Da York a Liverpool

Nonostante dell’antica foresta di Sherwood siano rimasti solo pochi ettari di bosco, il mito di Robin Hood pare  abbia in qualche modo rivitalizzato questa zona, e ad ogni modo ha sempre provocato in me sentimenti forti: la lotta dei deboli contro i dominatori, i padroni, i governanti quasi sempre iniqui e ingiusti; in qualche modo la possibilità di costruzione (in una foresta ?) di un nucleo sociale organizzato in maniera diversa, in forme originali e autonome, un pizzico di “socialismo” e una spolverata di anarchismo.

Al mito hanno contribuito libri e film. Dei libri si conosce poco (posso citare solo il classico “Robin Hood” di Dumas, invece i film sull’argomento sono molti ed hanno sempre mietuto grandi successi

Citare i tanti film che hanno reso nota questa zona costituisce  infatti un lungo elenco (per non parlare dei telefilm con l’identico soggetto del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri). Si sono cimentati in tanti, il primo  è un cortometraggio muto del 1912 dal semplice titolo “Robin Hood”; stesso titolo nel 1922 in un film diretto da Allan Dwan; nel 1946 “Il figlio di Robin Hood” (the Bandits of Sherwood Forest) e poi tanti altri fino ai più recentui “Robin e Marian” del 1976 con Sean Connery e Haudry Epburn; “Robin Hood, principe dei ladri” con Kevin Costner (1991). Per non citare Mel Brooks (1993) con il farsesco “Robin Hood- un uomo in calzamaglia”.

E’ a questo che penso mentre l’aereo atterra nell’aeroporto a nord di Leeds, e io osservo lo strano paesaggio dove, in maniera quasi paradossale, il verde della vegetazione si addensa e si infiltra all’interno dei centri urbani. Per inciso all’epoca Il film“Robin Hood” di Ridley Scott (2010) non vedeva ancora la luce.

Siamo ancora nelle dure terre del Nord, attraversate dai monti Pennini e occupate dal Lake Distrect; ancora più a nord il Vallo di Adriano e poi la Scozia, di cui vi ho già raccontato. Mia sorella è venuta ad accogliermi e mi porta in auto a Manchester. Durante quel mio soggiorno a Manchester, (anche di questo vi ho già parlato ampiamente), ho avuto modo di visitare anche York (a Est) e di fare una doverosa visita a Liverpool (a ovest).

York è una cittadina veramente affascinante, vibrante ancora della storia antica  e recente: fu fondata dai romani e divenne base strategica militare fondamentale per l’espansione dell’impero verso nord, ma divenne presto un centro commerciale fiorente ed importante; presa dagli Angli, resistette ai Sassoni e ne mantenne l’autonomia; diventò una delle due arcidiocesi presenti in Inghilterra e divenne fiorente centro culturale (ovviamente religioso), e come tutti sanno, fu uno dei centri principali della lunga lotta per la corona tra la famiglia degli York (appunto) e quella dei Lancaster.

Forse sarà la conoscenza di questa storia, ma vi assicuro che passeggiare solitari nell’ ampio parco entro le mura che circondano l’antica abazia, sembra quasi proiettarti in una dimensione antica, piena di fascino e di una atmosfera di altri tempi.

In verità l’antica storia di York ti viene incontro sin da quando scendi dal treno e ti affacci fuori dalla stazione ferroviaria. I resti delle antiche mura realizzate dagli Angli, in parte (ingrandendole) su quelle più antiche di origine romane, in parte ampliandone l’antico perimetro, cominciano proprio da lì, e circondano tuttora, quasi per intero l’antico nucleo di una forte e potente città. Probabilmente la decadenza della cittadina in età moderna, ha preservato il centro storico e le sue antiche vestigia, conservando una armoniosa visione e un antico, seducente splendore.

Seguendo il percorso delle mura verso nord-est, si raggiunge il nucleo più consistente, con la torre multi angolare e altre torri, porte e torrioni che si intersecano tra loro, evidenziando le diverse fasi della costruzione, ricostruzione e rafforzamenti successivi.

