Il mio cane

Potrebbe sembrare quasi il titolo di un tema da scuola elementare. Spero dunque che il componimento vi attragga e vi allieti.
Da dieci anni un cane vive in casa con noi. Il fatto è che a me i cani non sono mai piaciuti. Preferisco i gatti, che sono soggetti più autonomi, liberi, quasi autosufficienti.
Al contrario i cani restano degli eterni bambinoni. Li devi accudire, li devi far mangiare, devi portarli a spasso per i loro bisogni, dai quali non si emanciperanno mai al contrario dei bambini che dopo un po’ (in genere) imparano a farlo da soli, a pulirsi e lavarsi (esistono le debite eccezioni nel caso degli umani, ma sono casi patologici).
Un cane non diventa mai adulto in questo senso, non si emancipa mai dalla tutela. Si affeziona, si “lega” in maniera quasi morbosa ai suoi proprietari e, in genere, si affeziona e “segue” in modo particolare uno fra essi, eleggendolo, in base a categorie del tutto proprie, quale sorta di “capo branco”. A lui si affeziona in modo particolare, aspetta che torni, uggiola e guaisce quando si allontana, si acciambella ai suoi piedi quando si siede; si stende vicino ai suoi piedi o, se glielo permettete, si stende vicino a lui sul divano. La sua cuccia preferita sarà vicino o addirittura sotto il posto che il suo “padrone” occupa nel letto.
Ecco, ho pronunciato la parola: padrone. Si, perché un cane, in genere, per l’esperienza che io ne ho, ha un padrone, anzi, sceglie un padrone, da lui dipende e a lui si affida. Ha bisogno di un padrone. E per me la parola padrone continua ad avere un significato amaro.
Meglio gli animali che non ne hanno uno, anzi quelli che non ne sentono assolutamente il bisogno.
Ma riflettendo, scopro che i cani, in realtà, sono il frutto, la conseguenza, il risultato della scempiaggine umana; sono la conseguenza di una lunghissima (e in alcuni casi veramente stupida) azione dell’uomo, durata per decenni che ha portato gli originali progenitori dei cani, ad essere selezionati, riprodotti, moltiplicati secondo logiche umane (nel senso dell’uomo), del tutto assurde ed innaturali che non hanno seguito i lenti processi dell’evoluzione naturale della specie, ma sono stati forzati ad incroci e a riproduzioni, governate unicamente dalle scelte dell’uomo; bestie portate a copulare e ad essere selezionate per produrre (a beneficio dei loro padroni umani) razze particolari, individui (animali) con caratteristiche specifiche e particolari in grado di soddisfare le esigenze (leggi capricci) dell’individuo (persona).
Quale scelleratezza ! E, oserei dire anche quale infamia.
Mi obiettano che anche per altri tipi di animali è stata fatta la stessa operazione: le pecore, ad esempio, sono state progressivamente incrociate e selezionate al fine di ottenere tipi di animali che producessero più lana, o quantità di latte maggiori; così pure per i bovini, selezionando razze e tipologie più adatte alla macellazione, o al lavoro nei campi, o al traino, o anche alla produzione di latte.
E allora ?
Il cane è stato selezionato per qualche particolare esigenza dettata dalla necessità di sopravvivenza dell’uomo, o per i suoi elementari e fondamentali bisogni ? No; ribadisco, le centinaia di specie che si collocano nella ampia famiglia dei canidi e che vanno sotto la definizione di “canis lupus familiaris”, sono soltanto il frutto della eterna, infinita, ricerca dell’uomo di soddisfare la propria sete di potenza; di poter sfidare la natura e poter prevalere su di essa, determinandone a proprio piacimento il corso e lo sviluppo. E così sono stati selezionati cani di forme e fattezze inverosimili, più adatti al piacere che al bisogno, più utili all’ego dell’uomo che non al bisogno della specie animale. Se non in alcuni casi (come i cani da combattimento), per le più bieche, infami e sordide volontà umane (anche qui nel senso dell’uomo).
Orbene tralasciamo questi ragionamenti generici e fuorvianti e torniamo al tema del cane.
