Casertavecchia

Qui vi voglio raccontare di un piccolo gioiello visitato in Campania, vicino Caserta. Un piccolo gioiello urbanistico ed artistico del medioevo, conosciuto quasi per caso durante un viaggio in quelle zone.

Casertavecchia (scritto tutto intero e non separato) è un bel borgo antico, inerpicato sul fianco di un monte, a poco più di 400 metri di altezza. Ma devo subito rivedere la mia definizione, perché infatti non si tratta di un gioiello, ma di un piccolo scrigno che contiene alcuni gioielli arrivati fino a noi quasi intatti. E la meraviglia ed il piacere, credo siano proprio in questo ultimo aspetto.

Da Caserta la strada si inerpica rapidamente, il fondo stradale qualche volta disconnesso, e raggiunge il piccolo abitato quasi all’improvviso, senza annunci, senza avvertimenti di alcun genere.

Percorri la provinciale e ti trovi direttamente bloccato nelle piccole e strette stradine del borgo, tanto che prima ancora dell’ansia di un parcheggio, ti viene lo scrupolo di esserti introdotto in casa d’altri senza averne ricevuto il permesso. A ben guardare, facendo rapidamente, ma con difficoltà nella stretta stradina, marcia indietro, un parcheggio esiste diviso tra i bordi della provinciale e un piccolo boschetto (o parco ?) che la fiancheggia da un lato, mentre dall’altro già si apre alla presenza di un locale, una sala ristorante per la precisione, di dimensione piuttosto rilevante.

Quest’ultima presenza non fa presagire nulla di buono, ma fatti pochi passi in direzione dell’abitato, questa anomala presenza (seppure realizzata con garbo e senza eccessive brutture), lascia immediatamente spazio alle vecchie case del borgo, perfettamente ristrutturate e assai ben conservate nella loro antica struttura in gran parte di epoca medioevale. Qualche inserto successivo lo ritroviamo nella incerta periferia che poco si distingue dalla campagna circostante, ma in questo caso gradevolmente circondato da orti e giardini che ne nascondono la diversità e l’arroganza rispetto all’antico nucleo urbano.

Nucleo urbano che è rimasto sostanzialmente intatto. Miracolo, in questo caso, dovuto al degrado e all’abbandono progressivo del sito e poi, sicuramente, ad interventi di recupero che ne hanno saputo salvaguardare l’integrità e la rudezza antica.

Gli accenni di bieca modernità sono pochi: i fili della elettricità, qualche potente faro, una insegna che nella piazza contraddistingue un ristorante e, poco più in fuori, gli immancabili ripetitori, fondamentale caratteristica del paesaggio urbano contemporaneo (così come lungo il crinale dei monti le immancabili pale eoliche).

La rete viaria sostanzialmente intatta sia nella struttura che nella gran parte delle pietre, preesistenti o risistemate a ricreare l’antico calpestio.

Questo insomma lo scrigno, un insediamento risalente all’ ottavo secolo, di fondazione longobarda, che vide il suo fiorire sotto il principato di Capua e poi contea longobarda. In quei secoli si sviluppò ed ampliò, tanto da diventare sede vescovile e da assumere le dimensioni di un grosso e sviluppato borgo, partendo dal suo primigenio nucleo che si deve presumere abbastanza ristretto (il toponimo originale, ritrovato in scritti dell’epoca, era infatti Casairta).

Del grande castello che sovrastava la pianura e che permetteva una vista, e quindi la possibilità di un efficace controllo, fino al mare e al Golfo di Napoli, rimangono solo alcuni ruderi, oggetto di una campagna di scavi e di parziale recupero. Ma la sua importanza e la sua possanza è dato dal magnifico mastio cilindrico che si erge ancora oggi e si eleva fino a trenta metri di altezza.

