Granada, la processione del Corpus Domini

Granada è una città ricchissima di storia, arte e cultura. Non vi racconterò dei monumenti della splendida Alhambra, né del magnifico Duomo, né del suo interessante e accattivante centro storico. Ciascuno di essi merita pagine e pagine di descrizione e, anche in questo caso, le guide turistiche abbondano e non ho nessuna intenzione di sostituirmi ad esse con i miei brevi racconti.

Vi voglio descrivere, invece, una occasione particolarissima cui ho avuto la fortuna ed il piacere di assistere, senza che lo avessi programmato, né saputo. Personalmente mi documento molto prima di fare un viaggio e la mia agenzia preferita (la Robintur), mi aiuta nello scegliere le sistemazioni migliori. Così, anche in occasione di quel viaggio in Spagna (giugno 2012), mi sono ampiamente documentato sui siti, i posti da visitare, le guide e i monumenti più importanti. Ma anche sugli alberghi e i ristoranti tipici, che potessero completare un itinerario storico e culturale importante.

La Festa del Corpus Domini è stata una occasione non prevista, non programmata e non conosciuta; è stato una piacevole e interessante sorpresa, una variante nel programma che ci ha permesso di partecipare ad una occasione speciale e assai particolare, di assistere ad un evento che, oltre che religioso, ci ha dato la possibilità di conoscere ulteriormente l’anima della Spagna e del suo popolo.

Granada è stata una delle ultime roccaforti a cadere sotto il dominio dei Re Cattolici di Spagna e la Festa del  Corpus Domini divenne subito la festa principale della città, nella quale furono fatte confluire precedenti tradizioni e festività arcaiche, sotto il manto della celebrazione del Corpo Eucaristico.

E’ una festa fantastica, una occasione imperdibile. Per nove giorni la città è addobbata a festa. Ci sono luminarie nelle strade principali, nei vicoli, nelle piazze, dalle forme, disegni e colori più diversi: alcune riproducono le forme e i colori sgargianti delle mantiglia (i tipici scialli delle donne spagnole), ce ne sono a forma di uccelli, di fiori e di farfalle, di gigli; cascate di luci multiformi e multicolori che si susseguono in uno scenario veramente incredibile.

Oltre alla luminarie, vetrine di negozi, balconi e finestre vengono addobbati con coperte, drappi e tendaggi dai colori vivaci (predomina il rosso) e dalla fattura preziosa (ricami a mano delicati e raffinati).

Poi ci sono le giostre e gli spettacoli per grandi e piccini. Le giostre che ho visto io nelle zone del centro, erano tutte “ecocompatibili”, nel senso che erano realizzati con materiali di recupero (soprattutto legno, e riproducevano cavalli, carrozze, o animali fantastici) e mosse con l’energia naturale di una persona che pedalando, faceva girare la giostra.

E, infine, ci sono i gruppi di danzatrici e danzatori che ballavano nelle piazze e nelle strade principali. Davanti al Duomo ne trovammo uno, le donne vestite nei tipici abiti lunghi e aderenti, slargati solo al di sotto delle ginocchia, con le classiche balze colorate al fine di permettere e rendere più armoniosi i movimenti del ballo; accompagnati dal suono di chitarre e nacchere danzavano e cantavano con allegria e spensieratezza.

Questo vedemmo quando arrivammo a Granada. Eravamo in cinque: io, Dora, mia sorella Mariangela, Aaron, il marito, mia zia Rosaria. Una sorpresa interessante, ma non eravamo assolutamente preparati allo spettacolo sorprendente che trovammo il giorno dopo e ci coinvolse completamente, tanto da farci modificare il programma di visita di quella giornata. La grande processione del Corpus Domini.

Sin dal primo mattino avevo notato gruppi di lavoratori che sistemavano del fieno verde, tagliato di fresco, lungo le strade principali. Un grande tappeto verde che copriva il percorso della processione al duplice fine di abbellire il percorso, ma anche, lo capimmo dopo, di ridurre la quantità di cera sparsa dalle centinaia di ceri che i partecipanti alla processione avrebbero lasciato cadere durante il corteo.

Un bel tappeto verde che, purtroppo, ebbe esiti catastrofici su mia sorella. Infatti scoprimmo che era allergica al fieno e per i giorni successivi ne subì tutte le spiacevoli conseguenze.

Tuttavia quello fu l’unico aspetto negativo che registrammo.

La processione ( e ne ho viste molte in vita mia) era semplicemente grandiosa. Cominciava con il passaggio dei “nani” e dei “giganti”, figuranti che con maschere di cartapesta impersonano soggetti diversi della tradizione e della storia: il re, la regina, il moro, i chiullapos (i due costumi tipici spagnoli); una serie lunghissima di confraternite ed ordini religiosi, ciascuna con il proprio labaro, vestiti delle tuniche o delle divise dei rispettivi ordini; tutte le autorità civili, militari e religiose; le rappresentanze di tutte le forze armate; bande musicali di tutti i generi inframmezzavano il lungo corteo.

C’era anche l’Infanta di Spagna, in rappresentanza della Casa Reale, alla testa di un lungo corteo di donne che sfoggiavano fantastiche mantiglie, trattenute sul capo dai grandi pettini ornamentali. Le mantiglie offrivano uno spettacolo a sé. Prevalentemente di colore bianco, finemente ricamate, di lunghezza variabile a secondo del loro pregio, erano splendide e contribuivano in maniera determinante all’abbigliamento delle donne che partecipavano al corteo.

Noi cinque avevamo conquistato dei posti in prima fila lungo il percorso del corteo e rimanemmo semplicemente colpiti da quell’incredibile sfoggio di eleganza e raffinatezza. Anche le bambine, indossavano i tipici abiti, anche se con minor sfoggio di eleganza.

Ma il corteo non era ancora concluso. Abiti d’epoca, labari e bandiere, oltre che una banda in costume, precedeva il lento e faticoso cammino del carro principale. Un grande, enorme e pesante altare in argento massiccio sul quale era esposto l’ostensorio in oro del Corpus Domini.

Il carro era portato a spalla da numerosi uomini, che si intravvedevano da alcune retine che inframmezzavano gli spessi tendaggi che arredavano il carro. Attraverso quelle retine, si vedeva bene la fatica e lo sforzo di sollevare e trasportare quel pesantissimo carico. Una voce impartiva comandi, e a quella voce il carro veniva sollevato, ad un secondo comando cominciava a muoversi lentamente in avanti, percorsi una trentina di passi, ad un nuovo comando, il carro si fermava, e i portatori potevano prendere respiro. Dopo un po’ ricominciava il tutto. A seguire il clero e poi ancora un’altra banda.

In tutto la processione è durata praticamente l’intera mattinata !

Uno spettacolo unico !

A sera, dopo aver tolto tutta la paglia, c’erano ancora squadre di netturbini al lavoro che con idranti e ramazze ripulivano la cera caduta lungo il percorso. Personalmente sono stato proprio contento di questo “fuori programma”.

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Una risposta a Granada, la processione del Corpus Domini

  1. Mariangela ha detto:

    Chissá se poi l’allergia era al fieno o alla infanta…e a tutta la corte ……sará la seconda che ho detto visto che non ho mai avuto crisi allergiche né prima né dopo di questo evento

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