Michele Angiolillo

Michele Angiolillo, nostro concittadino

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Ci vuole coraggio a morire a 26 anni. Ci vuole coraggio a uccidere e morire a 26 anni. Ci vuole tanto odio e tanto amore per decidere di uccidere e di morire a 26 anni. Occorre tutto l’amore, dolce e profondo per la gente che soffre, per i miseri, per i poveri, per gli oppressi e tutto l’odio per coloro che a quelle condizioni di povertà, di umiliazione, di dolore, di miseria osano condannare altri uomini come loro.
Ci vuole tanto amore per la giustizia e tanto, tanto odio per l’ingiustizia.
Non so quanti siano a conoscere la vita e l’esistenza di Michele Angiolillo, nostro concittadino, cui è intestata una strada, e al quale è dedicata anche una lapide commemorativa.

foggia 2014.10Michele Angiolillo, anarchico, morto a 26 anni.
Mi sono imbattuto del tutto casualmente nelle sue vicende. Dalla vigile curiosità di mia sorella, durante una passeggiata occasionale per le vie cittadine, che ha trovato la lapide e la strada intitolata a questo nostro misconosciuto concittadino. In un gruppo di dodici persone (tanti eravamo quel giorno a tavola), uno solo conosceva questo nome e sapeva che si trattava di una anarchico foggiano vissuto e morto alla fine dell’800.

