Il Giardino delle Delizie

Vi segnalo anzitutto una simpatica curiosità. Nei principali musei spagnoli si può entrare gratis nelle ultime due ore di apertura. Così, se volete visitare il Museo del Prado o il Reina Sofia senza spendere soldi, potrete farlo, seguendo le indicazioni stagionali degli orari.

Noi lo abbiamo fatto nel recente viaggio a Madrid, e abbiamo potuto visitare il Prado (gratis), dalle 18.00 alle 20.00, dopo una fila di circa mezz’ora sotto il sole dell’inoltrato pomeriggio. Una avvertenza: fatelo se già avete visitato il museo, perché in due ore non è possibile conoscere l’intero patrimonio artistico lì conservato; oppure dovete reiterare la visita, distribuendola in più serate.

Avendo noi visitato lo spettacolare Museo già in due occasioni di viaggi precedenti a Madrid, abbiamo potuto scegliere cosa rivedere e la nostra attenzione si è rivolta ai fiamminghi (Bosh, Brueghel, Durer) e agli italiani (Beato Angelico, Mantegna, Antonello da Messina, Tiziano, Raffaello, Caravaggio solo per citarne alcuni). Non abbiamo mancato anche una rapida incursione nelle stanze degli spagnoli (Velasquez, Goya, El Greco).

La sosta fondamentale io l’ho fatta davanti al quadro del Giardino delle Delizie del grande Hieronimus Bosh. Lo avevo già ammirato nelle due visite precedenti, lo avevo guardato in varie stampe e riproduzioni, ne avevo letto le valutazioni e i commenti. Tuttavia la sua vista suscita in me sempre profonda emozione, se mi permettete anche maggiore di altre tele, dipinti ed opere anche di maggior valore.

E’ la sua formidabile complessità, credo, l’armonia e insieme “l’assurdità” del dipinto a generare questo mio stato d’animo.

Gli aggettivi usati dai diversi critici d’arte spaziano all’interno di un caleidoscopio di varianti e di termini diversi. Magico, fantastico, psichedelico sono le parole che ho maggiormente incontrato nel corso delle mie letture. Ed in effetti di questo si tratta, questo si recepisce guardando complessivamente l’intera opera ed ancora di più soffermandosi sui singoli dettagli.

Un lavoro veramente fantastico, oserei dire al limite dell’allucinatorio (o dell’allucinato).

E questo risulta così strano, soprattutto se messo in riferimento alla personalità e alla vita di Bosh: una persona tranquilla, di grande cultura, lettore appassionato, cristiano integerrimo, vissuto nelle lande dei Paesi Bassi, in un panorama piatto e tranquillo, assai lontano dagli sfondi che descrive e disegna nelle sue opere.

Se non sapessi che è vissuto nel 1400 si potrebbe parlare persino di opere di fantascienza ! Da dove altro potrebbero scaturire le fontane, le rocce “animate”, le strutture simili ad astronavi che si intercettano in questo meraviglioso trittico ?

La fontana in particolare, dipinta nell’anta di sinistra e riportata in quella centrale in una forma leggermente diversa, ma assai simile; e le figure quasi “oniriche” del pannello di destra, quello dedicato alla dannazione (non si capisce se delle anime o dei corpi): quella specie di uomo-albero, o quell’antro che sembra uno stomaco ossificato, al cui interno (particolare assai divertente) alcuni diavoli sembrano fare una “pausa pranzo”. O, ancor più immaginifico, gli strumenti musicali trasformati in strumenti di tortura e di morte.

Al contempo l’immaginazione viene spinta “all’indietro”, con la descrizione di animali e bestie del mondo reale, dipinte con estrema attenzione, ma anche di figure che affondano le loro radici nel mondo dell’affabulazione e nella descrizione fantastica: l’unicorno, canidi a due zampe, uccelli con tre teste, pesci con le ali. Tutto minuziosamente dipinto e realizzato con precisione assoluta, come fossero presenti davanti a lui nel momento della trasposizione sulla tela. Incredibile.

La forte religiosità si intuisce certo, nella condanna senza appello delle anime dannate, nelle numerose allegorie che si incontrano lungo il dipinto dalla creazione di Adamo ed Eva, dalla presenza del male sotto i piedi di Eva, dalla descrizione delle numerose “tentazioni” che l’uomo subisce, nella descrizione dei peccati, fino alla denuncia di questi e alla loro punizione; tuttavia non c’è segno di moralismo.

I peccati sono descritti fino ai più piccoli particolari, senza soluzioni “eufemistiche”, e tuttavia nelle singole figure, sembra manca l’elemento emotivamente forte della perdita, della punizione, della dannazione, che sono così evidenti negli affreschi della Cappella Sistina.

Uomini, animali, uomini a cavallo di animali si intersecano, si incontrano, si organizzano nei cerchi della pala centrale, quasi senza soluzione di continuità. Centinaia di corpi e di figure, bizzarri accoppiamenti di figure, fantastiche e fantasiose immagini (un uomo che porta in spalla una cozza gigantesca con due corpi che si intravvedono e si possono immaginare copulanti all’interno, uomini e donne che mangiano frutti giganteschi, creature fiabesche) popolano l’intero trittico, in un intreccio vertiginoso. A volte osservando alcune scene si arriva a dimenticare persino il contesto, nel senso che ogni singola figura, ogni singolo gruppo, potrebbe costituire una immagine a sé, un quadro a sé.

Dinamiche e flessuose, le immagini danzano, circolano, si immolano, copulano, muoiono, vengono morse ed ingoiate dal grande satana, e vengono espulse dal suo corpo; tutto senza alcuna oscenità, senza indurre in “pruderie” fuori luogo, fanno parte della conturbante, complessa, articolata realtà dell’uomo, della sua vita e della sua vita dopo la morte.

Bosh conduce lo spettatore per mano, da sinistra verso destra, dalle piane dorate del giardino dell’Eden, tranquillamente popolato di animali e bestie, alle immagini di un mondo fiabesco e conchiuso della vita umana nella affollata pala centrale, fino alla tavola dell’inferno, cupa, scura nei colori e nelle tinte, di corpi avviluppati e contorti.

Precursore del surrealismo ? Divinatore dell’arte psichedelica ? Non credo proprio. Non esistono antesignani tanto precursori di tempi successivi, tanto anticipatori di eventi e di forme artistiche posteriori. Una capacità immaginifica e meravigliosa, questo sì, che si confronta peraltro con le schiere ordinate delle piante e degli alberi descritti nello stesso quadro, le cui immagini (quelli degli alberi delle “piantate”) fanno quasi da contrappunto alla fantasiosa dinamicità del resto dell’opera.

In ultima analisi un’opera splendida, luminosa ed epocale questo Giardino delle Delizie, che induce a riflessioni e pensamenti, ma anche un moto di sincero e gradevole compiacimento, di assoluto rilassamento e persino di compunto divertimento. Non è raro vedere sul volto degli astanti visitatori il velo di un sorriso, un rilassamento del volto, un luccichio dell’occhio nel guardare questa opera.

Per quanto mi riguarda, una sosta davanti a questo quadro, non mancherà mai.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...