Depressione

L’angoscia di assumere decisioni, la preoccupazione di scegliere, l’angoscia di doversi alzare la mattina per andare a lavorare, anzi il panico che ti attanaglia ancor prima dell’alba estiva, quando alle tre, tre e mezza di notte ti svegli, da un sogno popolato di incubi che non ricordi, mentre l’angoscia si apre sullo scenario delle cose da fare e delle questioni irrisolte che hai lasciato da affrontare, la disperazione di alcuni di questi momenti, il tremore fisico che si irradia in tutto il corpo, le ginocchia che si piegano, la bocca secca, come se fossi stato per una intera giornata senza idratazione alcuna; questi i sintomi che si accavallano e si distinguono, che ti prendono allo stomaco e, soprattutto, come nel mio caso, si tramutano in una continua e diuturna diarrea mattutina, il cui stimolo si ripresenta anche per due, tre volte nel breve volgere dello spazio della mezz’ora di abluzioni mattutine.

Dall’altra parte le medicine, gocce o pillole, allineate sul tavolo dello studio, cui attingere ad orari regolari o in caso di bisogno. Pillole e gocce, a volte modificati da diminutivi (pilloline, goccine) o vezzeggiativi (pillolette, goccette), quasi a volerne ingentilire il senso dell’uso di prodotti chimici che producono una situazione anestetizzante ai problemi e alle ragioni di fondo della condizione fisica, organica e psicologica. E le riunioni con lo psicanalista, prima affrontate con timore, poi, mano mano, attese e infine ricercate con spasmodica aspettativa, quasi liberazione catartica dalla condizione di angoscia diuturna e continua che ti attanaglia le viscere.

I momenti disperati, nei quali vorresti sbattere la testa contro il muro, consapevole dell’impossibilità di scacciare i demoni recalcitranti insediati nel cervello, quasi a voler schiacciare anche loro insieme alla quantità di materia che li contiene. O, addirittura, nei casi peggiori, la voglia di saltare la ringhiera del balcone, quasi che un simile atto potesse dare origine ad una vita nuova e diversa, potesse garantire l’entrata in un altro mondo e in una dimensione diversa, piuttosto che determinare la fine dei tuoi giorni o, peggio, se le cose non vanno bene, determinare una condizione di vita successiva fatta di ossa rotte e di una vita da trascorrere infermo in carrozzella dopo la spaventevole caduta.

Mi accorgo di aver scritto questi tre capoversi, senza aver staccato un attimo, senza una pausa di riflessione del cervello, quasi senza neppure aver tirato il fiato, quasi un unico anelito di respiro, un unico pensiero da mettere subitaneamente sulla carta, un unico spasmodico atto di “descrizione” di un evento.

Quindi faccio una pausa. Di riflessione.

Mi hanno detto di stringere i denti, di farmi scivolare addosso le situazioni, di fregarmene di quanto succede intorno. Il punto è proprio questo, non ci riesco, sono troppo coinvolto, visceralmente, oserei dire, nelle situazioni, nella vita quotidiana, nei problemi e nelle situazioni. E’ proprio questo che mi fa star male.

Mi hanno detto di cercarmi altri interessi. E questo sono riuscito a farlo: questi racconti, questo blog, è proprio il frutto di questo sforzo, di questo impegno “altro”. Cercare ispirazione per racconti e aneddoti, esperienze di vita vissuta, di viaggi, di amicizie e amori, così come li ricordo e come li ho vissuti.

Ho avviato l’esperienza di conduzione di un orto (cosa diametralmente diversa dallo scrivere racconti), eppure altrettanto impegnativa e rilassante (che contraddizione anche dal punto di vista terminologico).

L’ho fatto e lo continuo a fare. Tutto ciò mi produce beneficio, ma non mi risolve i problemi; per la loro risoluzione avrei bisogno di qualcosa d’altro. Smettere di lavorare e fare ciò che più mi piace: viaggiare, leggere, studiare, passeggiare, svagarmi, trovare una diversa qualità della vita.

Purtroppo ciò non è possibile o perlomeno non è ancora pienamente possibile. Ma lo farò. Adesso mi tocca affrontare con determinazione e consapevolezza il mondo difficile che attraverso: ancora tre anni a causa di quella benedetta e sedicente “riforma” che ha spostato in avanti, terribilmente in avanti i termini del mio pensionamento.

Maledetta “riforma” Fornero e maledetta Fornero. Riuscire a migliorare il bilancio mettendo nei guai e danneggiando migliaia di persone che avevano raggiunto il diritto ad una pensione. Non solo. Bloccare il pensionamento di migliaia di persone, rendendo difficile un adeguato turn over di occupazione. Che cosa stolida !

Una operazione (quella di Fornero/Monti) da manuale del bravo ragioniere, finalizzata a riportare sulla carta un miglioramento della situazione di bilancio dello Stato, modificando le cifre di bilancio, spostando i numeri dalla colonna del dare a quella dell’avere; una operazione tecnicamente perfetta e squallidamente inutile dato che non modifica le condizioni reali dell’economia, anzi non le scalfisce minimamente.

Una operazione che tocca e incide nella vita e sulle condizioni materiali e di vita di migliaia di persone che attendono di andare in pensione e di altre migliaia che attendono la possibilità di una ragionevole occasione di lavoro e di occupazione. Che incide dunque, e negativamente, sul tessuto sociale.

Queste davvero, dovevano essere lacrime da versare !

E intanto sorge l’alba di una giornata che si preannuncia torrida e calda; della quale è già programmato lo svolgimento; svolgimento che sarà invece travolto dalle mille questioni impreviste che scoppieranno e dai problemi che si sono accumulati nei giorni precedenti. Problemi che alla mente di un depresso appaiono insormontabili e servono solo ad aggravarne le condizioni e a determinare altri comportamenti ansiosi e forieri di angosce ulteriori.

Figurativamente vedo questa situazione dipanarsi come una spirale infinita (mi domando ironicamente se si sviluppa verso l’alto o verso il basso), verso un punto del quale non si intravvede la fine.

Andiamo dunque, ed affrontiamo questo nuovo giorno. Sia quel che sia.

Non mi sento affatto un eroe omerico, ma ci vuole davvero tanto coraggio (credo), nell’ affrontare questa dura realtà in queste condizioni;  e ricordo, a questo proposito, le mie sprezzanti espressioni giovanili che rivolgevo irriverente verso persone che attraversavano simili difficili condizioni. Ma il ripensamento autocritico neppure mi aiuta.

Dovrò farcela. Comunque.

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2 risposte a Depressione

  1. Jacopo Marocco ha detto:

    Per quel che vale, ti capisco e ti sono, in qualche modo, vicino.

  2. Loretta ha detto:

    Posso aiutarti? Se vuoi, puoi!

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