Il Turismo sul Gargano (1a parte)

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In un intervento (scritto con Leo Cibelli), nel quale esprimevamo la nostra opinione sull’aeroporto a Foggia, affermavamo che il rallentamento e la perdita di posizioni del turismo nel nostro Gargano, rappresentano l’evidente segnale della crisi di un modello, che pure ha raggiunto traguardi importanti, ma che forse si è, non da oggi, impigliato nel circolo vizioso della rendita.

Ma qual è la struttura e la dinamica del turismo sul Gargano? Ho deciso di andare un po’ più a fondo nella questione.

Il documento dell’Ipres sul turismo in puglia (“Il turismo in Puglia nel 2013”, Bari, 2014) afferma che “La Puglia si è andata configurando nell’ultimo quindicennio come una nuova meta turistica. Le presenze turistiche sono passate da poco più di 7 milioni nel 1998 ad oltre 13 milioni nel 2013, con un record di 13,5 milioni toccato nel 2011. Si è trattata di una crescita rilevante, percentualmente la più elevata in Italia, nel periodo preso in esame” (cit. pag.33). E così conclude: “Gli scenari e le prospettive di crescita al 2020 ipotizzati per la Puglia dal centro Euro IDEES prevedono una crescita, più o meno accentuata, delle presenze turistiche, rispetto a un potenziale di sviluppo che – calcolato in rapporto all’attuale tasso di turisticità medio italiano – fissa in 26 milioni di presenze turistiche la frontiera dell’attuale fase di sviluppo del turismo pugliese”. (ibidem).

Lo studio precisa inoltre che, a fronte dei 13,350 milioni di presenze turistiche rilevate, “stanno 56,328 milioni di presenze non rilevate (non censite o sommerse), per un totale di 69,678 milioni di presenze”, (questo sempre dalla relazione Ipres che riporta dati dell’Istituto Mercury. (cit. pag. 28).

“I dati 2013 registrano oltre 3,1 milioni di arrivi e circa 13,3 milioni di presenze turistiche complessive con un andamento in crescita delle presenze (+67mila circa sul 2012) e una lieve flessione degli arrivi (-1%, -38mila in valore assoluto). Si fanno sempre più evidenti i risultati raggiunti in termini di internazionalizzazione e per l’ennesimo anno consecutivo la Puglia registra un segno positivo: +5% di arrivi dall’estero (+29mila in v.a.) e +7% di presenze (+160mila). Cresce di un punto percentuale l’incidenza del turismo straniero sul totale regionale passando dal 18% degli arrivi del 2012 al 19%.

Ancora una volta il turismo in Puglia ha un andamento migliore rispetto al valore nazionale per il quale l’Osservatorio Nazionale del Turismo stima una perdita media del -4,3% degli arrivi delle presenze rispetto al 2012, per il periodo gennaio-dicembre 2013.” (cit. pag. 4).

Infine lo studio precisa che “La spesa degli stranieri in Puglia, secondo la consueta indagine Bankitalia sul turismo internazionale, cresce del +6% a livello regionale (con ottimi incrementi superiori al 15% nelle province di Lecce e Brindisi; bene anche Bari e Foggia con il +3%).” (cit. pag.10).

Veniamo ai dati disaggregati a livello territoriale. Abbiamo preso in esame i dati elaborati dalla CCIAA di Foggia. (Rapporto Economico 2012-2013, Foggia, 20/01/2014).

Il Rapporto parte da una comparazione tra l’area foggiana (che come vedremo è concentrata prevalentemente sul Gargano, e i cui dati in questo senso vanno letti) e quella leccese. Le due aree segnalano una differenza numerica nelle strutture alberghiere (329 a Foggia e 288 a Lecce), ma una sostanziale parità del numero dei posti letto (28.000 posti letto).

Differenze invece si registrano nella distribuzione degli esercizi complementari che, numericamente prevalenti a Lecce (1.600 a Lecce, contro i 658 a Foggia, rispettivamente il 44 e il 18% del totale regionale), vedono una situazione ribaltata relativamente alla loro capienza: a Foggia 76.800 posti letto (pari al 49% del totale regionale) quelle salentine 50.088 posti letto, pari al 32 % del totale regionale.

