Soggiorno a Manchester

In occasione del Social Forum del 2004, andai in Inghilterra. Mariangela (mia sorella) viveva a  Manchester. Era la prima volta che andavo a trovarla.

Viveva in un appartamento alla periferia, un tipico quartiere inglese, lunghe strade, mai diritte, ma leggermente incurvate. Case di due piani, tutte identiche l’una alle altre, con un vialetto di accesso nella parte anteriore, e un piccolo praticello verde “all’inglese”; dietro un piccolo giardino dove svolgere altre mille attività possibili: un piccolo angolo di orto, il barbecue, il tavolo e quattro sedie per eventuali incontri conviviali e/o di famiglia, qualche filo teso utile per stendere il bucato. La casa, a due piani come ho detto, con la zona giorno al pianterreno (soggiorno, salotto, cucinino e disimpegno, una rampa di scale per salire al primo piano con le camere da letto e il bagno; al soffitto una botola, con una scala pieghevole retraibile per salire eventualmente sul tetto.

Un appartamento gradevole che garantiva intimità e riservatezza, ma anche la possibilità di incontri e di cene tra amici e conoscenti. Un ampio divano nel soggiorno, una poltrona un tavolo e altri sedili di fortuna, scomodi, ma utili per far sedere qualche ospite in più.

Manchester è una città “storica” anche se non nel senso “nostrano” del termine, non contiene edifici o luoghi di particolare interesse storico e artistico, ma rappresenta un pezzo assai importante della cultura e della storia inglese: un grande centro industriale, anzi in qualche modo la capitale dell’industrializzazione dell’inghilterra e dell’industrializzazione moderna. Qui furono realizzati i primi grandi centri industriali della fine del 700 e inizi dell’800. Grandi strutture nelle quali si passa dal lavoro artigianale diffuso alla concentrazione delle macchine e delle persone in un unico luogo fisico. E’ il posto dove nasce l’accumulazione del capitale, la catena di montaggio, l’alienazione fisica ed economica del lavoro. Grossi capannoni di mattoni si susseguono non lontano dal centro cittadino. Ieri grandi opifici, fabbriche della produzione (tessile, meccanica e quant’altro), oggi trasformati in musei (che riproducono con anglosassone precisione gli ambienti e la vita dell’epoca), in grandi luoghi di incontro, in musei della scienza e della tecnologia. La tecnologia di un tempo fatta di telai o di grandi macchinari in legno, con carrucole e marchingegni complessi e meccanismi meccanici, e la tecnologia avanzata di oggi, con computer, maxischermi e schermi giganti e i migliori ritrovati della moderna informatica, che arrivano a produrre in diverse immagini ipotesi e luoghi di un futuro tecnologico e perfino cibernetico. Non mi sembra un caso che un museo abbia un nome così particolare come Museo della Scienza e dell’Industria.

A ricordare gli antichi splendori, (o piuttosto gli antichi luoghi di incontro dopo le lunghe e defatiganti giornate trascorse nei luoghi chiusi delle vecchie fabbriche) botteghe, pub e qualche vecchia friggitoria dove appagare la fame con i “fish and cheps”. Ancora oggi qualche tavolino all’aperto (anche in un clima non proprio estivo) concedono pause di ristoro a quanti si vogliano fermare, sedersi e mangiare il tradizionale piatto. Luoghi che sopravvivono ancora insieme ai locali delle grandi catene internazionali del cibo “mordi e fuggi”, posti (questi ultimi) connaturati con una ambiente socio-economico animato e dinamico che fa del “business” il suo centro.

Infatti Manchester non mi ha dato l’impressione (ah, fugacità del tempo) di vivere sui riflessi degli antichi splendori (o sugli angusti spazi industriali); si presenta come una città moderna, dinamica, percorsa da tram che viaggiano come treni collegando il centro cittadino, con efficacia e rapidità ai centri satelliti, ai quartieri periferici (che non sono descrivibili come nostre periferie, ma come quartieri ampi, moderni, funzionali).

