Una solenne ubriacatura

Era il 1984, o forse il 1985. Io e Dora decidemmo di andare a Milano, alla Festa de l’Unità che si teneva a Parco Sempione. Mia sorella abitava in una palazzina alla Bovisa. Una serie di palazzi non troppo alti, allineati uno dopo l’altro, inframmezzati da giardini condominiali.

L’appartamento non era molto grande: mia sorella ci cedette il letto matrimoniale, i bambini erano ancora piccoli; lei si adattava sul divano. C’era anche Elio Basta , “buonanima” (come diciamo noi delle persone defunte) che dormiva nel sacco a pelo nel soggiorno.

La mattina giravamo Milano: il Castello, le Pietà incompiute di Michelangelo, il Duomo; il pomeriggio al parco Sempione, un po’ ascoltando musica, girando per gli stand, visitando le mostre. Trascorrevamo la serata in una dimensione tranquilla. Ci incontravamo con gli amici e le amiche di mia sorella, con i compagni di partito, con un mondo variegato di persone, facevamo nuove conoscenze; cenavamo scegliendo a turno tra i ristoranti e i posti di ristoro presenti alla Festa, qualche bevuta, quattro chiacchiere con conoscenti abituali od occasionali che si trovavano seduti con noi.

Era facile stabilire contatti e rapporti con persone delle quali conoscevi già, in linea di massima, l’orientamento politico e le idee (almeno in senso generale).

Bene voglio raccontarvi di quello che feci una sera, provocando, giustamente, l’ira di mia moglie.

Cenammo tranquillamente in un ristorante della festa, non ricordo quale, una bottiglia di vino e poi decidemmo, con una decina di compagni e conoscenti, di andare allo stand cubano a bere un bicchiere.

Eravamo in dodici. Dora e i bambini rimasero fuori dallo stand, era verso il tramonto di una giornata estiva, i bambini giocavano e mia moglie, astemia, li sorvegliava.

Lo stand cubano era una struttura grande assai: su un piano rialzato, una ringhiera di legno tutta intorno, lungo cui si allineavano tavoli e panche per chi volesse sedersi. Se invece volevi consumare rapidamente un bicchiere di rum, o un cocktail, un lungo bancone offriva la possibilità di farlo. La musica cubana, ritmica e suggestiva inframmezzava canti tradizionali e canti “politici”. Bandiere cubane e rosse da tutte le parti, le foto del Che dappertutto.

Un clima fortemente emotivo e coinvolgente era intorno a noi.

Ovviamente occupammo uno dei tavoli stringendoci il più possibile. E lì cominciò una discussione fondamentale. Cosa beviamo ? Fatti i conti, ci accorgemmo che comperare una bottiglia intera e dividerla tra noi, costava molto meno che prendere un bicchiere di rum ciascuno, per cui la decisione fu subito presa. Il secondo argomento era più impegnativo: Rum bianco o scuro ? Qui i pareri si dividevano, e siccome non volevamo portarla per le lunghe, decidemmo di prenderne una di un tipo e una di un altro.

Io ero quello più vicino alla cassa e quindi mi assunsi l’onere dell’acquisto della prima bottiglia. In omaggio c’era anche un bicchiere di rum per ogni bottiglia acquistata e io ne approfittai subito, prima ancora di tornare al tavolo, dove consumammo rapidamente (eravamo in dodici !) le prime due bottiglie.

La discussione si fece animata tra chi decantava le qualità del rum bianco (più naturale, dolce e profumato) e quanti sostenevano che il rum scuro (più “saporito”, forte e deciso) fosse il migliore. Nella pratica in pochi minuti le due bottiglie erano vuote. Così andai a prenderne altre due: ormai era deciso, dovevamo arrivare alla conclusioni del dibattito che si era aperto ! Pagavamo a turno, una bottiglia a testa, a me il bicchiere omaggio alla cassa. Le seconde due bottiglie furono terminate altrettanto in fretta, senza che riuscissimo a trovare una soluzione all’angosciante domanda. Altre due bottiglie e la discussione cominciò a frammentarsi, visto che non riuscivamo a concludere sull’argomento, la conversazione si trasformò in chiacchiere e discussioni varie su Cuba, la politica, gli avvenimenti recenti.

Però continuavamo a bere. Altro giro (ed eravamo ormai ad  otto bottiglie !) la discussione era ormai ilare e prevalevano motti, battute e canzoni, qualche barzelletta. Insomma i fumi dell’alcool ci avevano cominciato ad avvolgere nelle loro spire voluttuose. Si era fatto ormai buio e si fece sentire anche Dora, che chiedeva insistentemente (e giustamente) di andar via, perché i bambini erano ormai stanchi e lei faceva fatica a tenerli sotto controllo.

“Adesso andiamo”, risposi io, ed intanto andai a prendere altre due bottiglie ! Ormai i sensi erano obnubilati e la lingua di tutti i commensali era sufficientemente impastata da dare origine ad una discussione che, in alcuni momenti era semplicemente surreale.

La voce irata di Dora, mi chiese insistentemente di andar via, era ormai tardi e i bambini si erano addormentati su una panchina. Dovetti salutare la compagnia, con un arrivederci all’indomani, mostrando la necessità di far fronte al mio dovere di padre (ipocrita e colpevole).

I bambini si erano profondamente addormentati, Dora era arrabbiatissima per il fatto che l’avessi piantata lì e mi fossi ubriacato in quel modo (il mio incedere era piuttosto incerto), che in maniera così incosciente l’avessi lasciata sola con i bambini per tanto tempo.

Colpito da quel forte (e giusto) richiamo all’ordine, presi subito le redini della situazione e diedi il meglio di me (si fa per dire): la bambina caricata su una spalla, il bambino sotto l’altro braccio, mi diressi all’uscita e quindi al parcheggio dell’auto con passo deciso (avevo all’epoca una Fiat 850, passatami di seconda mano da mio padre).

Quando mi misi in macchina, mi ricordai che tutti gli altri erano rimasti allo stand. E io non conoscevo la strada per arrivare a casa ! Ovviamente tacqui questo “piccolo particolare” con Dora e partii deciso. Ancora oggi non so come ho fatto, anzi, se mi diceste di farlo oggi non sarei capace assolutamente di farlo, ma arrivai a casa ! Forse qualche punto di riferimento che avevo mentalmente, ma inconsapevolmente, registrato; forse per puro e semplice istinto,  da Parco Sempione alla Bovisa senza conoscere la strada: semplicemente incredibile. Eppure ci riuscii.

Ricordo vagamente di essere passato sopra qualche cordolo (non visto) e credo di aver preso anche un divieto di accesso, ma riuscii ad arrivare a casa ! Io (incoscientemente) soddisfatto, Dora ancor più innervosita dal mio comportamento alla guida.

Dora andò subito a dormire con i bambini. Io non mi azzardai nemmeno ad avvicinarmi alla camera da letto: quella notte dormii nel soggiorno su un sacco a pelo, sul pavimento, con Elio Basta (che arrivò di lì a poco con mia sorella). Nonostante la scomodità sprofondai nel sonno immediatamente, non mi accorsi nemmeno che Elio si alzò un paio di volte perché si sentiva male.

Io riuscii a reggere, invece, e al mattino mi svegliai “solo” con un leggero senso di vertigine e un dolorino al fianco (forse il fegato ?). Eppure avevo bevuto il doppio degli altri ! (bella prodezza !).

Mio moglie non mi parlò per tutto il giorno.

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