(In)Seguendo il Liberty

Fra le tante cose che condividiamo, io e mia moglie, c’è la passione per il Liberty.

In verità abbiamo scoperto questa “condivisione”, dopo il matrimonio, durante un viaggio a Vienna nel 1978 e poi a Praga nel 1983, allorquando, scegliendo su una bancarella delle stampe ci siamo subito trovati d’accordo ed entusiasti nel comperare alcune stampe di Alfons Mucha, dai colori intensi e dalle forme dolci.

Il Liberty (definizione usata soprattutto in Italia) è in verità declinato con nomi diversi in tutta Europa: Art Nuveau in Francia e Gran Bretagna, Jugendstil in Germania, Secessionismo in Austria e nelle zone di influenza della cultura viennese di inizio secolo, Modernismo in Spagna; assume anche connotati diversi a seconda delle diverse sue fasi.

Tuttavia esso coniuga artisti e correnti con sensibili affinità artistiche, puntate sulla libera creazione dell’artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti dal dubbio valore estetico. In questo senso apre la strada ad una visione fortemente interconnessa dell’arte, declinata nelle sue diverse branche (architettura, pittura, letteratura) ma anche a forme ed espressioni nuove ed emergenti come il design, l’accessoristica, il mobilio. Infine non teme, in ciascuna branca anche l’utilizzo e la commistione di “materiali” diversi nelle varie composizioni artistiche.

Fu così che quando, anni dopo, a Roma ci fu una mostra dedicata a Gustav Klimt (secessionista viennese), andammo subito a visitarla: un fluire di figure simboliche e metafisiche, corpi in diversi atteggiamenti, forme che si infrangono, colori che confliggono e si (ri)compongono, quasi un meraviglioso puzzle.

Nel frattempo avevamo utilizzato, in una fitta ragnatela di viaggi, varie occasioni per meglio conoscere l’arte e l’architettura di questo genere assai particolare.

A Madrid, nel 2011, nell’ampio salone, trasformato in bar della Casa della Cultura, dove si può tranquillamente bere un the, un caffè o fare colazione, circondati dalla sensibile bellezza delle vetrate e degli arredi (magnifico il lampadario), e poi, attraverso la grandiosa scalinata salire sul terrazzo da cui si gode una splendida vista su tutta la città; oppure ammirare le fantasiose decorazioni del Cine Dorè, lì nei pressi.

O a Parigi, (visitata per la seconda volta nel 2008), dove nel crogiuolo di arti e di stili che contraddistinguono ed arricchiscono (rendendola imperdibile), la capitale francese, basta anche solo ammirare la vecchia metropolitana, le sue uscite, le sue stazioni, per essere coinvolti ed appagati. Hector Guimard progettò e realizzò 104 ingressi della Metropolitana (ne restano 87), tutte dallo stile floreale inconfondibile, caratterizzato da curve vegetali e “bizzarrie scultoree”. Altro monumento impareggiabile è il Museo d’Orsay, la vecchia stazione ferroviaria, riconvertita a Museo, senza alterarne la struttura architettonica. Peraltro essa conserva all’interno una vasta collezione di arredi e mobili proprio dell’ Art Noveau.

E infine i manifesti e la grafica, spinti in quel periodo dalla meccanizzazione delle imprese, che dettero un tocco appropriato ed una adeguata diffusione ad opere di grande pregio e di costante riferimento. Una per tutte: il “Tournèe du Chat Noir” di Thèophile-Alexandre Steinlen.

Di Budapest ho già raccontato in precedenti scritti (vedi “Istantanee da Budapest”  1 e 2), del Palazzo di Bedo, del Gresham Palace e delle altre opere lì vistate. Voglio solo aggiungere che, sempre in Ungheria, siamo andati anche a Debrecen, a Szeged e a Pecs, nel corso di vari viaggi, per ammirare alcuni capolavori architettonici e artistici della Secessione.

