Calatrava, chi è costui ?

Con questo racconto mi cimento in un campo dove le mie conoscenze sono piuttosto scarse. Ho conosciuto le opere di Caltrava in diverse occasioni, delle quali darò conto nel corso delle note successive. Il mio dubbio, a fronte di quanto visto (sicuramente affascinante e accattivante) e delle polemiche suscitate da alcune sue realizzazioni (anche di queste darò conto successivamente), è se le opere di Caltrava siano realmente meritevoli di quel successo che lo ha portato a realizzare interventi in tanta parte del mondo europeo ed extraeuropeo.

La prima domanda che mi pongo è in cosa si distingue l’opera di un ingegnere da quella di un architetto. Darò una spiegazione forse poco teorica e poco valida dal punto di vista speculativo, ma credo che si possa ridurre sinteticamente a questo: un architetto deve saper coniugare una realizzazione artistica a principi di funzionalità ed efficienza della struttura che realizza; un ingegnere deve saper sviluppare soprattutto gli aspetti di funzionalità ed efficacia della sua realizzazione; in questo secondo caso, un po’ di decoro non guasta, ma gli aspetti artistici non sono richiesti e dovuti dalla sua funzione. Ben altrimenti l’opera di un architetto cui sono richiesti sforzi ed impegni di livello diverso.

Orbene, ho cominciato a conoscere le opere di Calatrava a Malmo nel 2008: un alto palazzo ritorto sul proprio asse, quasi una spina dorsale in rotazione; poi il quarto ponte sul Canal Grande a Venezia, opera immaginifica e accattivante; infine le fantastiche realizzazioni nella Ciutat de les arts i les Ciències a Valencia (visitata nel giugno del 2014), la Torre delle Telecomunicazioni a Barcellona (2010). Tutte opere di grande impatto, dinamiche e maestose, che richiamano l’attenzione e la simpatia di chi le guarda e, dal punto di vista architettonico, sicuramente definiscono Calatrava come una figura di prima grandezza nel panorama contemporaneo.

Calatrava ha realizzato molte altre opere in Europa e nel mondo: ponti (oltre a Venezia, Bilbao, Valencia e Siviglia), Stazioni Ferroviarie (Lione, Liegi, Zurigo e in anche in Giappone), abitazioni (oltre a Malmo, New York e Chicago), stadi e opere sportive (Atene), Auditorium e Sale di Musica.

Ispirate a forme e strutture che si trovano in natura, le opere di Calatrava ricevono generali apprezzamenti, verificabili nelle numerose e diffuse committenze che riceve in tante parti del mondo.

Tuttavia le critiche non sono poche e si vanno estendendo e diffondendo altrettanto rapidamente.

Esse riguardano i costi eccessivi delle opere, ma, fatto a mio parere ancor più grave, gli stessi aspetti architettonici e funzionali delle opere stesse. Ora è evidente che un così ampio successo e una vasta popolarità, le tanto numerose commissioni ricevute, possa provocare un altrettanto grande livello di “invidia” e di critica; ma queste critiche hanno o no un fondamento oggettivo ?

Ho cercato di farmene una idea più precisa. Ho raccolto dati e mi sono documentato.

Ho eliminato tutte le critiche indirette e cioè quelle che criticavano Caltrava, ma al fine di attaccare i committenti (sia pubblici che privati) delle opere medesime. Ho altresì eliminato le critiche, che potrebbero sembrare strumentali, di concorrenti (architetti e/o ingegneri).

Ecco cosa è rimasto.

A Valencia, la realizzazione della Ciutat de les Ciències, oltre a subire vistosi ritardi nella realizzazione, è costata 3 volte il previsto, producendo un buco di 700 milioni nelle casse del comune; inoltre (e questo mi pare grave per un architetto), il Museo della Scienza sarebbe privo di uscite di emergenza e ascensori per i disabili; il Teatro dell’Opera (sempre nella Ciutat de les Art i les Ciències) presenta evidenti segni di usura nelle parti esterne (cosa che ho potuto verificare personalmente nella mia recente visita).

A Venezia, per il Ponte della Costituzione, è stato chiesto a Calatrava un risarcimento di 3,8 milioni per “pecche nella progettazione” (anche questa una cosa che mi pare assai grave per un architetto), ed inoltre non erano state realizzate passaggi per i disabili (non previste ?), che sono state realizzate solo con un altro costoso intervento.

Una notizia ancora più grave viene dal proprietario di uno spazio nella Bodega Ysios, un grande mercato realizzato nei Paesi Baschi, che ha chiesto un risarcimento di 2 milioni per la ricostruzione di un tetto, dal quale entrava acqua.

A Oviedo il Palazzo dei Congressi, ha subito un crollo

A Bilbao, dove è stato realizzato un bellissimo ponte in vetro, molte persone hanno chiesto risarcimenti per danni a seguito di cadute causate dal fondo eccessivamente scivoloso (essendo di vetro !). Sempre a Bilbao, il progetto dell’aereoporto non prevede la realizzazione di una sala di attesa.

A Roma, per il protrarsi dei lavori e l’aumento dei costi, la città dello Sport prevista a Tor Vergata non è stata completata.

Questi, ed altri episodi, si sono fatti notare a livello internazionale, tanto da meritare un articolo sull’Herald Tribune.

A tutto questo fanno da contrappunto le valutazioni agiografiche di quanti ne sottolineano le grandi capacità artistiche, la notevole “poliedricità”, la capacità di ispirarsi e di tradurre in atti costruttivi le linee vitali della natura, il dinamismo delle opere stesse, l’utilizzo avanzato della tecnologia.

Ma a me pare che il punto sia proprio questo. La fruizione dell’opera architettonica non risiede unicamente nella bellezza, nella originalità, nella ammirazione della forma, ma anche e soprattutto della sua funzionalità e positiva fruizione. Un ponte, ancorchè meraviglioso e trasparente, tutto in vetro e cristallo, bellissimo a vedersi, deve essere fatto in modo tale da esplicare la sua funzione; e se in una giornata di pioggia, il ponte non potrà essere usato perché a rischio scivolamento, mi pare che questo non costituisca una perfetta opera architettonica. Se poi, come nel caso del Ponte a Venezia, tali considerazioni raggiungono anche aspetti strutturali, quali la tensione delle forze e il fatto che, mentre gli altri tre ponti (storici), “spingono” verso l’alto, creando quindi una tensione positiva della struttura (che in pratica non può crollare), mentre quello di Calatrava spinge verso i lati, allora la valutazione dell’opera di una architetto non può assolutamente essere positiva.

Ripeto, professo il mio scarso livello di conoscenza in materia, ma, ad “occhio e croce”, non mi pare che questo Calatrava meriti tutta l’attenzione, le valutazioni e le committenze che riceve. E le sue opere saranno anche belle e affascinanti, ma assolutamente costose e prive della necessaria funzionalità.

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