Le mozioni

“Procombero’ sol io” ? Il verso leopardiano fu la domanda che mi posi quando Achille Occhetto propose alla Bolognina il superamento del Pci e l’abbandono delle antiche tradizioni e del nome del partito.

Era il 12 novembre 89, e il discorso procurò immediato, sconcerto, discussione, opposizione per il metodo e per i contenuti della proposta stessa. La caduta del Muro di Berlino (auspicabile destino di una artificiosa quanto  dannosa contrapposizione) e la dissoluzione dell’Unione Sovietica (assai meno auspicabile ed accettabile nei tempi e nelle forme  in cui venne a determinarsi), aveva indotto Occhetto, succeduto a Natta da poco tempo, a considerare conclusa l’esperienza del comunismo e decise di sciogliere il Pci, con l’illusione di fondare un nuovo movimento all’interno della sinistra italiana in posizione più socialdemocratica.

Ma non intendo ripercorrere il dibattito politico interno e il merito delle discussioni politiche che si confrontarono allora nelle contrapposte Mozioni congressuali. Chi volesse farlo può trovare documenti e interventi negli Archivi gestiti dalle Fondazioni e dai Centri Culturali.

Ciò che vi vorrei riproporre è il clima in cui io vissi quella fase e quel periodo, un po’ ammorbato dai fumi della convinzione che l’abbattimento dell’ideologia non costituiva automaticamente un ammodernamento della vita politica, bensì una sconfitta della nostra ideologia da parte di quella avversa. Un po’ preso dalla convinzione di poter opporre una visione strategica conflittuale a quanto già si appalesava in europa e nel mondo con il sopravvento del capitalismo finanziario e la distorcente visione che rendere più “morbida” una opposizione politica, potesse renderla più credibile di una radicale quanto difficile contrapposizione.

Quello su cui intendo soffermarmi è invece il clima, le condizioni più umane e personali che con un gruppo di compagni cercammo di costruire per opporci a quelle scelte e il tipo di confronto che si stabilì tra i diversi gruppi che in brevi tempi si aggregarono intorno alle diverse fazioni, o come le definimmo, “mozioni” congressuali. A quel congresso infausto e portatore di progressive involuzioni, si tenne nel febbraio del 91, decretando lo scioglimento del PCI.

“Procomberò sol io” fu l’allocuzione con cui feci la prima telefonata a Mario Santostasi, il mio punto di riferimento politico a livello regionale. Dirigente del PCI barese e regionale, Mario fu la prima persona cui mi rivolsi per chiedere che fare e che intenzioni avesse circa quanto stava accadendo intorno a noi.

Prevalevano scetticismo, incertezza e curiosità circa una scelta (quella del segretario), assunta in assenza di un confronto negli organismi dirigenti locali e nazionali, frutto più di una accelerazione dirigistica che non di un confronto tra le diverse posizioni politiche. E la confusione durò ancora qualche giorno, con le focose dichiarazioni di Pajetta, i pacati ma fermi interventi di Ingrao (che rientrava da un viaggio all’estero), e degli altri dirigenti che sembravano improntate più all’inusitato metodo della scelta che non ai contenuti e alle conseguenze di quella scelta cui in pochi avevano avuto il tempo di riflettere e comprendere.

“Procomberò sol io ?”. L’istintivo dubbio di rimanere isolato e marginale rispetto ad una linea dettata dal segretario del pci, che continuava a rappresentare le figura cui rivolgersi (per un senso di disciplina veterocomunista che ancora sopravviveva) come assoluto interprete della “linea”, fu fugato dal dibattito e dalla discussione che presto si accese ed infiammò il partito a tutti i livelli. Discussioni, dibattiti, confronti ed anche conflitti si svilupparono subito.

