Il mio orto: lavori in corso

Purtroppo e per fortuna continuo a svolgere queste mie due attività, quella dello scrivere e quella di gestire un piccolo orto, con finalità terapeutiche ansiolitiche e antidepressive.
Siamo giunti all’autunno e quindi, in questo scritto, vi racconto le molteplici attività che vado svolgendo.
Anzitutto continuo a raccogliere: melanzane, peperoni e friggitelli. Ho cucinato questi prodotti nei tanti modi possibili che conosco. Le melanzane le ho cucinate “a funghetto”, le ho cucinate per condire la pasta, le ho fatte sott’olio e conservate in barattolo per l’inverno, le ho fatte grigliate come saporito contorno.
A proposito delle melanzane “a funghetto”, ho scoperto (dalle chiacchierate con amiche ed amici settentrionali), che questa ricetta non è molto conosciuta al nord, e pertanto ve la propongo, sperando di fare cosa utile. Si tagliano le melanzane a tocchetti, si passano in padella con olio (ovviamente extravergine) e uno spicchio di aglio (far scaldare bene l’olio, senza bruciare l’aglio mi raccomando); a metà cottura aggiungere dei pomodorini spaccati in quattro e completare la cottura. A cottura terminata aggiungere una manciata di capperi sott’aceto (scolateli prima). Questo piatto, con l’eventuale aggiunta di qualche foglia di basilico, può essere consumato anche freddo, a distanza di uno-due giorni.
Dicevo delle melanzane, ma anche peperoni e friggitelli continuano a crescere, ed io (sempre con l’aiuto di Tommaso), continuo a raccoglierli e a cucinarli in varie maniere. Mi hanno suggerito anche di pulirli, tagliarli e surgelarli, ma non ne vedo la necessità, almeno adesso che la “produzione” continua.
Al contempo preparo le zone dell’orto dove ho estirpato le coltivazioni precedenti, ormai esaurite (zucchine, cetrioli, pomodori) e le preparo per le coltivazioni autunnali.
Il lavoro da fare è molto, ed anche in questo caso l’aiuto di Tommaso è fondamentale.
Intanto ho zappato. Vi ricordo che parliamo di una estensione totale di trentasei metri quadrati, quindi piuttosto limitata (pensate al soggiorno di casa vostra, o alla vostra camera da letto). Comunque il lavoro non è meno impegnativo.
Innanzitutto come si zappa ?
Ho visto utilizzare molti modi di questa lavorazione, adottati dagli altri “conduttori” degli orti limitrofi (vi ricordo anche qui che ci troviamo in una iniziativa di orto-giardino, quindi con molte altre persone che gestiscono questi piccoli appezzamenti di terreno). C’è chi usa la “tradizionale” zappa, chi adopera la vanga, chi utilizza addirittura il piccone. C’è anche chi utilizza delle piccole motozappe, acquistate in proprio o di uso collettivo (messe a disposizione dalla associazione che gestisce l’iniziativa).
Io ho scartato quest’ultima ipotesi (il lavoro fisico, ancorchè pesante, mi aiuta non poco a tenere la mente libera da ansie e preoccupazioni) ed ho deciso di utilizzare un altro attrezzo: il forcone.
Il forcone, tradizionalmente utilizzato per rimuovere paglia, fieno, erba e fogliame in genere, risulta molto utile per i lavori di orti e di piccoli appezzamenti di terreno. Si opera in questo modo: si infilano i “denti” del forcone nel terreno (magari aiutandosi con la pressione di uno dei due piedi), si spinge bene in fondo per una profondità di quindici-venti centimetri, e poi si piega, facendo leva con le braccia e sollevando una buona porzione di terreno. Le zolle devono poi essere subito “rotte” con l’aiuto dei medesimi “denti” del forcone, al fine di realizzare una superficie abbastanza uniforme. Il terreno, così, risulta ben arieggiato e pronto per le successive fasi.
