Mediterraneo: Cpt 2

Abbiamo esaminato, nel Capitolo 1, le dinamiche dell’interscambio dell’Italia (e in particolare del mezzogiorno) in ambito mediterraneo.
In questo capitolo esaminiamo l’andamento dell’interscambio commerciale dei principali competitori e gli scostamenti rispetto al dato italiano.
Ricordo che si tratta di mie elaborazioni su dati contenuti nelle sintesi dei Rapporti annuali elaborati dal Centro Studi e Ricerche SRM.
Nel 2001, la situazione registrava una sostanziale uniformità nelle quote dell’interscambio dei singoli paesi UE nell’ambito del Mediterraneo. Italia e Germania apparivano appaiati alla quota di 32,6 mld, seguite dalla Francia che registrava una cifra intorno ai 30 mld; Spagna e UK seguivano più distanziate con una quota di circa 15 mld ciascuno.
Dal 2001 al 2010 l’Italia (come abbiamo visto nel Cpt 1), registra un incremento significativo nel valore dell’interscambio mediterraneo, aumentando notevolmente la propria quota, tanto da distanziare gli altri paesi comunitari. L’incremento risultava talmente significativo che le proiezioni riportate nel citato studio ipotizzavano al 2013 una situazione di questo genere: Italia 82,3 mld di euro, Germania 63 mld, Francia 57,4 mld, Spagna 37,6 mld, UK 25,7 mld.
Come vedremo tra breve, tale previsione risulterà infondata.
Vale la pena ricordare che questi valori sono comprensivi delle quote di energetici, detratti i quali, al 2010, la graduatoria dei paesi europei, vede passare l’interscambio italiano dal primo al terzo posto, dopo Germania e Francia; la quota di questi ultimi risente meno del peso dei prodotti energetici e quindi affronta meglio il momento di crisi che si registra a cavallo del 2010 con i paesi della sponda nord del mediterraneo (in particolare, come sappiamo, la Libia).
Infatti i dati del 2011 delineano una situazione già diversa.
L’Italia risulta sempre prima nel volume dell’interscambio complessivo, ma la sua quota registra una flessione sull’anno precedente, mentre le quote degli altri paesi aumentano. Infatti, rispetto ai 57,7 mld di euro dell’Italia, la Germania raggiunge i 56,6 mld di euro, la Francia 46,8 mld, la Spagna 30,4 mld, l’ UK 21,9 mld.
Al netto del valore degli energetici, l’Italia rimane al terzo posto, con la Germania che sale a 50,4 mld (quasi tutto il valore dell’interscambio, dunque).
Sulla base di questi nuovi dati, vengono quindi riviste le previsioni di crescita che, al 2014, diventano le seguenti: Italia 74 mld, Germania 65,7 mld, Francia 51,9 mld, Spagna 40,8 mld, UK 28,5 mld.
Nel 2013 il valore complessivo dell’interscambio del nostro paese si porta a 58,3 mld e viene sopravanzato dal valore dell’interscambio registrato dalla Germania con 61,2 mld; la Francia registra un volume complessivo di 49,7 mld di euro. Inoltre il rapporto annuale introduce nella graduatoria anche il valore dell’interscambio di Cina e Usa che al 2001 registravano quote assai basse e poco significative. In quell’anno il valore dell’interscambio con i paesi del mediterraneo erano, infatti, rispettivamente per i due paesi, di 5 e 33 mld di euro. Al 2013 raggiungono quote di significativo livello, attestandosi rispettivamente a 56,8 e 68,9 mld di euro.
Sempre secondo i dati stimati al 2013, al netto del valore degli energetici, la Germania raggiunge i 53,5 mld di euro, la Francia 38,5 ml, mentre l’Italia si ferma a 32,5 mld. Cina e Usa raggiungono rispettivamente 46,9 mld e 51,5 mld.
Dunque il valore dell’interscambio dell’Italia conserva il terzo posto nella graduatoria dei paesi UE, ma scivola al quinto posto nella graduatoria degli scambi complessivi in area mediterranea.
Le stime (nuovamente aggiornate e riportate nel Rapporto annuale 2013 di SRM) del FMI al 2015 prefigurano un nuovo scenario che vede la quota dell’Italia raggiungere la quota di 62,7 mld di euro, quella della Germania 71,4 mld, la Francia a 54,4; la Cina raggiunge i 71 mld di euro, gli USA i 77,4 mld di euro (diventando quindi il soggetto primario dello scambio con i paesi dell’area mediterranea).
Leggermente diversa la graduatoria considerando i valori dell’interscambio al netto del settore energetico. In questo caso si prefigura una Germania a 60,4 mld di euro, la Francia a 42 mld, l’Italia a 35,3 mld di euro. La Cina raggiunge i 58,2 mld di euro, gli USA 59,3 mld.
Considerando quindi tutti questi dati, ne scaturisce una ovvia considerazione: il valore dell’interscambio dell’Italia con i paesi del mediterraneo, pur mantenendo un livello di indubbio valore, risente troppo del peso degli energetici.
Per quanto riguarda il resto dell’interscambio, l’Italia registra, proprio e nonostante la sua posizione geopolitica inizialmente più favorevole, non è stata in grado di cogliere le potenzialità complessive provenienti da una aumentata domanda dei paesi del mediterraneo, tanto da vedere la propria posizione sopravanzata da Cina e Usa, le quali si sono inserite in maniera significativa in questa area passando da una quota pressocchè insignificante nel 2001 ad una quota complessiva di oltre 110 mld di euro. Al contempo ha visto diminuire anche il suo peso nel partenariato tra i singoli paesi UE e l’area del mediterraneo.
Dunque, registriamo un progressivo aprirsi dei paesi del mediterraneo (per esigenze diverse, ma comunque a partire da un aumento del Pil in quasi tutti i paesi dell’area) ad una politica di maggiori scambi commerciali; registriamo altresì un aumento significativo dell’interscambio, come i dati riportati dimostrano (semplicemente sommando i valori riportati). A fronte di ciò una diminuzione del ruolo e del peso che l’Italia ha in questo interscambio complessivo.
Solo considerando i volumi dell’interscambio per i tre principali paesi dell’area Ue presi costantemente in esame (Italia, Germania e Francia), il peso specifico dell’Italia passa dal 34,45% (stime al 2013) al 33,26% (stime al 2015). E al netto del valore degli energetici passa rispettivamente dal 26,10% al 25,63%.
Si conferma quindi, anche per questa via, l’insufficienza e l’inadeguatezza dei “tradizionali” meccanismi di intervento e di penetrazione di quei mercati (per i quali sono stati inutilmente utilizzati anche processi di decentramento e delocalizzazione dell’apparato industriale nazionale), a fronte di politiche più “dinamiche”, come nel caso della Germania e soprattutto della Cina, o di politiche di “espansionismo” e di dominio politico-militare, come nel caso degli USA.
Per converso si conferma l’esigenza e l’opportunità di partire da questa relativa debolezza, per rilanciare l’ occasione di un diverso grado e livello di integrazione tra le diverse aree del mediterraneo, fondate su politiche economiche alternative e di integrazione, piuttosto che di dominio e di sopraffazione. In questa logica il peso significativo della quota di interscambio del mezzogiorno d’Italia può giocare come elemento per trasformare una evidente debolezza in una interessante opportunità.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...