In campeggio

Tra le diverse forme di turismo che ho adottato con la mia famiglia, c’è stata anche l’esperienza del campeggio. Era il 1984, a Mattinata, al camping Funni. Mattinata è un simpatico paesino arroccato su una piccola collina, davanti ad un piccolo, ma magnifico golfo, una spiaggia di sassi, compresa tra due alti speroni rocciosi. Il camping era a ridosso della spiaggia, su un terreno coltivato ad ulivi, ben fornito di servizi comuni nuovi, puliti e funzionanti.

Ci andammo spinti da due coppie di amici che avevano figli della stessa età dei nostri. Fernando e Vanna (una famiglia di pro-cugini, con la quale eravamo diventati amici al di là dei vincoli, labili, di parentela) con due figli: Roberto (che è diventato un conosciuto chitarrista) e Tiziana (sposatasi ed emigrata negli USA). L’altra coppia (Maria e Masino) erano due gioviali persone (Maria, collega di lavoro di mia moglie e Masino, una specie di gigante buono), anche loro con due figli Gianni e Valentina (trasferitasi al nord).

Casualmente ambedue queste coppie frequentavano lo stesso campeggio, così ci invogliarono a fare questa esperienza, che si rivelò simpatica e piacevole.

Un mio zio (zio Gino, che risiedeva a Padova), mi passò una bella tenda da campeggio, grande e spaziosa, alta, il telo doppio e resistente; una verandina fissa con supporti; la tenda aveva due “camere” (una per me e Dora, una per i ragazzi, che attrezzammo con materassini gonfiabili e poche altre suppellettili.

Comperammo anche un fornello per cucinare, (ma pranzavamo quasi sempre insieme agli amici che erano meglio attrezzati di noi); il Pic Ball, un contenitore di plastica sferico, comodissimo, con dentro quattro piatti piani, quattro fondi, quattro bicchieri, il contenitore (diviso a metà) era da una parte scola pasta, dall’altro fungeva da scodella per condire la pasta o l’insalata.

Il montaggio della tenda fu complesso, ma non problematico. Mancavano ovviamente le istruzioni di montaggio ed era la prima volta che mi cimentavo in una “impresa” di quel genere, ma  l’esperienza dei miei amici da un lato e la relativa semplicità della struttura, mi aiutarono a completare il tutto in poco tempo.

Sgombrato ed appianato il terreno, steso un telo di plastica a terra (che mi ero premunito di acquistare prima della partenza), stesa a terra la tenda, alzati i paletti di sostegno, sistemati gli interni, legate le corde ai picchetti, la “dimora” della mia famiglia per i successivi dieci giorni era bell’ e pronta !

Quell’anno ci divertimmo un mondo: la giornata era scansionata da ritmi naturali e vertiginosamente rapidi. La sveglia, le prime rapide abluzioni presso i servizi comuni, già i primi incontri e i primi scambi di battute sul cosa fare, come organizzare la giornata, cosa cucinare; poi fare una rapida spesa (una parte di provviste l’avevamo portata da casa) presso il mercatino del camping; prepararsi per scendere al mare era un eufemismo, infatti avevamo già indosso costumi e ciabatte; il breve tratto per scendere in spiaggia ed eravamo già pronti per il primo tuffo.

Il mare del Gargano è pulito, limpido e trasparente. A Mattinata questi aspetti sono esaltati dal fatto che, come ho detto, si tratta di una spiaggia di sassi e quindi la trasparenza dell’acqua è affievolita solo dal fatto che il mare diventa subito profondo e quindi perde di trasparenza, pur conservando la sua limpidezza.

La gran parte della giornata era segnata dal susseguirsi delle seguenti pratiche: tuffo in acqua, breve nuotata, ritorno alla riva, prendere il sole, ributtarsi in acqua, altra breve nuotata, ritorno a riva, prendere il sole, e via ancora così.

Il tutto inframmezzato da quattro chiacchiere con gli amici, la lettura del giornale, i commenti sui principali fatti, tutto in un clima di grande distensione e serenità.

Uno spuntino verso mezzogiorno (o a volte qualcuno di noi tornava in tenda per un rapido pasto e un riposino) e poi di nuovo fino all’avvicinarsi della sera, la giornata si stendeva placida e tranquilla.

Devo annotare che furono tutte giornate di bel tempo; non registrammo neppure una mezza giornata di tempo brutto o instabile, anzi la brezzolina che giungeva dal mare era un piacevole ristoro per quelle giornate piene di sole e di luce.

Già prima del tramonto, i popolo dei campeggiatori si avvia verso le proprie “dimore”. Vivere in campeggio non è come stare in casa. Certamente c’è l’illuminazione, ma lavarsi, cucinare, prepararsi per la sera non è proprio la stessa cosa: complicato fare queste attività alla luce di qualche fioca lampadina o delle lanterne a gas delle quali pure eravamo dotati. La doccia, rapida ed efficace la facevamo con un apposito bidone, appeso al ramo di un albero, ci cambiavamo rapidamente sostituendo il costume con un leggero abbigliamento e poi cominciavamo a preparare la cena.

Come ho detto, la maggior parte delle volte cenavamo insieme ai nostri amici; pranzi rapidi e leggeri, piatti non troppo complicati, spesso accompagnati da grandi insalatone e, quando accendevamo il fuoco nella “fornacella” (mi ostino a non chiamarlo barbecue), grandi bruschettate, qualche capo di salsiccia e qualche fetta di carne. Il vino o la birra non mancavano mai ad una spensierata serata che si concludeva tra chiacchierate leggere, mentre i ragazzi erano da tempo “fuggiti” da qualche parte del campeggio a giocare tra loro, o comunque a stare insieme lontano dai “grandi”.

Il camping era tranquillo, e relativamente piccolo, lontano dalla strada e dal passaggio delle auto e quindi bastava fare un rapido giro per assicurarsi che non si allontanassero troppo o che qualcuno di loro o dei loro amichetti non si esponessero a giochi pericolosi.

Subito dopo cena, le pulizie: lavare asciugare piatti e stoviglie, rimuovere gli avanzi della cena, ripulire bene il posto dove si è cenato, buttare l’immondizia sono attività fondamentali, pena il rischio di trovarsi assaliti da insetti e formiche, cosa non proprio piacevole !

Una o due sere andammo in paese per una passeggiata, lungo le stradine di quel breve, ma simpatico centro cittadino, ma in genere preferivamo trascorrere le serate in campeggio, riposati e rilassati.

Andavamo a dormire abbastanza presto, o comunque mettevamo i bambini a dormire e noi continuavamo con un ultimo bicchiere di birra e qualche facezia da raccontare. Il giorno sarebbe arrivato presto all’indomani e ci aspettava un’altra giornata di “attività”.

I miei amici hanno continuato a frequentare quello ed altri campeggi nel corso degli anni. Per noi è stata una unica esperienza. Abbiamo preferito utilizzare la casa di S.Menaio, o soggiornare in agri-turismo in altre parti d’Italia (sulle Alpi, in Umbria, o in Toscana). Ma quell’esperienza continuo a ricordarla con grande piacere. C’è chi dice che è una vita scomoda, eccessivamente priva dei servizi e delle comodità di un soggiorno in un appartamento. Certamente, è diverso, ma comunque ti permettere di vivere a ritmi più naturali, con meno vincoli e con una libertà assolutamente maggiore.

Provate per credere !

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