Alessio

Una banale discussione con un amico, durante un ozioso pomeriggio, seduti in una stanza poco luminosa ma assai arieggiata (tanto da assorbire il fumo intenso delle nostre sigarette); lui seduto garbatamente su una poltrona, io, semisdraiato in maniera informe su un divano di pelle nera.
Una chiacchierata come tante e nella discussione, un nome: Alessio.
Perché Alessio, cosa vuol dire, cosa evoca questo nome nel mio immaginario ? Chissà perché suscita in me un subitaneo fascino ed un inspiegabile interesse. Suggestione della fantasia, vaghezza del momento, futilità della conversazione?
Certo che questo nome, peraltro sentito in altre occasioni, identificativo di vari amici e conoscenti, in quel momento ha suscitato in me una istintiva e subitanea attenzione, tanto immotivata quanto morbosamente accattivante.
Ed eccomi a ricercare, tra telefonate, enciclopedie e (ca va sans dìre) consultazione di internet etimologia, senso e significato del nome.
Ovviamente ho cercato l’etimologia del nome, e quindi il testo che qui di seguito riporto è la prima annotazione che ho letto e deve essere considerata come avvertenza propedeutica a tutte le note successive che citerò in questo scritto, e che vale anche come avvertenza generale tutte le volte che cercherete o riceverete delle informazioni su un nome o su una parola.
“I vocabolari etimologici tracciano la storia della parola, ma generalmente con lo squilibrio (….) fra significante e significato. Ci sono cioè, per parole di periodi diversi, che si presume siano derivate l’una dall’altra, sistemi di corrispondenze fonologiche che consentono di stabilire la parentela di significanti in maniera più probante di quanto si possa fare per i significati.” (Lessico, in Enciclopedia Einaudi, VIII, pag.142). “Nel fornire l’etimo, il vocabolario etimologico dovrà anche scegliere, in maniera coerente e secondo criteri fondati, quanto indietro convenga risalire nel tempo; per esempio, nel caso dell’italiano, sarebbe davvero poco utile dare soltanto forme indoeuropee (….) senza indicare se la parola italiana deriva regolarmente dal latino, o è un prestito, poniamo, dall’inglese o dal francese.” (ibidem).
Con questa premessa (che vale quasi come una diffida) e questo viatico, mi sono messo alla ricerca dell’etimologia del nome di Alessio.
In Wikipedia (www.wikipedia.org) Alessio è definito come nome proprio di persona italiano maschile; la sua origine è dal latino Alexius, adattamento dal greco Alexios, a sua volta adattato dal più antico Alexis, derivante dal verbo Alexein: “proteggere”, “difendere”, e quindi (sempre secondo la medesima voce) può essere interpretato come “protettore”, “difensore”, “che soccorre”.
In Paginainizio (www.paginainizio.it) è citata la versione femminile, Alessia, con analoga derivazione e interpretazione: “colei che protegge”. Viene altresì indicato la data dell’onomastico (il 9 gennaio), in onore di Sant’Alessia vergine e martire francese. Alessio viene festeggiato invece il 17 luglio in onore di Sant’Alessio confessore, nobile romano, morto nel 412 a Costantinopoli e patrono dei pellegrini e dei viaggiatori. Nel medesimo sito, vengono fornite informazioni, senza tuttavia citarne fonti o deduzioni, circa le principali caratteristiche di questo nome: “carattere pieno di tono e vitalità; è una persona dinamica e intraprendente, ma di fronte ad alcuni aspetti della vita risulta talvolta ansiosa e dubbiosa. Non ama essere contraddetta e per questo potrebbe rivelarsi permalosa” (ibidem).
Mi limito a riportare il testo, ribadendo che non ho trovato nello scritto alcun riferimento alle ragioni o alle origini di tali considerazioni.
Nel sito di Nomix (www.nomix.il) si fa notare altresì che il nome Alessio potrebbe anche essere una forma abbreviata del greco Alexandròs, cioè “protettore degli uomini”. Sul medesimo sito si dice che in Italia ci sono 28.664 persone con il nome di Alessio (ma non è specificato a che data) e che questo nome è il 22° nome più scelto in Italia nel 2012.
