Il Turismo sul Gargano (2a parte)

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Una ulteriore considerazione viene espressa dalla Relazione della CCIAA, circa la struttura recettiva: si evidenzia una “(…) tendenza differenziata per le due categorie ricettive: il numero degli esercizi alberghieri resta, infatti, stabile, ma aumentano i corrispondenti posti/letto; al contrario, cresce il numero dei complementari e, tuttavia, si ridimensiona la loro quantità di posti/letto.”(cit. pag.58)

Infine una caratteristica che pesa assai negativamente è costituita dalla elevata stagionalità della presenza turistica, concentrata nettamente nel mese di agosto, vedi la citata relazione Ipres, dato leggermente mitigato da una presenza degli stranieri, meglio distribuita, ma comunque concentrata, tra maggio e settembre. (cit. pag.20)

Un ulteriore contributo all’analisi della situazione turistica in Provincia di Foggia e in particolare alla realtà del Gargano, proviene da uno studio, guarda caso, relativo alle ipotesi di funzionamento dell’aeroporto di Foggia. Studio commissionato al gruppo Clas dalla CCIAA, dai Gal della provincia di Foggia, dal Parco del Gargano.

Non ripropongo qui l’intero studio, (riportato in http://www.dropbox.com), né l’efficace sintesi che relativamente agli aspetti del turismo sono pubblicati in un servizio di Lettere Meridiane del 30 giugno di quest’anno (www.letteremeridiane.blogspot.com/…/turismo-perche-la-provincia-di-foggia….30/giu/2014).

Solo una citazione, rimandando a chi volesse approfondire l’argomento ai riferimenti sopra indicati. “”Fare rete” e “reciproco supporto” sono dunque i concetti chiave dello sviluppo turistico locale, che deve sostanziarsi in un’ampia gamma di attrattive tipologiche e temporali, declinate cioè secondo il canone della pluristagionalità”. (cit. pag.29).

Su quali siano gli interventi possibili (e necessari), lo studio si sofferma ampiamente e lo scritto di Lettere Meridiane ne fornisce una ampia disamina: proposte, esempi, ipotesi, tutte molto interessanti e stimolanti; ad esse rimando un lettore interessato.

Io vorrei invece soffermarmi su alcune riflessioni conclusive.

La struttura ricettiva appare sufficientemente “matura” dal punto di vista quantitativo e strutturata con presenza diffusa di aziende di media-grande dimensione.

Queste strutture appaiono tuttavia, disperse e diffuse (dal lato valoriale) ed essenzialmente puntate ad un modello finalizzato al mero profitto, privi di un circuito valoriale che utilizzi appieno il contesto ambientale, rivolto ai benefici dell’uomo e dell’ambiente, alla valorizzazione dei luoghi.

Questi ultimi obbiettivi coordinati nella logica di un modello virtuoso e sostenibile che non annulla l’esigenza di un vantaggio economico, ma che, al contrario, va ricercato entro una messa in rete di “valori” e ragioni varie e diversificate.

Solo in questo modo e in questa logica si possono superare i problemi evidenti del turismo in questo territorio, arricchendo l’offerta di occasioni vere di visite e di itinerari che si intersechino tra loro, si integrino tra loro, arricchendosi reciprocamente. E per far questo risulta necessaria l’intenzione e la voglia dei diversi soggetti esistenti a “metterci del loro”, superando appunto la logica “della rendita” ed investendo in scelte ed operazioni di valorizzazione entro un circuito complesso e di reciproco apporto valoriale.

Se ogni soggetto oggi esistente ed operante nella realtà garganica continuerà a pensare al proprio orticello la prospettiva sarà di un progressivo indebolimento e di una ulteriore flessione. Se ciascuno continuerà a pensare di poter sfruttare il sole e il mare, o magari questo o quel santo per fare guadagni, rischia di vedere peggiorata, invece che migliorata la propria situazione.

Non c’è alternativa, meglio c’è una alternativa: costruire con pazienza una rete diffusa e continua di attività, di iniziative, di coordinamento tra le diverse realtà per soddisfare appieno la domanda di turismo, promuoverne la qualità, valorizzarne e mettere “a valore” le differenti articolazioni.

Altrimenti continueremo a lamentarci chiedendoci perché la permanenza media di un turista a San Giovanni Rotondo è di 1,8 giorni. Ma la risposta è implicita in una dimensione meramente localistica dell’offerta turistica, che non si pone il problema di allargare le possibilità di permanenza di quel turista con itinerari a carattere gastronomico, agricolo, ambientale (e di quant’altro vogliate ipotizzare), pur rimanendo anche solo in ambito garganico. A questo proposito mi pongo la domanda se non sia possibile presentare un’offerta relativa anche al solo ambito religioso, ampliandola con la proposta e organizzazione di un tour attraverso i numerosi e vari “siti” di turismo religioso presenti sul gargano (valga solo una accenno a Monte S.Angelo, allla grotta, ecc.)

Ovviamente c’è bisogno che qualcuno si metta a lavorare su una ipotesi di questo genere, investa in questa direzione, al contrario di quanto fatto finora, pensando che la proclamazione di un santo potesse di per sé, portare flussi turistici, nuovi frequentatori e più duraturi soggiorni. I dati numerici, come abbiamo visto, hanno dimostrato la debolezza intrinseca di questo auspicio.

Altrettanto debole, ed appunto ispirata ad una posizione di “rendita”, è quella di pensare che sole e mare siano da soli garanzia e contenuto di una offerta turistica. La domanda di turismo si fa sempre più complessa, più articolata, più raffinata. Una offerta che punti a “sfruttare” unicamente questi due aspetti risulta ormai ampiamente compromessa se non si accompagna alla presentazione, alla proposta di itinerari complementari, che tengano conto delle “virtù” ambientali, culturali, musicali che pure sono presenti, ma che non vengono utilizzate e proposte all’interno di quello che mi ostino a definire, anche se impropriamente “un circuito virtuoso”.

Tanto più se l’ambiente circostante viene piegato, come i recenti fatti hanno dimostrato e comprovato, da un utilizzo selvaggio e sbagliato, dallassalto cementizio che ha impoverito e deturpato tanto delle nostre coste e dei nostri boschi. Un ambiente utilizzato, appunto, invece che come risorsa, come oggetto di speculazione, di arbitrario utilizzo piegato a fini speculativi e privatistici.

In questo modo, avremo ancora da lamentarci che il turismo si concentra (come abbiamo visto), nel mese di agosto, lasciando vuoti ed inutilizzate strutture che potrebbero essere utilmente utilizzate per gran parte dell’anno, o comunque per un periodo di gran lunga maggiore.

Una ulteriore considerazione: dalla osservazione del grafico relativo alla Curva di Butler riportato nel citato studio dell’Ipres, (cit. pag.32) a me sembra che tale curva sia prossima al suo culmine, raggiunto il quale, sempre secondo la teoria di quello studioso, o si introducono elementi innovativi nel sistema, o si determina il suo declino.

Dunque o per scelta o per necessità, non mi pare ci siano alternative alla indispensabile iniziativa di soggetti economici e produttivi del territorio.

Mettersi in gioco, investire, aprire lo spazio di iniziativa da quello angusto e ristretto attuale, verso un orizzonte di più ampio respiro ed organizzativamente più avanzato. Diventare soggetto aggregato di proposte turistiche articolate e diversificate nei confronti dei singoli turisti e dei gruppi organizzati mettendo in circolazione il grande patrimonio culturale (nel senso più esteso del termine) del Gargano.

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