Neo autoritarismo

Il semplice fatto che qualcuno, al primo apparire di una timida denuncia di pericolo di autoritarismo nel nostro paese, abbia mobilitato ministri, parlamentari e persino il Presidente della Repubblica, in una campagna di controdenuncia, mi fa pensare che ci sia qualcosa di vero nella denuncia iniziale.

“Excusatio non petita, accusatio manifesta” diceva una locuzione latina, probabilmente di origine medievale. Che tradotto farebbe: “Se non hai niente di che giustificarti, non scusarti”; o ancora più in volgare “Hai forse la coda di paglia ?”

L’impressione che traggo dal dibattito politico in corso, ma anche dalla osservazione più generale delle vicende e delle trasformazioni politiche, sociali ed economiche in corso, è proprio quella che ci troviamo di fronte all’insorgere di un neo autoritarismo a livello globale. Anzi, se fossero solo le circostanze politiche contingenti determinate dalle volontà e dalle scelte del “pifferaio”(la citazione è tratta da un editoriale di Scalfari, usata in maniera più benevola rispetto alla mia), il quale vuole imporre con il suo decisionismo, fuorvianti scorciatoie del dibattito in corso a livello istituzionale, la cosa mi preoccuperebbe il giusto.

Infatti, anche se non me ne nascondo i rischi ed i pericoli, cosa volete che conti un monocameralismo assolutamente pericoloso, che aumenta il potere dell’esecutivo rispetto a quello dell’esecutivo, a fronte dei problemi ben più gravi dell’economia e della società italiana; a fronte delle tensioni che attraversano e travagliano l’Europa all’interno dei singoli stati e nelle relazioni tra essi; a fronte dei disastri ecologici che il pianeta subisce, aggredito dall’ansia di utilizzo estremo e distorto delle sue sempre più ridotte riserve energetiche (petrolio, acqua, ecc.); a fronte, ed è il fatto più grave, della miriade di guerre che quotidianamente si combattono in giro per il mondo con il loro incredibile strascico di morti, sangue, sofferenze.

Credo che il punto sia proprio questo: tutte le contraddizioni, da quelle sociali e particolari, fino a quelle estreme e drammatiche, vedono sempre più affermarsi due differenti e divergenti, ma speculari, comportamenti.

Da un lato sono vissuti dai gruppi e dalle forze dominanti (politiche, economiche e sociali), con atteggiamenti, comportamenti e prese di posizione sempre più limitate sia nella forma comportamentale che nelle scelte operative finali. A me sembra palmare il comportamento di gruppi economici, governi e lobbies, che assumono atteggiamenti senza tener conto di interessi poco più grandi dei loro; comportamenti che sono tipici di oligarchie di per se stesse autoritarie e revansciste.

Provo a fare alcuni esempi. Prendo il caso della cosiddetta riforma del senato. Come si può accusare le sparute e divise opposizioni di voler bloccare una riforma istituzionale, se si sceglie la strada di evitare accuratamente un confronto istituzionale, partendo da una proposta elaborata in un incontro semisegreto avvenuto tra due-tre persone ? E’ un paradosso linguistico o un atteggiamento neo-autoritario ? Ma ho detto che la cosa che mi spaventa è che questo comportamento coinvolge livelli più generali e globali. Come si può scegliere, e mi riferisco alla politica estera (sic !) della comunità europea, di sostenere il governo (o il dittatore ?) turco che massacra (politicamente e fisicamente), una intera opposizione alle sue politiche (le vicende del Gezi Park) e dopo qualche mese scegliere di stare dalla parte delle opposizioni che in Ucraina ribaltano uno stato (sicuramente altrettanto antidemocratico quanto quello turco) e il cui primo atto appena preso il potere è quello di festeggiare un omino di nome Hitler ? Mi pare evidente che tali scelte siano sostenute da logiche ristrette di gruppi politici ed economici interessati alla supremazia di una linea politica ed economica, nella quale il bene comune non è certo quello della giustizia internazionale.

