Il mio orto: il tempo del raccolto

E dunque, dopo aver estirpato erbacce, zappato, vangato, seminato, zappato, innaffiato e sudato (anche quest’ultima dovrebbe essere annoverata tra le pratiche colturali), siamo giunti al momento della raccolta !
Non avete idea di quanta soddisfazione procuri il veder crescere, giorno dopo giorno, le piccole piantine, seminate con cura e fatica. Innaffiarle e seguire la loro crescita, inizialmente piccola e limitata, quasi impercettibile e poi, con il progressivo passare del tempo, vedere le piantine irrobustirsi, diventare più alte, mettere le foglie e, in alcuni casi fiorire.
Ci vuole molta cura e molta attenzione. Bisogna badare a non “dare” troppa acqua, ma irrigare nella maniera giusta e con quantità corrette; mai eccedere eccessivamente. Al contrario, soprattutto nella fase iniziale, preoccuparsi di più di zappare che non di irrigare.
Bisogna fare attenzione anche ai parassiti, che sono tanti e dalle caratteristiche diverse. Utile seguire i consigli dei vicini, ma soprattutto ciò che vale è aprire gli occhi ed essere attenti, togliere i parassiti e gli infestatori che mangiano le foglioline delle piantine; eliminare gli insetti che possono danneggiare le diverse colture; compiere quotidianamente un lavoro di bonifica.
E poi ci sono le “piante cattive”, quelle che spuntano improvvisamente vicino alle pianticelle seminate e puntano a soffocarne la crescita. Lì c’è da lavorare con la zappa, delicatamente, per non rovinare le piante coltivale, e poi con la schiena piegata a estirparle, non appena la loro crescita e diffusione aumenta, al fine di eliminarle totalmente. Ma attenzione, non si possono strappare solo le foglie, le parti che emergono dal terreno: bisogna scavare per estrarre le piante fin dalle loro radici, le quali si prolungano e si attaccano con tenacia al terreno.
Il resto del lavoro lo completa il cielo: il sole, la pioggia, il clima.
La natura completa il suo corso, e alla fine giunge il momento del raccolto. Quale grande soddisfazione.
Nel nostro orto sono giunte a maturazione, per prime, le insalate. Forse ne abbiamo seminate molte, forse non dovevamo seminarle contemporaneamente. Fatto sta che ci siamo trovati (Tommaso ed io), con una quantità incredibile di insalate e non sapevamo più che farne e a chi regalarle. Già perché poi altri prodotti (ad esempio zucchine e melanzane), si possono utilizzare in maniere diverse, si possono cucinare in tanti modi alternativi; ma l’insalata, si sa, oltre ad utilizzarla come insalata, come altro la utilizzi ? E oltre a mangiarne una al giorno, mica è possibile !
Così, mangiatene alcune, le altre sono state utilizzate a fini “pubblicitari” del nostro lavoro.
Quasi contemporaneamente sono cresciuti cetrioli e zucchine. Forse anche di cetrioli ne abbiamo piantati troppi, ma le piantine ci erano state date come piantine di zucchine. Queste ultime sono state il mio pezzo forte, nel senso che ne abbiamo utilizzato i fiori per frittate, ma anche impastellate e fritte nell’olio, e infine per splendidi e saporiti risotti. Le piccole zucchine le abbiamo utilizzate per buoni piatti di pasta (in bianco con le zucchine appunto), oppure con melanzane, pomodori e peperoni per delle saporite caponate.
In proporzione le zucchine erano quantitativamente minori delle altre colture, per cui è mancata la possibilità di un uso maggiore per cucinarle ripiene o nei tanti altri modi possibili, ma ho intenzione di seminarne di più il prossimo anno, per poterne gustare maggiormente i frutti.
Non altrettanta soddisfazione ci hanno dato i meloni. Seminati, hanno prodotto quella quantità incredibile di fogliame che si è diffusa prepotentemente sul terreno, ma i frutti forniti sono pochi, la crescita si è fermata senza che il prodotto sia giunto a maturazione completa. Aspetteremo ancora qualche giorno per cercare di capire cosa sia successo: forse non gli abbiamo innaffiati adeguatamente, forse qualche altro problema. Proveremo a chiedere a qualche vicino con un po’ di esperienza in più della nostra.
Intanto crescono anche le piante delle melanzane e dei peperoni e anche quelle dei peperoncini (i “friarelli”, per intenderci). I frutti non sono ancora maturi, probabilmente perché li abbiamo seminati con un po’ di ritardo; ma io due melanzane le ho già colte e cucinate con positivi risultati. Comunque dobbiamo aspettare ancora qualche giorno.
Crescono anche le piante di fagiolini e fra poco potremo cominciare a cogliere anche quelli. La scelta di mettere due canne di bambù è stata molto opportuna: le piante di fagiolini si sono subito avvinghiate alle canne e si sono subito sviluppate in altezza.
La pianta di rosmarino si è accresciuta e il piccolo limone nano, che al nostro arrivo sembrava ormai rinsecchito e perso, si è ripreso ed ora fa bella mostra di sé, con le sue foglie di verde intenso e qualche timido germoglio.
Ma la cosa che più mi sta dando soddisfazione, è la zona dove Tommaso ha seminato i pomodori. Poco più di un filare e mezzo, otto, nove metri al massimo di lineare, una ventina di pianticelle, portano ora appesi a grappoli i frutti della natura e del nostro lavoro. La quantità di prodotto, di una varietà di “ciliegino” molto carnoso e saporito è veramente incredibile.
Due giorni fa ne abbiamo raccolto un paio di chili, oggi (è ferragosto e quindi sono potuto andare nell’orto di buon mattino), ne ho raccolto un altro paio di chili, ma fra due giorni matureranno ancora altri frutti che già pendono tra il giallo e il rosso sbiadito, dai rami delle piante.
Abbiamo realizzato, anche se tardivamente e con molta inesperienza, una piccola struttura di canne di bambù e filo (di gomma), per cercare di reggere le piantine e farle crescere verso l’alto; il prossimo anno ci organizzeremo con una struttura più solida e con anticipo cercheremo di orientare la crescita delle piantine in modo migliore, ma già adesso il risultato è veramente magnifico, un vero spettacolo.
E che gusto a raccogliere i pomodorini, dare loro una veloce ripulitura e mangiarli sodi, carnosi e tiepidi, lì sul posto. Posso permettermi il lusso di farlo; a parte eventuali piogge acide, non abbiamo utilizzato nessun prodotto chimico, né antiparassitari di sorta, quindi sono assolutamente naturali e privi di qualsivoglia agente chimico.
Ovviamente ne mangio una gran quantità, sia crudi che cotti: il pomodoro è veramente un frutto degno del suo nome. Crudi con sale e un filo d’olio, cotti per condire pasta o altre minestre, insomma un capolavoro. E il sapore sembra diverso (o lo è realmente ?) dai pomodorini che compero al mercato o nei negozi. Forse è solo una impressione, forse è solo perché è il frutto del lavoro direttamente profuso nell’orto, forse sono davvero più buoni. Che importa, la percezione è sicuramente di una qualità migliore e superiore ad altri prodotti similari.
E ciò mi procura una grande soddisfazione !
Credetemi, coltivare un orto è davvero una bella esperienza. E adesso ci prepariamo per il ciclo invernale. Vi farò sapere !

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