Più curioso la indicazione di origine del nome trovata in http://www.msn.com , nella quale si riporta sempre la provenienza dal greco Alexein, ma con la definizione “proteggere respingendo”, nella quale definizione il termine respingendo, non trovato in altri siti, è evidentemente collegato alla declinazione del suo significato, dove, oltre a definizioni già citate, troviamo una originale aggiunta : “Ama la natura e i misteri. Fedele in amore e leale con gli amici. Non disposto al compromesso”. (ibidem). L’ultimo elemento mi è sembrato interessante, anche se non ne ho trovato una esplicita e dichiarata documentazione.
Sul sito http://www.significatonome.it è riportato che questo nome è diffuso in tutta Italia, soprattutto al Sud e a Nord-est, attraverso la tradizione bizantina (cinque imperatori bizantini, infatti, portarono questo nome) e il culto del nobile del IV secolo prima citato.
Sempre a proposito di culto trascrivo qui una leggenda riportata su http://www.alfemminile.com che sembra allontanarsi dai racconti ritrovati su altri siti. “Entrando nella chiesa di Sant’Alessio, sul colle Aventino, il visitatore scoprirà un troncone di una scala di legno; ebbene si racconta che sotto quella scala sarebbe vissuto per diciassette anni Sant’Alessio, divenne così popolare che ispirò poemi, oratori e persino opere musicali in età barocca. Si narrava che era nato da genitori nobili e ricchi. La sera delle nozze fuggì in Oriente, a Edessa, vivendo per molti anni di elemosine. Un giorno decise di lasciare Edessa perché la sua fama di santità lo aveva reso troppo popolare e decise di imbarcarsi per Tarso, ma i venti contrari fecero approdare la nave ad Ostia. Sembrava un’indicazione della Provvidenza e Alessio si incamminò verso Roma e fu ospitato come un povero straniero nella casa paterna. Il padre, che non lo aveva riconosciuto, lo accolse benevolmente ricordandosi del figlio scomparso e lo ospitò in un sottoscala, dove Alessio visse per diciassette anni scrivendo su un rotolo di carta la sua vita”. Lascio a voi libera interpretazione di questa leggenda e del suo reale valore.
Più interessante è stato, per me, scoprire che Alessio è un nome composto da 7 lettere. E qui, entra in gioco la Numerologia. Riporto qui di seguito quanto scritto in Wikipedia, alla voce Numerologia, relativamente al numero sette.
“Sette è considerato un numero spirituale in quanto è illusivo e contiene veli che devono essere scoperti, uno dopo l’altro, per arrivare all’illuminazione ultima. Sette è detto sacro in quanto la settimana è composta da sette giorni, in Genesi la creazione è stata eseguita in sette giorni, l’antico sistema solare consisteva di sette pianeti, il corpo umano consiste di sette plessi o Chakra e qualche versione della Cabala è composta da sette sephirot. Nella sua valenza positiva possiede le qualità della consapevolezza nel sogno, nella spiritualità e nella sfera psichica”.(Numerologia, in http://www.wekipedia.org).
Ed ancora in http://www.mitiemisteri.it, una descrizione ancora più seducente. “Il numero sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. Gli antichi conobbero nel Sette il valore identico della monade in quanto increato, poiché non prodotto da alcun numero contenuto tra 1 e 10. Presso i babilonesi erano ritenuti festivi, e consacrati al culto, i giorni di ogni mese multipli di Sette. Tale numero fu considerato simbolo di santità dai Pitagorici. I Greci lo chiamarono venerabile. Platone anima mundi. Presso gli egizi simboleggiava la vita. Il numero Sette rappresenta il perfezionamento della natura umana allorchè essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Essendo formato dall’unione della triade con la tetrade, esso indica la pienezza di quanto è perfetto, partecipando alla duplice natura fisica e spirituale, umana e divina. E’ il centro invisibile, spirito ed anima di ogni cosa. Il Sette è il numero della piramide in quanto formata dal triangolo (3) sul quadrato (4). Quindi il Sette è l’espressione privilegiata della mediazione tra umano e divino.”
Addirittura.
Guardate dove porta una banale conversazione !

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