Il senso civico

Con mia sorella abbiamo una lunga tradizione di discussioni. Con il tempo abbiamo “razionalizzato” i nostri conflitti, spesso trovando occasioni di importanti e comuni esperienze (ad esempio gli anni del Social Forum Europeo), ma anche mantenendo, a volte, divergenti opinioni su aspetti non marginali. Voglio raccontarvi di uno di questi elementi di dissenso che da tempo (due anni secondo il calendario convenzionale, un breve battito di ciglia secondo la mia personale impressione) ci vede su distinte posizioni.

Esiste un video molto bello sulla città di Foggia,

girato con una minicamera da mia sorella che ha collezionato ben 8599 contatti con giudizi e commenti di vario genere. Comincia con una domanda rivolta a me su cosa io pensi di Foggia. La mia risposta è che non è male, ma manca di senso civico.

Su questo abbiamo elaborato (con mia sorella), una lunga discussione che dura ancora. Nel suo filmato lei sviluppa una coerente linea di denuncia politica sugli sprechi, gli interressi, gli imbrogli e le nefande scelte politiche condotte nella città nel corso di questi anni. E valuta sostanzialmente come riduttiva la mia definizione.

Io penso invece che sia proprio questa la base di tutto il marciume accumulato nel corso di questi anni e sono convinto che la mia frase, che ribadisco, attenga alla sostanza del vivere politico e civile. Società e politica non sono separate. La vecchia frase andreottiana:  Ognuno ha il governo che si merita, nasconde sotto il suo sprezzante cinismo una fondamentale verità: se c’è un governo, se c’è un partito che ha la maggioranza è perché qualcuno (più di qualcuno) li hanno votati, trovando (o pensando di trovare in questi) qualcuno che rappresenti in qualche modo i propri interessi, qualcuno che li rappresenti, una rappresentanza del proprio modo di pensare e i vivere (giusto, sbagliato o distorto che sia). E dunque chi governa, in ultima analisi, semplificando, ma non banalizzando, è chi riesce a rappresentare le idealità e le mentalità di chi lo ha votato.

Dunque, senza banalizzare, è questo (il senso civico), che viene meno, quando ci si trova davanti ad una realtà degradata, ad una amministrazione politica decadente, ad una politica fatiscente, ad una vergognosa ideologizzazione degli affari. Ha scritto qualcuno nel suo programma una espressione che grossolanamente diceva cosi: “Ricucire i vuoti della maglia urbana”,  che tradotto significa fare un po’ di speculazione urbanistica, rubare altro verde e altri spazi liberi semi abbandonati, alla società civile per fare altra speculazione edilizia. Mentre nel mondo si studia e si ricercano i metodi per recuperare gli spazi urbani abbandonati, per restituirli ad un uso sociale (comune o privato che sia), attraverso la realizzazione degli orti e delle aree coltivate, noi ci dilettiamo in ulteriore (quanto inutile) cementificazione. Questo è o non è mancanza di senso civico ?

Realizzare una ristrutturazione come quella di Piazza Giordano, la cui incomprensione scenica va oltre lo spreco economico, rappresenta proprio il venir meno di qualsiasi senso civico nel senso che non solo non viene recepito come spreco, dilapidazione di denaro pubblico, intrallazzo politico, (cose assolutamente vere e reali), ma ancora peggio non ne viene compresa la sua insulsaggine dal punto di vista architettonico, scenico e culturale. E’ questo intendo definire come mancanza di senso civico.

Sono ormai molti gli studi che su questo argomento si sono sviluppati, intrecciati e confrontati, ma risulta indubbio e verificato che esiste una scala che per quanto articolata e complessa connette il passaggio, il progressivo passaggio, e comunque una connessione progressiva, che può partire da elementi minimali di comportamenti “scorretti” a veri e propri atti di elevata gravità sociale. Nella tabella riportata da Leonardo Evangelista (2009) si passa dal livello più basso ( strade e luoghi pubblici sporchi a causa di rifiuti gettati per strada) fino a livelli della minor convivenza civile (furti, scippi, omicidi/violenza organizzata). La scala attraversa ovviamente numerose fasi intermedie come l’ostruzione di passaggi pubblici e privati (strade, ingressi di negozi, passaggi per disabili), la furbizia nei confronti degli altri, l’appropriazione e l’utilizzo non autorizzato di beni pubblici o privati , la violenza(minacce percosse, omicidi) come modalità occasionale della soluzione di conflitti, la violenza (minacce percosse, stupro) come modalità di relazione “con” le donne”.

Qualcuno potrà obbiettare che qui si tratti di relazioni, comportamenti, formazione e psicologia. Ma questo attiene proprio alla politica e alle forme della politica, come prima esemplificavo con alcuni esempi.

