Neo meridionalismo

Sia detto senza alcuna spocchia intellettualistica e se volete, molto sommessamente e a bassa voce, ma a me questa riscoperta del Regno delle Due Sicilie come antesignano e rappresentante di una “grandezza del passato” che è stata vituperata ed impoverita dall’avvento dello Stato unitario, continua a non andarmi giù.
Rivalutare i Borboni come una casata che ha dato lustro e sviluppo al mezzogiorno e confrontarlo con la politica di asservimento e di rapina perpetrato dai piemontesi all’indomani dell’unificazione nazionale, mi pare come discutere se nel vietnam sia stato meglio la politica coloniale francese o l’intervento americano; o, se preferite, qualcosa di temporalmente più vicino a noi, se sia maglio appoggiare Assad e la sua etnia contro le milizie falangiste dell’Isis, oppure se sia meglio appoggiare i sunniti contro gli sciiti e da ultimo appoggiare l’alleanza di questi con i curdi contro gli sciiti.
Si tratta sempre di confondere il dito con l’orizzonte che esso indica, in altre parole nascondere due facce dello stesso sfruttamento ai danni delle popolazioni meridionali, l’una messa in atto da una politica semi-feudale (o tardo-feudale se preferite) messa in campo e realizzata nel regno governato dai Borbone (seppure in maniera diversa tra quella realizzata in Sicilia e quella realizzata nel resto dell’italia meridionale), ed un’altra politica di rapina, ugualmente perpetrata ai danni delle medesime popolazioni meridionali da parte di una borghesia manifatturiera che, mancando di solide basi economiche e finanziarie, ha trovato nel mezzogiorno una terra vergine di ricchezze mal utilizzate, le ha rapinate ed utilizzate a proprio vantaggio.
Io non credo che l’una sia migliore dell’altra. Sono due modelli di rapina e di impoverimento e di sopraffazione delle masse povere del mezzogiorno che sono rimaste vittime di un conflitto che non coinvolgeva i loro reali interessi, ma, anzi, li usava strumentalmente per altri scopi.
Una sola domanda per affrontare il tema di un sistema economico del mezzogiorno ai tempi del Borbone come “avanzato” e sviluppato”. Uno Stato che si basa su un consenso ampio della popolazione, un regione come la sicilia poteva essere liberata da Garibaldi (eroico generale e sincero democratico) con mille uomini soltanto ? E l’intero mezzogiorno d’Italia conquistato con altri cinquemila uomini senza praticamente colpo ferire ? Con un esercito reale praticamente svanito nel nulla ?
Non mi venite a dire che il brigantaggio è stata la reazione popolare a quella cavalcata liberatoria compiuta da Garibaldi e dal suo esercito ! Perché quella, invece, è stata proprio la reazione alla delusione seguita alle speranze di emancipazione, di libertà e di miglioramento delle condizioni economiche seguite, appunto, alla politica depredatoria dello stato piemontese.
Senza ripetermi: alla dissoluzione dello stato borbonico che poggiava le sue basi sul feudalesimo baronale che impoveriva le masse popolari del mezzogiorno, è seguita una politica statalista che, liberandole formalmente, le portava a soggiacere con rinnovata dipendenza, dalle forze del nascente capitalismo sabaudo.
Due facce del medesimo sfruttamento, due pagine della stessa miseria, due facce del medesimo dominio. E io non scelgo tra le due !
Era Napoli una capitale culturale assai avanzata al tempo dei Borboni ? Ma certo. Ma che vuol dire ? A Napoli, tralasciando greci e romani, c’era una università dove ha insegnato Tommaso d’Aquino e ha studiato Giordano Bruno ! Ma nessuno può sognarsi di dire che si stava meglio a quei tempi ! O vogliamo risalire alla cultura alta e non raggiungibile per qualità, livello, dottrina, civiltà, relazioni sociali e politiche nel mediterraneo come quelle esistenti al tempo di Federico II ?
Se debbo scegliere scelgo la sua corte imperiale, la sua saggezza illuminata, la tolleranza altissima tra le varie religioni che vigeva alla sua corte ed è testimoniata dall’eclettismo monumentale delle opere federiciane, l’alto livello culturale della sua corte che richiamava studiosi, filosofi e intellettuali da tutto il mondo conosciuto (cristiani, arabi ed ebrei).
Ma che ragionamento sarebbe questo !
Lasciamo stare le iperbole (delle quali mi assumo la responsabilità) e torniamo al dunque.
Napoli era sicuramente una splendida città. I Borbone hanno avuto il merito di raccogliere gioielli di pittura e scultura magnifici (purtroppo oggi solo in parte visitabili a causa delle ristrettezze di bilancio che determinano la chiusura di intere sezioni dei musei napoletani), durante il loro regno sono state realizzate splendide opere di architettura civile e religiosa, hanno costruito la prima ferrovia in Italia.
E allora ?
Come viveva il resto della popolazione, tolta la stretta cerchia di baroni e dei loro stretti fiduciari che godevano delle prebende loro lasciate nella gestione dei loro feudi sparsi per tutta l’italia meridionale ?
Vivevano di stenti e di miseria, avevano fame, non avevano scarpe, abiti (si fa per dire) logori e rappezzati, totalmente analfabeti. E cosa mangiavano ? Minestre di foglie strappate alle aride zolle delle campagne assolate contendendole con le capre e le pecore (avete presente il sapore amaro delle cicorie, o quello aspro della rucola ?), lumache (non l’escargòt francesi, ma quelle piccole, le “ciammaruchelle”) e rane, i più fortunati interiora di pecora, o, in rari ed eccezionali casi pezzi di carne essiccata al sole come ai tempi del neolitico.
Oggi questi sono diventati pranzi “tipici” della gastronomia locale. Dalla calabria alla puglia, dal molise alla basilicata, alla campania e alla sicilia, è tutto un fiorire di queste riscoperte dell’antico, del “genuino”, della riscoperta dei gusti antichi. La realtà è che questi erano i pranzi della sopravvivenza; ed era festa averli a tavola, nelle tavole fatte da tanti bambini (quelli che sopravvivevano ad una morte prematura), dai genitori e magari da qualche anziano “sopravvissuto” alle difficoltà della vita.
Un pezzo di pane duro e un po’ di formaggio (il “tomazzo”) erano il massimo che ci si poteva permettere in quei tempi bui.
L’unità d’Italia ha cambiato le cose ? Assolutamente no, ribadisco (anzi ha introdotto pure la leva militare obbligatoria), ha depredato le ricchezze del mezzogiorno (quelle accumulate dai baroni e dai loro “rentiers”), non le ha certo tolte a quella massa vasta di popolo meridionale che miserabile era e miserabile è rimasta.
Dunque rimettiamo le cose al loro posto. Inutile voltarsi indietro per riscoprire situazioni “mitiche” inesistenti. Non cominciamo ogni volta daccapo, anzi “facendo due passi indietro”. Partiamo dall’oggi, dalla condizione a cui ci hanno portato una miserevole borghesia industriale, caduta presto preda, prima e più di altre del continente europeo, del capitalismo finanziario e delle ferree leggi della maledetta troika, che pretende di portare indietro l’orologio della storia e di far regredire le condizioni di vita economiche e sociali di tanta parte della popolazione europea.

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