Ma a Vienna, dove andammo nel 1978 e poi nel 1983 in Friedrichstrasse, poco prima di una lunga piazza, si erge una bassa, ma fondamentale (per la storia che stò raccontando) costruzione: il Palazzo della Secessione, costruita da Joseph Olbrich, e all’interno troverete una grande opera di Gustav Klimt: Il Fregio di Beethoven”, un ciclo di pitture alto due metri.  “Ad ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà” questo il motto dei secessionisti viennesi. Poco più avanti, un altro palazzo,  la Wagner Haus: opera dell’ingegnere Otto Wagner, uno accanto all’altro due condomini, un solo palazzo decorato con motivi floreali su piastrelle smaltate e ornamenti in stucco dorati, tutto bellamente conservato.

Questo solo per citare le opere più significative ed imponenti, tacendo delle decine di altre costruzioni, segni e immagini lasciate nella capitale austriaca a illustrare il passaggio di questo stile e di questa epoca così significativa.

Sempre in Spagna, ma con una specificità legata alla cultura e al recupero della identità catalana, ricordo il viaggio a Barcellona (nell’ottobre del 2010).

Impossibile non ricordare le opere del Modernismo Catalano e dei suoi principali architetti che hanno lasciato a Barcellona una immagine imperdibile; fra gli altri Gaudì, Domenech i Montaner, Puig i Cadafalch. Tra le opere inconfondibili che abbiamo visitato: Casa Batlò, la Pedrera e Parc Gueil. In particolare voglio sottolineare l’esperienza di Casa Batlò, dove l’arte si esprime in tutte le forme di una abitazione, compresi i lavatoi e le strutture di servizio dell’ultimo piano, i camini e i passaggi tra gli appartamenti.

I balconi, le finestre, oltre ad essere finemente intagliate, sono puntati alla massima efficienza ed efficacia: ricavare il massimo di luminosità, ma comunque cercando soluzioni rispetto al caldo e al freddo eccessivo. I lampadari, le porte, gli infissi, i passamano, tutto è puntato ad una estrema funzionalità e ricerca del benessere.

In Italia il Liberty si diffonde rapidamente quasi dappertutto. Palazzi, costruzioni, dipinti, arredi sono rintracciabili da Nord a Sud. Come non segnalare il Palazzo Castiglioni di Milano, dell’architetto Giuseppe Sommaruga, o i disegni per l’Esposizione Universale di Torino del 1902 di un altro architetto, Raimondo d’Aronco. Sempre in tema di architettura l’opera di Ernesto Basile, che sempre nel 1902 firma il progetto per l’ Esposizione di Palermo e gli arredi dell’Hoyel Villa Igea.

In campo figurativo, voglio solo ricordare le opere di Balla, Boccioni, Pelizza da Volpedo, Segantini per la pittura e per la produzione di manifesti Beltrame, lo stesso Boccioni, Bompard e Migliorati. Ma soprattutto è il fiorire di balconi, di arredi, di decorazioni (interne ed esterne agli edifici), che il Liberty esprime i suoi prodotti migliori, visibili in molte città e paesi d’Italia.

Nel giro dei nostri viaggi (miei e della mia famiglia) abbiamo avuto modo di ammirarne molti e molti ancora spero di poterne conoscere.

Con un recente viaggio a Valencia (giugno 2014), abbiamo avuto modo di aggiornare anche la conoscenza del Modernismo spagnolo, fatto qui di disegni precisi e di colori vivaci; tutti conchiusi entro forme ben definite, piuttosto rigide e squadrate: la Stazione del Nord, ma anche tanti altri edifici pubblici e privati che costellano l’impianto urbano della città, presentano testimonianza di grande interesse. Anche l’albergo in cui abbiamo soggiornato conserva alcune testimonianze di questo splendente ed interessante movimento (l’ampia scalinata, il disegno sulle porte, persino i numeri che contraddistinguono le camere).

Insomma abbiamo inseguito le tracce del Liberty per mezza europa, trovando sempre spunti interessanti ed occasioni di svago e di divertimento !

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