foggia 2014.9
Così ho deciso di approfondire la questione.
E la prima cosa che ho scoperto è che si trattava di un uomo, meglio di un giovane caduto per vendicare la repressione perpetrata su centinaia di spagnoli da un notabile governante spagnolo. Per utilizzare la sua espressione, “giustiziere” del presidente del consiglio spagnolo Canovas del Castillo, nell’anno 1897.
Mi sono messo alla ricerca e ho cominciato a raccogliere una interessante documentazione (mia sorella conduce la stessa ricerca direttamente in Spagna e nei Paesi Baschi). Di questo giovane anarchico si è interessato abbondantemente Michele Gualano, giornalista, che ha saputo raccogliere una buona documentazione e ha scritto due testi: il primo un saggio, “Michele Angilolllo anarchico”, Foggia, 2004; il secondo, in forma di romanzo “Questionario per il destino Storia di un anarchico giustiziere”, Foggia, 2013.
Con grande cortesia e disponibilità, Michele Gualano mi ha fornito le indicazioni per procurarmi i testi e per raccogliere informazioni.
Ho letto il romanzo, scritto bene e con una interessante base documentale; sono in attesa di ricevere il suo saggio, che con altrettanta cortesia ha promesso di procurarmi, non essendo altrimenti disponibile se non per sola consultazione, ma non prestabile, presso i fondi speciali della biblioteca provinciale di Foggia.
Da quello che ho letto, Michele Gualano ha svolto un lungo e accurato lavoro di ricerca e, dunque, in questo breve scritto, non farò una sintesi del suo pregevole lavoro, ma mi limiterò ad una semplice operazione di informazione e diffusione della vita di questo anarchico foggiano.
Andiamo per ordine e cominciamo dall’inizio.
Michele Angiolillo Lombardi nasce a Foggia il 5 giugno 1871 figlio di Giacomo Angiolillo e di Maria Lombardi, in una famiglia numerosa e di modeste condizioni economiche (il padre faceva il sarto). Nonostante le difficoltà economiche frequenta un Istituto tecnico; da giovanissimo si iscrive al “Partito Repubblicano Intransigente”, assumendo, a poco più di vent’anni, la segreteria politica del circolo cittadino “Aurelio Saffi”.
Nel 1892 inizia a svolgere il servizio militare, a Napoli, come allievo ufficiale. E’ proprio durante questo periodo che viene accusato di propaganda sovversiva nell’esercito, per aver contestato, durante la commemorazione della Repubblica partenopea del 1799, il deputato radicale Matteo Imbriani. Viene allora degradato a soldato semplice e trasferito, prima a Borgo San Donato (Parma), successivamente alla “Quinta compagnia” di disciplina di Capua (una sorta di campo rieducativo per i militari “ribelli”). Dopo essersi congedato nel 1894, ritorna a Foggia ma si allontana dal Partito Repubblicano con cui non si sentiva più in sintonia a causa del suo radicalismo via via crescente. (queste e le notizie successive sono tratte dal sito http://www.ita.anarchopedia.org).
A Foggia lavora presso una tipografia, dove, durante le elezioni del 1895, scrive, stampa e diffonde un manifesto di propaganda per la candidatura del socialista Nicola Barbato. Il “manifesto” conteneva una dura accusa contro il governo Crispi che aveva da poco approvato leggi speciali contro gli anarchici (domicilio coatto, scioglimento di tutte le associazioni anarchiche, socialiste ed operaie). Le leggi severissime dell’epoca lo accusarono di “eccitamento all’odio fra le classi sociali”, viene arrestato e poi rilasciato in libertà provvisoria.
Dopo aver scritto una lettera (31 agosto 1895) aperta all’allora Ministro di Grazia e Giustizia, pesantemente ironica nei confronti del Procuratore del Tribunale di Lucera, viene condannato a diciotto mesi di carcere e a tre anni di domicilio coatto alle Isole Tremiti. Condanna che non scontò mai, perchè fuggì prima a Genova, poi a Marsiglia, infine a Barcellona, dove c’era una numerosa colonia di emigranti italiani, tra i quali molti anarchici, socialisti e repubblicani.
Nel giugno 1896, Angiolillo ha dunque 25 anni,
Quell’anno, a Barcellona, durante la processione del Corpus Domini, viene lanciata una bomba sul corteo, provocando morti e feriti. A seguito del fatto quattrocento circa, tra rivoluzionari e persone ritenute tali, furono incarcerate nella fortezza che sorgeva sulla collina di Montjuich. I prigionieri furono barbaramente torturati ed alcuni di loro perirono sotto tortura.
Ottantasette furono portati in tribunale e di questi otto furono condannati a morte ed altri 9 a lunghi periodi di detenzione. Gli altri sessantuno, benché assolti, furono deportati nella colonia spagnola di Rio de Oro, per ordine del Governo.
Nel frattempo, nell’agosto 1896, Angiolillo, sfuggito agli arresti, lascia Barcellona, dove lavorava presso la tipografia della rivista «Ciencia Social», e ritorna a Marsiglia, dove dovette scontare un mese di carcere per aver fornito false generalità. Una volta espulso dalla Francia, si sposta a Liegi, poi a Bordeaux dove trova lavoro nella tipografia “Briannèe”.
Agli inizi di marzo 1897, si sposta a Londra, dove entra in contatto con alcuni anarchici arrestati e torturati dal governo spagnolo. Angiolillo si convince che sia necessario un gesto nei confronti di Canovas, il vero simbolo del potere spagnolo.
Il Governo spagnolo era infatti presieduto da Antonio Canovas del Castillo. L’8 agosto 1897, Angiolillo, giunto da Londra con la precisa intenzione di vendicare gli orrori diMontjuich, attenta alla vita del presidente del consiglio spagnolo Antonio Cánovas del Castillo, sparandogli tre colpi di pistola nella stazione termale di Sant’Aguida, uccidendolo.
Angiolillo viene processato da un tribunale militare e garrotato il 20 agosto a Vergara. Il suo corpo gettato in una fossa comune.
L’eliminazione di Canovas, importante dirlo, determinò una serie di avvenimenti che portarono a profondi cambiamenti nella politica interna ed estera spagnola; tali cambiamenti portarono tra l’altro e in breve tempo alla fine del colonialismo spagnolo e all’indipendenza di Cuba e di Porto Rico.
Questa, in breve, la storia di Michele Angiolillo. Breve, come breve fu la sua vita.

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