E cosa dire delle violenze estreme che da decenni, con la connivenza operativa di piccole mafie locali o di grandi mafie economiche, devastano il nostro paese e l’intero globo terraqueo ? Mi riferisco (nel primo caso) alle attuali rivelazioni di cose conosciute purtroppo da anni relativamente allo sversamento di rifiuti tossici nelle aree della campania, realizzati con l’intervento della mafia locale, ma richiesto e voluto da gruppi economici e imprese produttrici di tali rifiuti. O, nel secondo caso, dalla programmata distruzione di intere aree di foreste vergini (il vero polmone di questo pianeta, quello che ha permesso alla specie umana, ma non solo ad essa di nascere, crescere e sopravvivere), al fine di recuperare risorse destinate solo ed unicamente ad arricchire chi le detiene, contro gli interessi della collettività locale e della collettività mondiale.

E infine (sempre per fare solo un esempio) come si può continuare a sostenere e di fatto finanziare una politica di vera e propria destabilizzazione in Medio Oriente (prima in Palestina con Israele, poi con la guerra in Afganistan, poi con quella in Iraq e poi in Siria, senza mai dimenticare il Libano), provocando guerre, stragi, un clima di quotidiano disequilibrio, accentuando i conflitti religiosi, provocando contrapposizioni latenti, determinando conflitti che si riproducono e si moltiplicano a catena, se non nella logica di un neo-autoritarismo che coinvolge le potenze occidentali in prima istanza e un gruppo monopolistico industriale e militare di primaria grandezza ?

Credo di non dover aggiungere altri esempi, anche se altri se ne potrebbero fare. Ma dicevo che ci sono due comportamenti. Abbiamo esaminato il primo, vediamo il secondo.

A fronte di questo progressivo crescere di neo-autoritarismo, dettato dalle logiche del capitale monopolistico e finanziario, assistiamo purtroppo al progressivo allentamento della tensione politica e sociale. Il conflitto, il contrasto di quanti si oppongono a questo processo di progressivo regresso, si concentrano in spasmodiche ed eccezionali momenti cui manca, sempre più, la forza e la capacità di operare a livello globale per contrastare un nemico agguerrito e potente che ci conduce inevitabilmente alla catastrofe politica, sociale ed economica a livello locale, nazionale e globale.

Disperse ed asfittiche le forze che si oppongono a questo processo. Vampate si accendono qui e là, ma sono purtroppo incapaci di dare una visione di insieme e progressiva, ad offrire una alternativa credibile alle masse sociali, disperse e sempre più sfiduciate nella possibilità di realizzare un mondo nuovo e diverso. Questo accade in Italia, dove una opposizione divisa e frammentata, non riesce ad imporre una agenda alternativa, ma peggio ancora non riesce a diventare credibile agli occhi di masse sfiduciate di giovani che non vedono alcun futuro davanti a loro.

Questo succede in Europa, dove tutti i tentativi di realizzare un movimento alternativo alle politiche neo-autoritarie dei singoli governi e della stessa comunità Europea sono purtroppo naufragati nella sempre più accentuata volontà di “distinguo” interni alle forze alternative e antagoniste e dal perseguimento di pratiche operative realmente divergenti esistenti all’interno dei diversi oppositori alla linea di “governo”; riducendo sempre più importanti esperienze come il Forum Sociale Europeo a momenti di asfittico e difficoltoso dibattito tra poche persone e ristretti gruppi, ovvero a momenti di pura e insignificante violenza (ahi, quanta strada dalla primigenia parola d’ordine dell’agire locale e pensare globale). La conseguenza è stata quella di lasciare sul terreno piccoli gruppi operanti a livello meramente locale, con scarsa influenza sulle scelte di carattere generale e complessive.

Lo scenario a livello mondiale è ancora peggiore se prendiamo atto che i conflitti più duri non sono più tra un fronte conservatore ed uno progressista, ma sono tornati ad essere contrapposizioni tra stati e potenze neo-autoritarie, vedi l’esempio concreto del conflitto con la Russia, che, perduta ogni verniciatura ideologica torna ad essere guerra (purtroppo anche in termini reali come in Ucraina) di supremazia economica e politica; oppure, come dicevo prima, i momenti di “speranza”, innescati da situazioni come le “Primavere arabe”, sono stati spazzati via più velocemente delle carte di giornale sulle quali erano riportate le cronache di quegli avvenimenti.

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