visto la grande partecipazione popolare, le delegazioni che si susseguivano per rendere omaggio ad un grande e stimato dirigente politico a livello nazionale e internazionale. Avevo visto donne in gramaglie, uomini che piangevano senza pudore, lungo le vie percorse dal lungo corteo, i dirigenti dei partiti “fratelli” che avevano partecipato al grandioso funerale; ma erano immagini di qualcosa di istituzionale, di “straordinariamente” formale. Il percorso lungo le strade di Roma, le transenne di legno, la dignitosa figura di Nilde Iotti, di tutti gli uomini del Comitato Centrale del PCI. Erano le immagini del funerale di uno statista, di un grande dirigente politico, ma comunque di una figura lontana, che apparteneva più all’immaginario, una figura che rappresentava un ruolo (quello di segretario), separato da quella di un uomo. Togliatti era una figura storica, mitica, quasi una immagine ieratica.

Funerali di Togliatti, Guttuso

Funerali di Togliatti, Guttuso

L’immagine di Berlinguer fu da subito invece quella pubblicata in centinaia di migliaia di copie sulla prima pagina dell’ Unità. Una persona col volto scarno e scavato, i capelli al vento, lo sguardo dritto e proiettato lontano, nel futuro, di un futuro che non sarebbe arrivato. L’ immagine di un uomo, dunque, non di una istituzione, non di un dirigente, non di una figura “formale”.

Un uomo capace di governare un partito grande e complesso, segnato da tante e molteplici e diverse posizioni, spesso configgenti tra loro, e comunque impegnate in un grande, serrato, forte confronto interno. Un uomo capace di governare complessità e diversità. Un uomo che non comandava, ma la cui autorevolezza era riuscita a conquistare grandi masse di persone, di uomini e di donne, a dirigerli con sagacia, intelligenza e grande forza d’animo.

E così quel popolo rispondeva. Con la partecipazione, con l’impegno, ma anche con la commozione profonda che coniugava l’impegno politico, la commozione umana, la promessa di una rafforzata battaglia politica. Che poi venne con le votazioni e il Pci che divenne il primo partito in italia (seppur si trattasse di elezioni europee).

La manifestazione, i cortei, di quel giugno del 1984, nelle strade di Roma erano molto combattivi, i gruppi, le delegazioni si muovevano in masse compatte lungo il percorso, gli slogan, le parole d’ordine erano una grande dimostrazione di forza e insieme una promessa. Il controllo, l’organizzazione, il servizio d’ordine della massima efficienza, nel timore di una qualche provocazione (che sarebbe stata impossibile), ma quasi “auspicata” a fronte della risposta ferma e determinata che avrebbe ricevuto.

I discorsi, gli interventi “commemorativi”, le nobili parole di Pertini.

f0713a503f_3589922_med

Ma quello che prevalse, alla fine di una lunga, impegnata e forte giornata di lotta, quello che ricordo soprattutto, fu alla fine lo scoramento. La consapevolezza che qualcosa era cambiata e non sarebbe più tornata come prima.

Non era la consapevolezza di quello che sarebbe accaduto dopo, la lenta involuzione politica (anche interna) del partito; non c’era e non ci poteva essere la previsione di un futuro sempre più confuso e poi turbolento, delle progressive scelte sempre più involute che avrebbero portato alle successive tappe della storia e della fine del PCI. Non potevamo assolutamente prevedere quello che sarebbe accaduto, dopo.

Ma sapevamo che quello era un momento di rottura, di cambio di passo. La domanda più comune (e senza risposta) che continuavamo a rivolgerci tra noi, era: “ed ora ?”.

Mi piace immaginare che sia stato per questo che tanti di noi si dessero appuntamento sotto il monumento a S.Francesco, quello di fronte a S.Giovanni (in realtà era solo il punto di ritrovo più visibile dove incontrarsi); per superare quell’angosciosa domanda, per sentirci più vicini, più compatti, per superare con un contatto materiale, corporeo, quel momento di insicurezza e di abbandono, per rispondere in modo “fisico” all’ ansia della domanda “Ed ora ?”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a La morte di Berlinguer

  1. GERARDO ha detto:

    Nel Presidente Pertini che lo portò a Roma “come un figlio” vi era il senso di una perdita incolmabile.Vedere Gorbaciov su un palco che onorava un comunista in un paese dell’occidente capitalista mi aprì la mente alla speranza..Quella domanda è rimasta.

  2. Rosalia Gatta ha detto:

    E’ stato un cordoglio collettivo che in quel tempo siamo stati capaci di vivere insieme

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...