Mediterraneo: Cpt 1

Mediterraneo: dinamiche dell’interscambio
In due scritti precedenti (“Oriente e Occidente” e “Tra Oriente e Occidente”), ho provato ad affrontate le questioni teoriche di fondo, delineando le coordinate entro le quali muovere i miei ragionamenti.
Qui comincerò ad esaminare le dinamiche economiche reali relativamente ai livelli dell’interscambio economico in area mediterranea.
Il primo elemento da segnalare è costituito dal fatto che i dati sono pochi e di difficile accesso. Pertanto affronterò il complesso tema con le notizie che riuscirò a recuperare progressivamente sull’argomento, con il prezioso aiuto di amici, compagni e conoscenti e con la richiesta, che rinnovo, a quanti siano in possesso di documenti, relazioni, studi, di contattarmi e di fornirmi eventuali indicazioni.
I dati che di seguito riporto, sono desunti (e frutto di mie elaborazioni), dalle sintesi dei Rapporti annuali (rispettivamente del 2011, del 2012 e del 2013) elaborati dal Centro Studi e Ricerche SRM, sull’interscambio tra l’ Italia e le altre aree del mediterraneo (Med Relazione annuale, 2011, 2012, 2013).
Nel 2010 l’Italia registra un interscambio tra il nostro Paese e gli altri del Mediterraneo, che raggiunge i 63,3 mld di euro. Forte è l’incidenza dei prodotti energetici (essenzialmente petrolio e gas) all’interno di questa quota: quest’ultima infatti è il 43% del totale, pari a 27,4 mld, ed è concentrata principalmente nelle aree sud-Med (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto).
Dunque la quota di interscambio nel 2010, al netto dei prodotti energetici è di 35,9 mld di euro.
A corollario di questi dati, vale la pena sottolineare che la quota registrata nel 2010, rappresenta un valore quasi doppio di quella registrata nel 2001 (32,6 mld di euro). Inoltre, nella Relazione Annuale del 2010 di SRM, vengono riportate stime circa i successivi sviluppi, che prevedono per l’anno 2013 il raggiungimento di una valore complessivo nell’interscambio del nostro paese pari a 82,3 mld e un aumento positivo del divario rispetto agli altri competitor.
Inoltre (e questa è la parte più importante ai fini del nostro lavoro), le regioni del mezzogiorno d’Italia hanno un ruolo centrale rispetto all’interscambio totale del paese. Esse infatti rappresentano il 28% del totale, pari a 15,4 mld di euro. Per la gran parte si tratta di prodotti energetici (il 60% dell’interscambio nazionale di tali prodotti) e interessano soprattutto due regioni Sardegna e Sicilia.
Se escludiamo gli energetici, l’interscambio tra le regioni del mezzogiorno e l’area mediterranea, raggiunge i 4,1 mld di euro, pari al 12% del totale nazionale. Le regioni capofila sono Puglia e Campania.
Nel 2011, contrariamente agli scenari previsti, il livello degli interscambi, subisce una flessione scendendo a 57,7 mld (-10% sul 2010). Detratti gli energetici, i valori salgono invece a 36,9 mld di euro.
Non ho dati relativamente all’interscambio del mezzogiorno nel 2011, come pure nessun dato è attualmente a mia disposizione per l’intero interscambio nel 2012.
Nel 2013 il valore dell’interscambio complessivo si attesta su una cifra leggermente più alta di quella del 2011, pur rimanendo al di sotto di quella registrata nel 2010; raggiunge infatti la cifra complessiva di 58,3 mld, con un leggero aumento del peso di energetici che rappresenta il 44% del totale.
Questa volta sono i non energetici a calare, registrando un valore complessivo di interscambio pari a 32,7 mld.
Importante registrare che il peso dell’interscambio del nostro paese in area mediterranea, passa complessivamente, dal 6,2% del 2001 al 7,7% del 2013 sul totale dell’interscambio complessivo (sempre secondo i dati citati da SRM.
Nel 2013, il valore dell’interscambio del solo mezzogiorno in area mediterranea, raggiunge i 14,7 mld (pari al 15,5% del totale nazionale).
Le stime riportate nel citato Rapporto, parlano infine di una proiezione al 2015 di 62,7 mld il valore dell’interscambio complessivo in area Med, e di 35,3 mld il valore al netto degli energetici.
In estrema sintesi (e riportando solo i dati omogenei), l’interscambio italiano con i paesi dell’area mediterranea passa (in mld di euro) da 32,6 (2001), a 63,3 (2010), a 57,7 (2011), a 58,3 (2013) a 62,7 (stimate al 2015).
Al netto dell’interscambio energetico, passa da 35,9 (2010), a 36,9 (2011), a 32,7 (2013) a 35,3 (stimate al 2015).
Il valore dell’interscambio del solo mezzogiorno passa da 15,4 (2010), a 14,7 (2013); con una presumibile flessione dell’interscambio al netto dell’energetico rispetto al valore di 4,1 registrato nel 2010.
Nel prossimo scritto, cercherò di elaborare i dati delle indagini a mia disposizione, per valutare questi andamenti relativamente alle quote di mercato raggiunte dagli altri competitor (UE ed extra-UE) e dalle dinamiche registrate nello stesso periodo da questi paesi negli interscambi in area mediterranea.
Per il momento alcune brevi riflessioni inducono a considerare l’area di interscambio mediterranea come assolutamente significativa, dal punto di vista dei valori che essa assume, per il nostro paese e in particolare per le regioni del mezzogiorno.
La flessione che essa registra, a cavallo del 2011, è fortemente legata alle vicende politiche che si sono registrate con l’area sud-Med (in particolare con la Libia), ma sembra aver intaccato solo relativamente i valori dell’interscambio “non energetico”, che registrano una lieve flessione, in controtendenza a quanto la dinamica del decennio 2001-2010 lasciava intravedere.
D‘altra parte è da ben considerare il dato dell’aumento dell’incidenza dell’interscambio in area mediterranea su quello totale, in quanto da un lato costituisce una ulteriore conferma dell’importanza assunta dalla prima sulla seconda, e comunque dell’importanza strategica dell’interscambio a livello mediterraneo; dall’altra potrebbe essere inficiata dalle tendenze dell’interscambio totale, in questo momento non proprio favorevoli al nostro paese.
Infine sarà utile considerare la qualità dell’interscambio registrato, al fine di comprendere potenzialità e limiti dei valori numerici prima riportati.
Da questo punto di vista potrebbe essere interessante cercare gli opportuni collegamenti con iniziative che sulle diverse sponde del mediterraneo si sono realizzate, sotto la spinta dei movimenti e dell’associazionismo, per costituire esperienze nuove ed alternative ai tradizionali meccanismi di accumulazione e di dominio del capitale (in particolare quello finanziario), valga per tutti il “Progetto Riace” in Calabria; o anche ed eventualmente di iniziative di lotta che si sono realizzate tra lavoratori di aziende che hanno operato ed operano in paesi diversi del bacino del mediterraneo, anche qui per citare un esempio il caso Indesit (Italia-Turchia).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...