Afferma il Rapporto: “ A incidere sulla circostanza è ancora la tipologia ricettiva che, nel nostro territorio si caratterizza per la netta prevalenza di campeggi e villaggi turistici (166 aziende e oltre 66.000 posti/letto, il 73% e il 62% del dato regionale). Sono piuttosto marginali, invece, le altre categorie di alloggio – agriturismo, contry/house, B&B – che, al contrario, appaiono in notevole crescita in altre circoscrizioni, in particolare in provincia di Lecce, dove è concentrata circa la metà (1.210) dei bed&breakfast regionali”. (cit. pag.50).

Pur non avendo a disposizione dati di riferimento nazionali, ovvero di altre regioni, a me pare si possa affermare che questo dato evidenzia la realtà di una struttura basata essenzialmente sulla presenza di villaggi (o attività) turistiche di dimensioni medio-grandi.

Torniamo alla Relazione della CCIAA che sottolinea la rilevanza del comparto turistico foggiano nel contesto regionalen. Esso “(…) ne rappresenta infatti il 21% delle imprese e il 42% dei letti disponibili, ripartiti tra esercizi alberghieri (passati da 323 a 329 unità, con una capacità pari a poco meno di 28 mila posti/letto) e strutture complementari (passate da 605 a 658 unità, con 104 mila posti/letto). Conferma, inoltre, la forte specializzazione nel comparto delle residenze extra/alberghiere (campeggi e villaggi turistici, in particolare), detenendo al riguardo, oltre il 48% della corrispondente recettività pugliese.” (cit.pag.51).

Inoltre, “(…) il Gargano consolida la sua funzione strategica nell’ambito dell’industria turistica provinciale: concentra oltre l’85% delle strutture alberghiere locali (88% dei posti/letto) e il 76% di quelle complementari (97% dei posti/letto)”. (cit. pag.53).

Quindi la considerazione prima avanzata si conferma ulteriormente nel caso garganico.

“L’area garganica”, prosegue il rapporto, esaminando l’evoluzione negli ultimi due anni, “è passata da 761 a 777 imprese, con un incremento complessivo del 2%, riguardante, in particolare, le strutture complementari (+ 4,6%) attestatesi a 498 unità. La crescita ha interessato quasi tutte le località (…). In altri rari casi – emblematico quello di San Giovanni Rotondo -, si è registrata una significativa contrazione, dovuta verosimilmente a un sovradimensionamento dell’apparato ricettivo rispetto alla effettiva domanda turistica.” (Ibidem).

Il comune di Vieste costituisce il principale popo di attrazione dell’area (ma lo è anche rispetto alla intera regione), con il 50% della capacità recettiva dell’area, seguito da Peschici con il 15%.

“Per quanto attiene i flussi turistici, l’incremento verificatosi durante l’anno conferma il buon posizionamento della Provincia nel contesto regionale. Gli arrivi e le presenze sono entrambi cresciuti – rispettivamente del 5,2% e del 5,8% -, attestandosi a oltre 919mila unità i primi, e a poco meno di 4,6milioni le seconde, rappresentando il 28% e il 34% degli omologhi valori regionali. Valori tuttavia differenti per quote di provenienza, giacchè (…) il turismo locale mostra un maggiore carattere domestico rispetto a quello regionale.” (cit. pag.55).

Sul breve periodo, si registra una lieve modifica relativamente alle quote di provenienza : “In altre parole, è calata l’affluenza dei turisti italiani, che hanno deciso, inoltre, di ridurre la loro permanenza; di minore intensità è stata, invece, la riduzione degli arrivi stranieri che, tuttavia, hanno mediamente prolungato il loro soggiorno.”(cit.pag.59).

La presenza turistica si concentra soprattutto nel territorio di Vieste (oltre 2milioni di presenze), a Peschici, a San Giovanni Rotondo e a Rodi Garganico, che, “(…) assieme, cumulano poco meno del 40% del corrispondente totale.”(cit. pag.58).

(continua)

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