Splendida è poi la Cattedrale di S.Pietro, o meglio il Minster, che è l’antico titolo onorifico dato a particolari edifici di culto con alto profilo, e York, come abbiamo detto, era una delle due arcidiocesi di Inghilterra. Grandiosa, magnifica, attraversa tutte le fasi del gotico. Una visione imponente e affascinante. Una magnifica visione con la facciata e i due campanili laterali, ancora più interessante l’interno: percorrere la chiesa fino al transetto è un ripercorrere la storia dell’architettura gotica andando indietro nel tempo.

Immaginarla come era in epoca medievale, circondata dalle abitazioni e dai magazzini delle famiglie di più alto rango, dai palazzi dei notabili e dalle più significative costruzioni cittadine non è uno sforzo di particolare impegno, perché anche se molte delle antiche strutture non esistono più, l’abitato non è stato stravolto da trasformazioni urbanistiche di impatto violento. Così come seguire le strette strade che in lento declivio scendono fino ai ponti sull’Ouse, il fiume che scorre poco più in basso, garantisce sensazioni antiche, strane fascinazioni,  come se nulla fosse mutato dal oltre otto secoli. Lungo i diversi vicoli e le strade si conservano ancora vecchie costruzioni e persino alcune case “a graticcio”.

La storia, le guerre, i conflitti che hanno coinvolto questa importante e strategica città, sembra inseguirti  mentre ne attraversi le strade, o passeggi lungo le antiche mura, o segui le strade che costeggiano il fiume e riesci quasi ad immaginare quelle aree attraversate da cittadini, soldati, uomini e donne della “vivace” (e tragica) età edoardiana.

Tutt’altro clima a Liverpool, città sicuramente più moderna, la cui fama è coperta da quello che fu un complesso musicale di svolta, per la storia della musica appunto. Il quartetto di Liverpool è un emblema della dinamicità e delle vicende storiche della città, sorta sulle rive del grande estuario del Mersey e che vanta un “waterfront” di ineguagliabile dimensione ed ottimamente conservato. Centro mercantile di grandiose volumetrie, decaduto in epoca moderna, ha saputo recuperare quei luoghi ad una fruizione culturale e sociale di massa.

Liverpool ha infatti conosciuto in tempi assai recenti, parliamo degli anni 80 del secolo scorso, momenti di conflitti volenti, conseguenza di un grave degrado economico e sociale; con una popolazione che viveva ai limiti della povertà, dell’indigenza e della miseria; con intere aree urbane degradate e fatiscenti. Ai tempi della mia visita (era il 2004), l’opera di recupero e di riorganizzazione era ormai completata, recuperata la zona dei Docks, riconvertita in una grande area museale e culturale l’ampia zona dell’ Albert Dock (cuore del waterfront), recuperate le aree urbane viciniori, ristabilite condizioni sociali e civili più eque e tollerabili, migliorate le condizioni e le occasioni di lavoro e di reddito per una gran parte della popolazione (con grande profitto di banche ed investitori, ovviamente).

Così Liverpool si presenta oggi con una offerta culturale che passa dal Museo (la Walker Art Gallery), alla Cattedrale Anglicana, alla originale costruzione della Cattedrale Cattolica, e, ovviamente, al Museo dedicato ai Beatles. Ma il punto di richiamo rimane la zona dei Docks, con i monumentali palazzi che fanno da sfondo all’antica area di carico e di imbarco delle navi. Una area vastissima, dove è piacevole passeggiare, fermarsi a leggere, o ad ammirare il lento fluire delle acque, o visitare i musei e i luoghi di cultura disseminati nella zona, dove si svolgono incontri, dibattiti, conferenze, riunioni. Personalmente ne sono rimasto gradevolmente colpito e affascinato.

Ed ora, terminata la fase del turista, a Londra, al Social Forum, dove ci attendono giorni di attività frenetica e di vivace discussione.

(continua)

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Una risposta a Da York a Liverpool

  1. Linda ha detto:

    Caro Michele descrivi molto bene luoghi e sensazioni per attimo mi hai trasportato nella foresta di Robin

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