Quando si ha un cane, bisogna averne cura. Finché si tratta di farlo mangiare e bere, la cosa risulta relativamente facile. Si può comperare del cibo specifico, oppure abituarli a mangiare gli avanzi dei propri pasti; la casistica è varia e diversa e in genere non ho sentito pareri ed opinioni profondamente differenti se non per l’indicazione di evitare dolci, pietanze fritte ed ossicini troppo sottili (di pollo). In generale due ciotole, una per l’acqua e una per il cibo sono sufficienti ad espletare e soddisfare questo fabbisogno elementare.
Più complessa la faccenda diventa quando il cane deve espletare i suoi bisogni e, peggio ancora, se non avete a disposizione un ampio giardino, un prato, una campagna, uno spazio qualsiasi intorno a voi e al luogo dove abitate e tenete il cane. Se vivete in un condominio (riprenderò dopo questo discorso) è un problema: il cane non può ovviamente fare i suoi bisogni sul balcone di casa, altrimenti vi tocca pulire e lavare almeno tre volte al giorno. Quindi bisogna portarlo fuori, avendo l’accortezza di insegnar loro a non usare gli spazi condominiali per espletare tali bisogni (altrimenti vi tocca pulire anche lì). Se possibile in qualche giardino, lungo un viale alberato, in luoghi dove ci sia almeno qualche arbusto.
E se si tratta di un luogo pubblico (un giardino, una strada, un viale), dovete raccogliere le feci e buttarle nell’apposito bidone. Dico dovete, in realtà le persone che lo fanno sono davvero poche. E lo spettacolo è desolante. Nonostante continue campagne di informazione e di “educazione” civica, la quantità di eiezioni che potete vedere (o dovete cercare di evitare) quando camminate per strada sono davvero molte. Soprattutto ora che avere un cane è una “scelta” che viene fatta da sempre più persone, da sempre più famiglie. E, in genere, l’educazione delle persone non segue quella del cane.
Intendiamoci, non voglio cadere nelle solite banalità e nei soliti luoghi comuni: siamo italiani, siamo meridionali, siamo foggiani. Ho visto in pieno centro di Stoccolma una signora benvestita, a passeggio con il suo cane, girare dignitosamente la testa dall’altra parte quando il suo cane si è fermato per fare la cacca.
Quindi la maleducazione non è solo di casa nostra. Ma qui abbonda splendidamente.
Pensate che un giorno, mentre raccoglievo la cacca del mio cane, un signore che passava in auto si è fermato ed ha applaudito. Io mi sono guardato intorno perché non capivo quel gesto, e lui mi ha spiegato: “Non lo fa nessuno, trovo sempre escrementi per strada!”. Pensate, applaudire un gesto che dovrebbe essere normale. Ma, in effetti se vedo i tanti proprietari di cani che girano intorno a me, verifico che solo una minima percentuale assolve a questo ingrato, ma necessario compito. Una piccola percentuale, non più del cinque per cento. Gli altri si disinteressano totalmente del fatto che ci si possa sporcare camminando lungo una strada, o, peggio, che dei bambini che giocano nei parchi e nei giardini possano imbrattarsi mani e piedi negli escrementi dei loro cani.
Ma anche questo è un aspetto di quella mancanza di “senso civico” di cui ho avuto modo di parlare, ed abbondantemente, in altri miei precedenti racconti.
Per il momento mi fermo qui.
Nel prossimo vi parlerò dei problemi condominiali e dell’abbandono dei cani.

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Una risposta a Il mio cane

  1. Loretta ha detto:

    Che dire… non sono proprio d’accordo! Io amavo i gatti da piccola, poi ho avuto un cane anzi una cagna! Scelta da mia figlia e come spesso capita, era di mia competenza alzarmi per farla uscire ecc…ecc… però i cani hanno una marcia in più! Io non ero la “Padrona” ero una compagna, lei stava con me ma stava anche da sola, ma la cosa più bella è che capiva quando stavo male e mi stava vicino allora! Ho sempre tirato su la sua cacca ed ero contenta di farlo in ogni senso! Baci.

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