Le Fonti del Clitunno

Durante un nostro soggiorno in Umbria, in un bellissimo agriturismo tra Perugia ed Assisi, andammo a visitare le Fonti del Clitunno. Era l’estate del 1987. Io, Dora e i bambini, insieme a Franco e Adriana e i loro due figli avevamo preso in affitto uno stupendo casale (completamente ristrutturato), pavimenti in cotto originale e tetto con travi di legno al soffitto e con un grande giardino; da lì “facevamo base” per gite ed escursioni nei dintorni.

Visitammo e conoscemmo così una gran parte di quel meraviglioso “cuore verde” del nostro paese.

Perugia, città di antiche origini, con la bellissima piazza su cui si apre il Palazzo dei Priori, la magnifica fontana e, un po’ più di lato il Duomo; Assisi, la città di S.Francesco, con le sue chiese che inseguono un percorso di fede e di arte di grande livello;  il Lago Trasimeno, con le sue rive basse e sabbiose e le piccole isolette;  la Città della Domenica, luogo di svago e di divertimento per i più piccoli (ma anche per i grandi); Gubbio, con le pietre squadrate del medievale Palazzo dei Consoli, il più tardo Palazzo Ducale e le sue atmosfere intatte da secoli; Spello, arroccata cittadina il cui centro storico è rimasto praticamente e fortunatamente quasi intatto;  Foligno, con il raccolto centro storico di impianto romano; Spoleto, con il suo magnifico Duomo; la Cascata delle Marmore, sul fiume Velino e la magnifica vista che si può godere dai sentieri circostanti; il grande bacino del Lago di Piediluco.

Sommariamente queste le tappe e i luoghi visitati in quella interessante estate: arte, natura, svago era il mix di attività che svolgevamo, sia per il nostro diletto, sia per offrire ai ragazzi, occasioni di conoscenza, ma anche di divertimento, che non rendesse tutto troppo monotono e monocorde.

Nello stesso periodo una coppia di altri amici, Lino e Antonietta, con i loro due figli Alessandro e Claudia, coetanei dei nostri, soggiornavano in un campeggio della zona. Così decidemmo di incontrarci per trascorrere una giornata insieme e ci demmo appuntamento alle Fonti del Clitunno, luogo che ci era stato descritto come ameno e verdeggiante, ma che richiamava anche classici ricordi dei nostri studi giovanili.

Di queste fonti, infatti hanno scritto e cantato molti autori classici, moderni e contemporanei: esistono infatti citazioni di Virgilio, Plinio, Svetonio, Lord Byron, fino a Carducci: autori che ne hanno fatto conoscenza ed intessuto le lodi.

Ad esempio Plinio, che ne fa una descrizione minuta nella lettera ad un amico. “V’è una piccola collina tutta coperta da antichi e ombrosi cipressi: ai suoi piedi scaturisce una fonte da molte e ineguali vene, e prorompendo forma un laghetto che si spande così puro e cristallino che potresti contare le monete che vi si gettano e le pietruzze rilucenti. Di lì muove non per il pendio del suolo ma per l’abbondanza e il peso delle sue acque. (…) Le sponde sono ricoperte di frassini e di pioppi che le limpide acque tutti riflettono con verde immagini come se fossero sommersi”.

Più tardi Carducci comporrà “Alle fonti del Clitumno” una ode compresa nella raccolta “odi Barbare”. “(…) scendono nel vespro umido, o Clitumno/a te le greggi: a te l’umbro fanciullo/la riluttante pecora ne l’onda/immerge (…)”.

Insomma un luogo dalle rimembranze “classiche”, ma che avrebbe fornito anche l’occasione per una piacevole e rilassante gita ai ragazzi.

Così infatti fu. Parcheggiate le auto, entrammo nell’area interessata, fatta di tanti piccoli laghetti, circondati di pioppi “cipressini” e salici piangenti, e davvero le acque erano limpide e trasparenti, quasi diafane, nelle quali si rifletteva e risplendeva la natura rigogliosa che circonda quelle acque. Non mancano cigni ed anatre, ma soprattutto sono piene di grossi pesci: carpe anzitutto, ma anche tinche ed altri pesci di acqua dolce. Un piccolo (si fa per dire, sono circa 10.000 metri quadri di parco) gioiello naturalistico dell’Umbria.

Oltre ad un centro ristoro, c’è anche la possibilità (in una zona delimitata) di acquistare o pescare il pesce direttamente dalle acque della fonte. E qui viene il bello, perché c’è un prezzo (ovviamente da pagare) commisurato alle modalità di pesca.

Se comperi il pesce già pescato, paghi un prezzo base al chilogrammo. Se lo vuoi pescare con un retino (che ti viene dato in dotazione) nelle vasche, il prezzo aumenta. Aumenta ancora se peschi con il retino direttamente nei laghetti in cui è permesso farlo; ed infine il prezzo più alto lo paghi se peschi con la canna (ovviamente anche questa è fornita in dotazione).

Nonostante l’economicità dell’acquisto diretto, noi ci siamo orientati subito alla pesca con la canna. Che poi non comportava grandi difficoltà visto l’abbondanza di prede disponibili. E’ stato un vero divertimento: la bellezza del posto, i richiami alle antiche citazioni, l’organizzazione di una rapida cena.

Perché così, infatti, completammo la giornata: un passaggio al camping dei nostri amici, una grigliata di pesce fresco, un bicchiere di vino e poi il ritorno a casa.

Devo sottolineare che tra l’altro mentre le carpe e, in genere, gli altri pesci di fiumi o di lago, sanno molto di terriccio e le loro carni hanno un sapore forte che non sempre risulta gradevole, i pesci pescati in quelle acque limpide avevano un sapore assai più dolce e leggero, essendo probabilmente il fondo assai meno fangoso e melmoso di quello in cui vivono normalmente questo tipo di pesci.

Quindi consideratela una occasione da non perdere. Quel luogo considerato sacro dal tempo dei romani, ha perso indubbiamente la sua sacralità, ma costituisce sicuramente una tappa piacevole e rilassante nel panorama artistico, storico, culturale e ambientale dell’Umbria.

Personalmente vi consiglio un rapido extra ai tradizionali itinerari: una breve deviazione che vi potrà dare piacere e serenità.

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