Insomma una realtà ben diversa da quella letta da Engels nel primo ‘800 e dalla quale trasse le riflessioni sulla condizione di sfruttamento della classe operaia, basi della sua lunga amicizia e feconda collaborazione con Marx. Lontana (impressioni lo ripeto, sempre dedotte nello spazio di tempo ridotto di un viaggio), anche dai racconti di Orwell che trasformò le sue miserabili periferie e le condizioni dei suoi abitanti, in metafora dei guasti procurati nel tessuto sociale da una struttura produttiva puntata al massimo guadagno possibile.

Manchester è una città del nord dell’Inghilterra, uno stato (l’inghilterra) dove questa sottolineatura costituisce un fatto di distinzione non semplicemente geografica, ma vuole anche marcare una tradizione culturale diversa, se non distinta, rispetto ad altre aree del paese.

Una ultima breve annotazione sulla mia visita a Manchester. Il melting pot, sembra qui una esperienza ben riuscita. Non ho avuto l’impressione che deriva dalla visione dei filmati americani dove l’integrazione razziale sembra essere frutto di un sapiente dosaggio di personaggi di diversa estrazione “etnica”, o da realtà dove diverse comunità etniche convivono, ma separate tra loro e “chiuse” in logiche interne a loro stesse; mi è sembrato di leggere invece (forse solo negli ambienti che ho frequentato ?) una reale integrazione, frutto di una contaminazione ricercata, trovata e non subita. E se questa mia impressione fosse vera, sarebbe comunque un bel risultato !

Ovviamente (in altra occasione, ma ne parlo qui per affinità “tematica”) ho visitato anche Lanark, o meglio il villaggio di New Lanark, trasformato oggi in città museo, dopo la definitiva chiusura del cotonificio nel 1968 e il suo progressivo abbandono.

Il villaggo di New Lanark era stato costruito a partire dal 1784 e qualche anno dopo divenne, nelle mani di Robert Owen, il primo laboratorio per la sperimentazione e la messa in pratica delle sue idee socialiste ed umanitarie, il cosiddetto “socialismo utopistico”.

I bambini erano esentati dal lavoro, le case assegnate ai lavoratori dignitose, l’orario (che normalmente durava 13 -14 ore) ridotto a dieci ore, locali erano dedicati alla istruzione di adulti e bambini, nonché a luoghi di incontro, le quantità di bevande alcoliche fortemente controllate, l’assistenza medica gratuita.

Un importante esperimento, che, nonostante il discreto successo economico cozzava contro gli interessi dei proprietari succeduti a Owen, i principi dell’economia dominante e la struttura stessa del sistema capitalistico. Dopo la chiusura del cotonificio, il villaggio, che aveva ospitato fino a 2.500 persone, venne progressivamente abbandonato.

Uno specifico consorzio è stato fondato con l’obbiettivo del recupero della struttura ed è oggi possibile visitare New Lenark ricostruita lungo le tranquille sponde del fiume Clyde e circondata da un grande e rigoglioso bosco (il sito è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco). Il lavoro di recupero storico è stato realizzato con pazienza ed attenzione anche ai particolari più minuti come gli allestimenti dei negozi, gli arredamenti delle abitazioni e, ovviamente i macchinari per la lavorazione del cotone.

Gli edifici sono stati tutti recuperati e ristrutturati e, oltre ad essere utilizzati a fini turistici ed economici, vi si svolgono anche interessanti attività artistiche e ludiche. E’ una sorta di pellegrinaggio al mito irrealizzabile del socialismo utopistico, al sogno impossibile di una isola felice nel magma incandescente del predominio del capitalismo sull’umano consesso civile, l’inverosimile ipotesi di poter strutturare un diverso modello di accumulazione dentro l’aggressività di una economia dominata dal capitalismo finanziario; il tentativo illusorio che una diversa forma imprenditoriale (cooperativistica ad esempio), possa vivere utilizzando logiche e meccanismi diversi da quelli di un qualsiasi altro tipo di impresa, in un mondo aggredito e fagocitato dalle imprescindibili leggi dettate dalla “troika” a tutti gli stati e i governi del mondo.

Comunque New Lanark è un bel luogo da visitare, anche se degli antichi abitanti restano solo gli ologrammi parlanti che vi fanno da guida in alcuni degli ambienti del villaggio.

(continua)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...