Istantanee da Budapest (1)

La salita al Bastione dei pescatori. Siamo stati molte volte a Budapest io e Dora. In diverse occasioni, in diversa compagnia, credo che nel giro dei nostri 36 anni di matrimonio ci siamo andati otto o nove volte. Stagioni diverse, anzi “epoche” diverse. Da quando, con vari amici, visitavamo paesi d’ “oltrecortina”, a quando, più recentemente, mia sorella insegnava a Budapest, e, in tempi ancora più recenti, abbiamo utilizzato la piccola, ma simpatica casa “a ringhiera” che mia sorella ha comperato e conservato a Budapest.

Ci siamo stati in estate, in autunno e in pieno inverno. Il fascino di questa città non muta. Attualmente c’è più turismo, c’è la possibilità di muoversi più agevolmente e conoscere con maggiore completezza l’anima e la cultura degli ungheresi, ma ci sono, purtroppo, anche i “danni” provocati dall’arrivo delle logiche di sfruttamento “culturale” del consumismo occidentale, gli inserti e le devastazioni conseguenza del rapido arricchimento di pochi, a danno dell’impoverimento di molti, i “danni” alla struttura urbana, provocata dalla progressiva mercantilizzazione del centro cittadino.

Luci ed ombre, come sempre. Questa volta parlerò delle luci.

La salita al Bastione dei Pescatori, ad esempio, conserva tutto il suo fascino, seguendo l’antico percorso di scale e vicoli, attraversati dal nastro di asfalto della strada che giunge su a Varhegy, l’antica Buda.

Si può salire anche con la funicolare che, partendo di fronte al Ponte delle Catene, arriva vicino al Castello, ma, secondo me, è meno romantico ed accattivante.

Eppure bisogna sapere che il Bastione dei Pescatori è una realizzazione abbastanza recente (infatti è stata realizzata tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900), e prende il nome dal tratto delle mura che anticamente, in epoca medievale era difeso dalla corporazione dei pescatori.

Tuttavia, ripeto, quella salita, che attraversa luoghi alberati, si alza su decine di gradini, in parte scoperti, in parte realizzate all’interno di mura che si aprono a volte con bifore sul panorama circostante, offre una sensazione che è di altri tempi, assai più remoti, evoca immagini e situazioni ambientate ancor più lontane nella storia rispetto al momento della sua effettiva costruzione.

Ancor più questa sensazione l’ho avuta l’ultima volta nel marzo del 2013, faceva freddo, c’era la neve e i radi turisti preferivano tutti soluzioni più comode per arrivare in cima al Bastione dei Pescatori. Per cui la nostra salita risultava essere quasi solitaria, il rumore dei nostri passi soffocati dalla neve, le nuvole di vapore sprigionate dal nostro respiro si disperdevano in quell’aria rarefatta e “metastorica”, nel senso di sembrare quasi fuori dal tempo.

Una sensazione pressocchè unica.

Quando arrivate su, lo spettacolo è veramente unico: la vista della intera città è sotto i vostri occhi. Il lento fluire del Danubio (che a Budapest è veramente blu, non come a Vienna) che ha ormai superato l’ansietà dell’ansa e si stende placido e sereno nel suo lento fluire, i ponti, l’intera Budapest, o meglio l’intera Pest è sotto di voi. Sulla sinistra l’isola Margherita, davanti non ci sono limiti alla visione della città che in lontananza si disperde e si affievolisce nella sconfinata “putza”, la grande pianura ungherese.

Alle vostre spalle è invece Buda, l’antica capitale

Varhegy. Quando arrivate su, potete visitare quella che comunemente è conosciuta come la Chiesa di Mattia (che non è S.Mattia, come molti pensano, ma si chiama Nostra Signora Assunta del Castello), in onore di Mattia Corvino, re d’Ungheria alla fine del ‘400; il grande Castello e Palazzo Reale con il suo ricco Museo e le mostre, ma soprattutto non dovete perdervi l’atmosfera che c’è intorno, in tutto il pittoresco quartiere di Varhegy. Le case variopinte, i palazzi decorati, i rumori soffusi che ancora permettono di godere di una atmosfera tranquilla e rilassata a differenza di Pest e di altre zone della città.

E infine non potete mancare di perdere una sosta al Ruszwurm

Il Ruszwurm. Se non avete conosciuto questo locale, la vostra visita a Budapest sarà stata sì interessante, ma, vi assicuro, ancora incompleta.

Parliamo di una antica pasticceria (forse la più antica, visto che vanta una fondazione di oltre 200 anni fa), che è in una stradina proprio di fronte alla statua equestre di S.Stefano. Un piccola pasticceria di pochi metri quadri, diviso in due stanze. Nella prima sono in esposizione i dolci, fra i quali è assai difficile operare una scelta e due-tre tavolini sistemati negli angusti spazi liberi; nella seconda una grande stufa decorata con ceramiche e dove si allineano i pochi tavoli che si possono occupare (pieno, ho contato non più di 20-25 posti a sedere); solo d’estate con qualche tavolino all’esterno si allarga la disponibilità del locale (anche se solo di pochissimo, massimo 5-6 tavolini).

La palazzina (bassa, a due piani, di un tenue color verde pistacchio) porta ancora la vecchia insegna: piccola e decorosa.

Non dovete mancare l’appuntamento. Abbiate pazienza, aspettate e farete due meravigliose esperienze. Anzitutto i dolci buonissimi e di alta qualità, e poi il locale che sembra immutato nel tempo, con le tendine ricamate, i tavoli, il divano d’angolo, le sedie, gli arredi: tutto d’epoca.

I dolci sono buonissimi e lavorati secondo ricette tradizionali, la scelta non è facile tra i tanti tipi di torte e di dolcetti che sono disponibili. Seduti ai tavolini potrete gustarli al meglio, aggiungendo, secondo le vostre preferenze, un the, un caffè o qualche altra bevanda che vi piaccia.

E’ una sosta che dovete assolutamente mettere nel conto della vostra visita. Raccontano che persino la principessa Sissi si fermasse in questa pasticceria.

E non volete farlo anche voi ?

Il Palazzo Gresham. Dicevo di luci ed ombre. Il Palazzo Gresham è un esempio illuminante di questa mia definizione.

Dalla collina di Varhegy, sull’altra riva (quella sinistra) del Danubio, appena di fronte al Ponte delle catene, potete vedere ed ammirare un grande palazzo realizzato in stile “Secessione” che si apre su una piazza. Palazzo modificato negli anni prima e dopo la guerra, degradatosi nel tempo, è oggi diventato un grande albergo di lusso. Il fatto positivo è che ristrutturato, gli è stato restituito il suo grande splendore; il fatto negativo è che è diventata una struttura privata, accessibile, quindi, solo nella sua parte comune, nel grande atrio, nel lungo corridoio di accesso, fino agli snodi dei vari corridoi.

Ed è veramente bellissimo: la cancellata di accesso in ferro battuto, gli ambienti ampi, le modanature in legno che inquadrano le vetrate (alcune delle quali anche istoriate, sempre in stile “Secessione”, gli arredi e le architetture interne (architravi, scalinate, ecc.).

Una visita, anche questa, che non dovete perdere ! Se poi siete in grado di alloggiare in un albergo di lusso, tanto meglio per voi. Potrete gradire anche degli altri meravigliosi interni.

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