La Scania (seconda parte)

Copenaghen, Helsinborg, Lund, Malmo. Questa la cornice entro cui si svolse l’importante Social Forum di Malmo, nel settembre del 2008.

Belle e tranquille città della Scania, piene di quel fascino nordico, dove trovi, in un tranquillo giardino del centro cittadino una squadra di sei persone intente a sistemare un pezzo di prato: un ingegnere a dirigere i lavori e a prendere le misure del punto esatto da cui deve essere tolta l’erba in eccesso, tre giardinieri che con mani abili, sistemano la linea del prato e regolano l’altezza dell’erba, due operai che ripuliscono tutto ciò che è stato estirpato, tolto, eliminato.

Il tutto eseguito con lo stesso impegno necessario a costruire una casa, un’abitazione, un edificio di ben altre misure e proporzioni. Una attenzione e un impegno supportata dalla convinzione di fare un lavoro di valore alto e qualificato, non una semplice attività di pulizia dell’arredo urbano, ma di realizzare una vera e propria parte di questa struttura, di essere quella (la gestione del prato) l’arredo urbano, la vera “struttura” urbana.

Una cosa così io non l’avevo mai vista, né credo di vederla dalle nostre parti, dove l’erba cresce spesso spontanea, i prati lasciati all’incuria, le aiuole troppo speso piene di cartacce, rifiuti ed escrementi (a volte nemmeno solo di animali).

Di Malmo vi ho raccontato; a Lund arrivammo con il trenino. Il piazzale davanti alla stazione era un grande parcheggio di biciclette, allineate su rastrelliere, ed anche lì cespugli di verde delimitavano le lunghe linee di parcheggio delle biciclette; biciclette di tutti i tipi, che riempivano l’intero, ampio piazzale. Parcheggi (pochi) per auto, relegati nelle zone limitrofe, nelle strade e nelle piazze più lontane. Al centro della simpatica e tranquilla cittadina la cattedrale, la più antica della Svezia, impostata ad un romanico dal gusto molto italiano: una struttura contrassegnata da grandi finestre (assai lontane dalle grandi vetrate del gotico che sarebbero venute solo successivamente). All’interno il meraviglioso orologio astronomico che misura il tempo, le ore, i giorni, i mesi e insieme le fasi lunari e i diversi segni zodiacali che si susseguono nella circonferenza esterna del grande orologio.

La zona centrale della piccola cittadina è arricchita dall’ottimo stato di conservazione (sono ancora abitate, sebbene comodamente ristrutturate all’interno) delle tradizionali case “a graticcio”, che si susseguono numerose e forniscono un’aria molto romantica  e dolce della struttura urbana.

Ad Helsinborg la stazione è stata realizzata praticamente sul mare: suppongo uno degli antichi docks, ristrutturati e riorganizzati modernamente e assai funzionalmente allo scopo. Da un lato la cittadina, dall’altro il mare: dolce e romantica la vista quando si scende dal treno e ci si avvia lungo le strade che portano, rapidamente in salita, o salendo una lunga scalinata, verso il Karnan, la Torre simbolo della città. E’ ciò che rimane dell’antica fortezza medievale della quale costituiva il nucleo principale.

Attualmente al centro di una vasto prato, in alto, la Torre domina il territorio e la riva opposta. Dalla cima si osserva con chiarezza la costa dell’antica terra nemica, la Danimarca, separata da uno stretto, breve braccio di mare.

E in Danimarca, a Copenhagen, si completa il nostro viaggio.

La stazione ferroviaria è un edificio architettonicamente anomalo rispetto ad altre strutture simili. Dall’esterno non ci sono elementi che la contraddistinguono come tale. Un edificio, quasi un quadrato che sembra esteso più il altezza che in lunghezza, con torri di rinforzo agli angoli e torrette svettanti più sottili. L’ampio piazzale è letteralmente inondato da biciclette: è la prima visione che si offre al viaggiatore in arrivo; subito dopo la vista viene richiamata dalle attrazioni del grande parco di Tivoli, alcune delle quali svettano in altezza e costituiscono un forte richiamo per ogni visitatore della città.

Giostre, spettacoli, luoghi di ritrovo, sale di rappresentazioni, ma anche la possibilità di passeggiare e di ristorarsi in questo grande parco, ne costituiscono l’attrazione. Giardini e parchi accompagnano il visitatore anche oltre nell’addentrarsi nella città, graziosa, dove costruzioni storiche (Christiansb, la Rhataus) si affiancano ad edifici ristrutturati (interi vecchi magazzini completamente recuperati e perfettamente inseriti nella struttura abitativa della città), fino all’interessante Museo Nazionale.

La visita continua, in una atmosfera tranquilla e rilassata fino al porto canale. Qui le bianche vele delle barche ancorate fanno da contrappunto, nella loro sostanziale monocromaticità, alle colorate abitazioni che si allungano lungo la riva del molo: abitazioni di quattro o cinque piani, estese soprattutto in altezza, tutte dai colori diversi e molto vivaci.

Questa massa di colori vivaci sempre essere un inserto nella città, contrassegnata da una minore cromaticità, ma sempre da una grande tranquillità; questo sia nelle zone più “antiche” e storiche, sia nei quartieri urbani più moderni che si susseguono con una continuità fisica, ma con una scarsa armonia architettonica.

Nella grande e bella piazza Amalienborg, circondata da splendidi edifici, insiste il Palazzo Reale, un massiccio edificio a tre piani, che si distingue dalle altre costruzioni solo per il militare in alta uniforme che staziona rigido e solitario davanti all’ingresso. Attraversato il grande parco del Kastellet si arriva al luogo simbolo di Copenhagen. Lo scoglio e la statua della Sirenetta. Grande delusione: una piccola statua su un piccolo soglio a simboleggiare una città che possiede ben altri e più interessanti tesori (quelli che ho puramente elencato prima); seconda delusione: al momento abbiamo visto solo una copia dell’originale, all’epoca del nostro viaggio in restauro.

Invece una allegra annotazione: nella piccolo giardino antistante la statua della Sirenetta un piccolo motocarro (quello a tre ruote per capirci), dal quale sentiamo chiamarci una persona di evidente provenienza nordafricana. “Caffè ?”, ci domanda. Ed alzando il telone del motocarro ci mostra una macchina per il caffè, (quella che troviamo nei bar di tutta italia),  azionato da un piccolo motore elettrico collegato ad una batteria. E ci propone un classico caffè espresso all’italiana, un vero caffè espresso. Niente a che vedere con il caffè che vi propinano in tutta europa, quelle bevande più o meno saporose (e nefaste), tutte succedanee del tradizionale espresso italico.

Trovare quel venditore attrezzato di tutto punto con la sua macchinetta, a bordo di un piccolo motocarro e vedersi offrire un caffè espresso a Copenhagen è stato un delizioso quadretto per chiosare la nostra breve visita.

Un’ultima annotazione. Una impressione, solo una impressione visto il troppo poco tempo trascorso nella capitale danese. L’impressione è stata che i luoghi di incontro non fossero prevalentemente locali chiusi, come nella maggior parte dei paesi del nord europa, ma all’aperto. Invece che pub, locali, luoghi conviviali chiusi, prevalessero ritrovi all’aperto: tavolini raccolti intorno a piccoli chioschi, panche e sedie disposte davanti a piccoli locali. In buona sostanza luoghi simili più ad ambienti del sud dell’europa, che non a quelli tipici dell’europa del centro e del nord (Inghilterra, irlanda, svezia, germania, ungheria). Una simpatica impressione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...