Il concetto di senso civico è così “fondamentale” da poter raggiungere momenti di assoluto paradosso e di infinita ignominia. Riporto qui un breve tratto del meraviglioso libro della Arendt sul processo ad Adolf Eichmann (La banalità del male, Einaudi, 2013). Il libro, con incrollabile ed onesta  ricostruzione prova a fare i conti con la storia (una parte di quella immane tragedia) dell’olocausto in europa. Tra i vari aspetti presi in esame dalla quasi filologica ricostruzione del processo, viene sottolineato il livello vergognoso cui giunse la “vastità del crollo morale provocato dai nazisti nella “rispettabile società europea”, non solo in germania, ma in quasi tutti i paesi, non solo tra i persecutori, ma anche tra le vittime.” Avete letto bene, anche fra le vittime e non dico questo per sottolineare gli aspetti (pur gravi) del collaborazionismo delle direzioni sionistiche territoriali nella deportazioni degli ebrei, ma per “richiamare lo zelo con cui tutta la buona società (quella europea dell’epoca), reagiva allo stesso modo” (Arendt pag.133). Cioè assecondando le tragiche decisioni e le scelte sanguinarie (di un pazzo e della sua cricca) nella deportazione e soppressione degli ebrei e degli altri (tanti altri, anche dimenticati), che conobbero quella fine vergognosa per una società civile.

Ho voluto riportare un esempio violento e sanguinoso per sottolineare quanto possa essere fortemente politico (fino all’assurdità del tragico paradosso o del paradosso tragico) un atteggiamento del senso civico che in questo caso si spinge fino alle più aberranti conseguenze.

Per tornare ad una casistica meno tragica, ma non meno grave, qual è la differenza, (se non quella del livello di gravità, che non modifica la sostanza del concetto), con l’acquisto di una casa da parte di un ministro e un imprenditore che ci mette un miliardo a “sua insaputa” ? O quella di un dittatore kazako che vuol far rimpatriare la moglie e utilizza rapporti con i servizi segreti per ottenere il suo obbiettivo? O una assunzione (oggi sempre meno per la diminuzione di posti, non certo di occasioni clientelari) ? O il terremoto che devasta l’Aquila e gli imprenditori al telefono sghignazzano sui possibili affari che faranno all’indomani ?

O infine alla compromissione politica per l’approvazione di leggi di riforma costituzionale, arrivando a discutere non con l’avversario politico, che è cosa legittima e politicamente indiscutibile in una società governata democraticamente sul confronto tra diverse forse e posizioni politiche, ma con una persona condannata da un tribunale dello Stato ?

Questa non è più sociologia, ma politica che si fonda sul reale e fondamentale concetto di senso civico inteso nel suo valore e nella sua accezione più alta. Quello del bene comune che si costituisce in una società di individui che può essere ristretta come il pianerottolo di un condominio, o così ampio come l’ intera popolazione di uno stato.

(continua)

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Una risposta a Il senso civico

  1. Mariangela ha detto:

    Rispondo direttamente come sorella “citata” nell’articolo. Il nocciolo della discussione tra noi non é se Foggia sia cosí per assenza o no di senso civico, quanto piuttosto se questa assenza di senso civico sia “genetico” o determinato da cause politico, sociali, comportamentali
    Per intenderci che cosa differenzia una persona nata a Foggia da una persona nata in un villaggio Mapuche in Cile?
    Perché in quel villaggio il bambino o la bambina durante l’infanzia, l’adolescenza e poi sua vita adulta continua a chiedere il permesso agli alberi prima di entrare in un bosco, il permesso a una pianta prima di tagliarla per farne cibo o pianta medicinale, il permesso a un animale prima di ucciderlo per mangiarlo e solo in caso di assoluta necessitá? Perché a Foggia .. e non solo in questa cittá … si considera sufficientemente normale scrivere su un monumento, tenere un teatro chiuso per anni, abbattere un albero, devastare un parco, infossare un ritrovamento archeologico, buttare la spazzatura per strada se il contenitore é pieno, rompere un lampione stradale, fare un commento pesante per strada alla donna di turno o mostrarle platearmente i propri genitali?
    Perché due essere umani “geneticamente” simili nonostante siano nati in due punti tanto lontani di questo pìaneta si comportano in maniera cosí differente?
    Perché a chilometri o metri di distanza da quel villaggio mapuche si puó incidere il proprio nome senza chiedere permessi sul tronco di un albero affermando il potere delle “persone” sopra la natura?
    Rispondendo a queste domande andiamo molto oltre il “senso civico”
    Ci troveremo a parlare del potere: il potere patriarcale, specista e imperialista che governa. Andremo a rivelarci che i cosí definiti “essere umani” altro non sono che gli animali piú nefandi che vivano su questa terra. Tutte le altre specie vivono secondo alcuni principi base che sono l’adattamento e il limite, soprattutto l’ultimo IL LIMITE
    L’animale umano NO. Non ha la coscienza dell’importanza de limite, approfitta del pianeta non solo per sopravvivere e riprodursi, se non per USARLO, SFRUTTARLO; TRARNE PROFITTO
    E questo ha precise responsabilitá politiche tra chi questo mondo governa in termini di potere e chi permette che questo succeda.
    E su questo punto sono d’accordo con mio fratello
    Siamo tutte e tutti responsabili di quello che sta succedendo
    Noi siamo il 99%, loro l’1%

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