Come subito, purtroppo, cominciarono a svilupparsi gli elementi più pericolosi e meno edificanti delle aggregazioni interne di gruppi, degli interventi e delle pressioni, delle alleanze ibride che sarebbero nel tempo scivolate da discussioni e conflitti sulle scelte politiche, in aggregazioni di gruppi di interessi e poi, ancora più tardi, nelle forme più individualistiche della rappresentanza politica, fino allo sfociare (nelle diverse , successive trasformazioni del partito), in correnti, lobbies e rappresentanze individualistiche di interessi e di (pseudo)”rappresentanza” politica.

Per concludersi, infine, nelle attuali forme di gestione che prevedono non più il concetto di governo del partito, ma funzioni (assai pericolose e palesemente riduttive del dibattito tra posizioni diverse) di puro e semplice comando.

Così decisi di imbarcarmi in questa avventura, anche se da qualche tempo avevo lasciato l’impegno politico diretto (ero passato a lavorare alla Lega delle Cooperative), e tornare in prima linea nella discussione, nell’organizzazione e nella battaglia congressuale. Scelsero una analoga posizione persone e gruppi della federazione provinciale, delle sezioni foggiane e dei comuni della provincia, con i quali cominciammo a fare riunioni, incontri e dibattiti, oltre ad organizzare iniziative (interne ed esterne) a sostegno delle nostre posizioni. Fui individuato, malgrado non ne avessi l’intenzione, come portavoce e rappresentante del gruppo che si andava costituendo a livello provinciale ed il mio ruolo cominciò a farsi più intenso, così come i rapporti con i referenti regionali e nazionali.

Frequenti furono gli incontri a Bari e Roma, come pure (ed assai più importanti dal punto di vista organizzativo) quelli nei comuni della provincia. Entrai nel Comitato Centrale del PCI, un ruolo che era (allora) ancora di grande prestigio. Ripresi a viaggiare nei comuni e nelle sezioni del partito e ritrovai lo spirito combattivo e l’impegno assiduo del militante a (quasi) tempo pieno. Fu un duro lavoro, ma grazie all’impegno di quanti collaboravano con me anche ricco e denso di risultati. Diventammo in breve un gruppo numeroso e sufficientemente affiatato.

Il verso di Leopardi divenne un vago ricordo, sul quale fare motteggi e scherzare. Anche se intorno alla linea del segretario andava delineandosi una maggioranza di consensi che comprendeva condivisioni e convincimenti progressivi (ma anche evidenti opportunismi e scelte di comodo), riuscimmo a tenere ed organizzare un buon livello di organizzazione e di diffusa presenza nel territorio ed in federazione.

Alcuni rinunciarono, o scelsero strade diverse rispetto a quelle iniziali, ma molti altri riuscimmo ad aggregare e ad unire a noi. Fu un confronto aspro, ma civile che si svolse in quel periodo. Non certo privo di “colpi bassi”, ma comunque in un clima di fondamentale reciproco rispetto.

Mi piace ricordare in particolare il confronto con Zicca, all’epoca segretario della Federazione. Il confronto tra noi (e spesso anche il conflitto), era continuo. Lui come segretario, io come rappresentante della seconda mozione. Si organizzavano riunioni, si sceglievano mosse e contromosse dall’una e dall’altra parte, avevamo discussioni continue, ma alla fine, a sera, invariabilmente ci incontravamo sotto casa sua, dove c’era un piccolo ristorante gestito da un compagno e lì concludevamo la nostra giornata con patatine fritte e birra, parlando, in maniera molto serena, di ciò che stavamo facendo e delle prospettive verso cui andavamo.

Comune era la visone. Certo non potevamo prevedere quello che sarebbe accaduto, ma comune era la amara consapevolezza che comunque fossero andate le cose, lo scenario che si prospettava sarebbe risultato molto diverso da quello che ci lasciavamo alle spalle. E non era la preoccupazione per un incerto futuro, ma il sapere che tutto sarebbe cambiato dentro il partito, nell’ organizzazione, nella struttura. E, forse, ambedue ci sentivamo sostanzialmente estranei a quello che sarebbe accaduto, dopo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...