Un amico mi procurerà del concime, assolutamente naturale e biologico, con il quale preparare ulteriormente il terreno dopo una breve innaffiatura dello stesso.
In verità, su due soli filari, ho già cominciato la semina: broccoli, cime di rapa, cavolo cappuccio e bietola; anche lì utilizzerò il concime del mio amico, anche se in quantità minore. Intanto, stamane, e di buon’ora, come si conviene a chi vuol lavorare nei campi, ho preparato (zappato ed innaffiato) altri due filari di terreno.
Ho anche raccolto qualche peperone più maturo da qualche ramo pendente e quasi rotto. Ho intenzione di cucinarli in questi giorni. Sono peperoni verdi, quindi li cucinerò in padella, lavati, tagliati e fatti a pezzi, dopo aver eliminato il torso e i semi. Una cipolla (sempre di quelle coltivate e raccolte da me), imbiondita in poco olio e poi i peperoni, cucinati a punto giusto, lasciandoli cioè ancora leggermente croccanti: così il sapore rimane più “pieno” e gustoso. Saranno sicuramente un buon contorno, o addirittura un piatto unico per la cena di una di queste sere.
Ho anche raccolto un po’ di aromi (che non guastano mai). Qualche rametto di rosmarino profumato, un mazzetto di salvia (ne ho messo due piante nell’orto, sembra che aiutino a tenere lontani gli insetti dannosi) e qualche rametto di maggiorana.
Ho trovato alcune notizie interessanti sulla maggiorana, che era una pianta che conoscevo assai poco. Le foglie possono essere utilizzate fresche, essiccate, congelate o anche macerate in olio e aceto. Si possono utilizzare come tisane per le loro qualità terapeutiche (sedative e antisettiche) ed ovviamente come aromatizzante per alcuni piatti, particolarmente con quelli a base di carne.
Io ho ridotto drasticamente l’utilizzo della carne e dei suoi derivati (al massimo ormai ne consumo una volta alla settimana e in quantità assai limitata), tuttavia mi pare interessante questa menzione per quanti volessero utilizzarla in tal senso.
Nei prossimi giorni continuerò ad “innaffiare” l’orto e, come ho detto provvederò alla sua concimazione.
Intanto concludo questo racconto con la descrizione di come preparare le melanzane sott’olio. Troverete molte e differenti ricette, il bello della cucina è che si può variare secondo l gusto e l’estro di ciascuno. Io vi descriverò il mio metodo.
Si lavano e asciugano le melanzane, si asportano dalla buccia le parti eventualmente rovinate. Si affettano le melanzane (preferibili quelle senza semi, che restano più compatte); le fette non devono essere eccessivamente spesse (mi raccomando !). Si adagiano le fette delle melanzane strato dopo strato con manciate di sale grosso ad ogni strato, dentro una pentola di acciaio. Le fette di melanzane così preparate, vanno tenute sotto pressa: potete poggiare un piatto piano rovesciato e sopra un contenitore di vetro peno di acqua (cinque-sette litri). Dopo ventiquattr’ore, tolto il liquido nel frattempo fuoriuscito, le fette di melanzane vanno strizzate (a mano naturalmente).
Potete prendere tre-quattro fette alla volta e stringerle bene in pugno, per togliere altro liquido; successivamente si ridispongono nuovamente a strati, bagnandole abbondantemente con aceto bianco. Mettete nuovamente sotto pressa, come prima descritto, le melanzane. A distanza di altre ventiquattr’ore strizzate di nuovo le melanzane, le potete disporre nei vasetti di vetro che avrete preparato in precedenza; condite con olio (sempre extravergine di oliva), sedano e aglio tagliati a pezzi.
Mi raccomando di spingere bene nei vasetti le fette di melanzane e di coprire molto bene con l’olio, al fine di escludere ogni rischio che si creino bolle d’aria, le quali sono il pericolo maggiore quando, in casa, si preparano e conservano prodotti alimentari!

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