L’importanza del borgo ebbe poi a scemare progressivamente con l’insediamento, nella prospiciente pianura, di Caserta; con il venir meno della funzione strategica propria del luogo a favore del nuovo e più funzionale insediamento urbano, più confacente alle esigenze economiche e commerciali di un regno che non aveva più bisogno di rocche e castelli e che progressivamente si arricchiva (a danno di migliaia di poveri e diseredati che lavoravano le vaste campagne del regno, governati da conti, principi e marchesi) realizzando palazzi fastosi, ubertosi e ampi giardini, abitazione lussuose. Di tutto ciò è valido esempio, mirabile per qualità architettonica, opulenza degli arredi, ricchezza degli affreschi e bellezza dei giardini, la reggia di Caserta. Ma di quest’ultima vi racconterò in altra occasione.

Torniamo invece a Casertavecchia.

Bellissima la Cattedrale che ingloba tutti i caratteri e gli stili che in quel periodo vivacizzavano (eufemismo per dire dei conflitti che imperversavano a cavallo dell’anno mille nell’italia meridionale) la realtà dei luoghi. Così il fondamentale stile siculo-normanno della struttura è contaminato dal romanico pugliese, ed anche da influssi benedettini del vicino sito cassinese. Il tufo giallo della facciata inquadra i tre portali sovrastati da archi con diverse figurazioni (cavalli, leoni, centauri); quello centrale sormontato da una monofora inquadrata da delicate colonnine. Lateralmente il tufo giallo e grigio della costruzione formano simpatici e delicati arabeschi che si susseguono per tutto l’edificio.

Il timpano frontale è deliziosamente decorato in alto da archetti, il cui disegno si ritrova sul campanile e sul tiburio. Il campanile, snello ed elegante, si completa in alto da alcuni torrini angolari decorati anch’essi da archetti ciechi, molto simili a ciò che avete visto adornare i campanili di Amalfi e di Gaeta. Possente il tiburio (a base ottagonale) e al contempo bellissimo, anch’esso adorno di archi intrecciati e di colonnine di fine fattura. Anche l’interno della cattedrale non è da meno e presenta un ambiente assai bello e ricco di interessanti reperti come il fonte battesimale e il pulpito, quest’ultimo decorato con mosaici e statuette di una delicatezza e una grazia squisite.

Più tardi (risalgono infatti al 1300), sono due sepolcri collocati l’una di fronte all’altro nel transetto, mentre davanti all’altare maggiore restano pezzi dell’antico mosaico pavimentale. Il tutto di indubbio gusto e raffinatezza.

E dire che il medioevo è considerato un “secolo” buio !

Certamente non per lo spessore culturale, per l’abilità artistica, per la raffinatezza di gusto che hanno determinato la realizzazione di simili opere. Certamente mancava l’opulenza e la ricchezza che in epoche anteriori (pensate all’impero romano) e posteriori avrebbe permesso la realizzazione di monumenti, opere d’arte e d’ingegno di grande qualità, ma sicuramente la realizzazione di interventi come quelli che vi ho descritto non sono il frutto di un ambiente barbaro ed ignorante e neppure di un artigianato incapace e stolto.

Ma a parte la cattedrale, la vicina chiesetta dell’Annunziata e alcuni palazzi degni di nota per alcune delicate bifore e portali che li caratterizzano, quello che vorrei riuscire a trasmettervi è la sensazione che emanano quelle antiche pietre, quelle stradine strette che si inerpicano lungo il borgo. Sembra davvero di vivere in un’altra epoca, in un’altra dimensione; vi ritroverete in una aura rarefatta, soprattutto se riuscite a privarla delle ansie e delle preoccupazioni (per non parlare delle vicende sanguinose di quei tempi) che sicuramente nel corso di quei secoli (difficili ed angoscianti da questo puto di vista) hanno vissuto o subito gli abitanti di quei luoghi.

Davvero uno splendido scrigno che vale bene una deviazione dai vostri tradizionali percorsi di visita e di viaggio.

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