Amore in spiaggia

Fu nell’estate del 1975, o forse in quella del 1976, non ricordo bene, che feci, per la prima e ultima vola in vita mia, l’amore sulla spiaggia, o meglio sulla sabbia.

Non che avessi bisogno necessariamente di luoghi strani per consumare le mie relazioni. Infatti quando ero in città, avevo a disposizione i comodi letti di casa (i miei si assentavano spesso per viaggi o per andare al mare); e comunque le ore che essi trascorrevano al lavoro, mi davano agio di utilizzare comode soluzioni.  In alternativa, se proprio ci fosse stato bisogno, avevo l’automobile che, parcheggiata in luoghi abbastanza sicuri (spazi aperti ed illuminati, che permettessero una buona visibilità intorno, alla periferia della città), mi davano la possibilità di una discreta intimità. Peraltro la mia auto (“mirabile dictu” per quei tempi), era dotata di sedili anteriori ribaltabili che quindi permettevano posizioni piuttosto comode rispetto a quelle che dovevano assumere altri sugli scomodi sedili posteriori di compatte 500 Fiat.

Anche quando ero in vacanza avevo utilizzato occasionalmente un traballante lettino o perlomeno una sedia a sdraio per i miei amplessi sulla spiaggia, nel buio discreto della notte. O meglio ancora una robusta coperta in pineta, stesa sugli aghi del sottobosco e al fresco degli alberi. Qualche volta la casa o il letto di un amico cortese che mi prestava le chiavi della mansarda.

Ma quella volta fu una occasione del tutto particolare e inattesa, ed anche indimenticabile.

Venne infatti a trovarmi da Milano, un fine settimana, Giovanna , l’amica di mia sorella, con la quale intessevo da qualche tempo una improbabile relazione. Era pomeriggio inoltrato; mi trovò nel corso di una partita a carte sul terrazzino della abitazione che i miei avevano acquistato al mare, a S.Menaio, e furono subito evidenti a tutti le sue intenzioni sulla conclusione di quella giornata. Ai miei genitori (piuttosto scandalizzati e comunque irritati), ai miei amici (divertiti e sfottenti), non rimase altro che raccogliere le carte e concludere la partita.

Io e Giovanna ci allontanammo presto dalla casa, una rapida cena, uno sguardo al tramonto sempre bellissimo e romantico, dall’alto di Torre Pucci e poi, con il favore del buio sulla spiaggia di San Menaio, in un luogo piuttosto appartato del lungomare, sufficientemente illuminato, ma assolutamente poco frequentato.

Durante il rapido bagno, nell’acqua ancora tiepida in conseguenza della bella giornata di sole, cominciarono gli approcci, i baci e le prime carezze.

Poi, usciti dall’acqua, ancora bagnati, cominciammo a fare l’amore.

Lo so che l’espressione è desueta, ma non mi piace nella maniera più assoluta, usare quegli eufemismi indotti dalla sottocultura dei telefilm americani, in cui si definiscono queste situazioni con la locuzione: “fare sesso”. Per me il rapporto sessuale continua ad essere una relazione comunque legata ad un moto di sentimenti, ancorchè vago e generico. Sarò sicuramente “d’antan”, ma l’espressione  “fare sesso” mi trasmette subito l’idea della bambola gonfiabile se non addirittura quella di atti di autoerotismo. E la cosa non mi piace.

Dunque facemmo l’amore, più volte ed intensamente e con piena soddisfazione di entrambi.

Sul momento non mi accorsi di nulla e non ci furono conseguenza se non, appunto, il completo appagamento dei sensi e la felicità dell’avventura appena consumata.

Fu al mattino seguente che un continuo prurito e un vistoso arrossamento del glande, cominciarono a procurarmi un intenso fastidio, che le abluzioni non riuscivano a alleviare. E, nel corso della giornata, il fastidio divenne dolore, diffuso e costante. Altro che “un fastidioso prurito intimo” di cui parla una pubblicità al femminile ! Mi faceva male.

Erano evidenti le conseguenze della passione che ci aveva coinvolto ! La sabbia, maledizione, rispetto alla quale non avevamo preso alcuna precauzione, aveva determinato guai seri e prevedibili sulle più delicate parti intime.

Fortunatamente (sic !), il giorno dopo sarei dovuto tornare in città, quindi affrontai “stoicamente” la giornata e all’indomani mi fiondai dal medico. Questi, che mi sarei aspettato ironico e sfottente, prese la cosa molto seriamente e mi diede un prodotto medicale da spennellare più volte al giorno, oltre alla raccomandazione di lavarmi il più spesso possibile.

Mi attenni scrupolosamente alle indicazioni del medico e presto tutto passò. Ma nei primi giorni, quelli immediatamente successivi all’evento, vi posso assicurare che non fu cosa facile andare in giro, svolgere le diverse attività, lavorare, con quel fastidioso dolore. Una pulsazione costante e continua, un dolore che mi ricordava costantemente la presenza di “quel coso” in mezzo alle gambe, del quale (dolore), avrei indubbiamente preferito fare a meno.

Questo il racconto della mia avventura (piacevole) di una notte e delle sue (spiacevoli) conseguenze. Da allora, ho rifuggito ogni occasione che mi portasse al ripetersi di una simile situazione. In spiaggia, approcci di ogni tipo; anche baci e carezze. Ma per tutti gli atti successivi, il solo ricordo di quell’avventura, ha funzionato come stimolo inibitorio, e, quindi, ho evitato accuratamente il ripetersi di una analoga esperienza.

 

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...