Trivelle & Co.

La trivellazione dei pozzi riguarda anche noi a Foggia ? Assolutamente si !

La trivellazione di pozzi prevista con il decreto Passera, del 2011 riguarda anche Foggia e il suo territorio. E’ infatti prevista la estensione dei territori interessati che, partendo da un’area compresa tra Basilicata e Campania, è stato esteso fino al territorio di Deliceto e Candela (dove già operano alcuni pozzi) e da lì fino alla costa attraverso i territori di S.Severo e Manfredonia da un lato e Campobasso e Termoli dall’altro fino ad arrivare alle Isole Tremiti. Nel territorio di Foggia, sono previste prospezioni di prova in zona Salice, alla immediata periferia della città, meglio in una zona suburbana già ampiamente antropizzata e con diffuso insediamento abitativo ancorchè in gran parte abusivo.

La realizzazione di questi interventi era tuttavia sottoposto alle normative allora vigenti, vale a dire all’assenso delle popolazioni e dei territori interessati. La situazione diviene oggi drammatica con l’approvazione da parte del governo Renzi, del cosiddetto “Sblocca Italia”.

Questo Decreto, passato da pochi giorni in Parlamento, altro non è che una ulteriore invenzione per giustificare e coprire (con un pauroso accentramento antidemocratico) una ampia operazione di devastazione e rapina del territorio.

Cerchiamo di capire di più su questa vicenda.

Michele Sollazzo, attivista dei Comitati e dei Movimento contro le Trivelle, ci ha lucidamente aiutato a capire la delicatezza e l’importanza del problema.

Nella zona prima descritta, ci sono falde acquifere di principale importanza (una per tutte la Sorgente del Sele) ed è inoltre interessata da vicino a una falda tettonica che nel recente passato ha creato non pochi problemi. Ricordiamo tra tutti il terremoto dell’Irpinia del 1980 che, comunque, non è stato certo l’unico registrato in quell’area.

Studi ed analisi condotte da fonti indipendenti, dimostrano che già oggi, con i pozzi esistenti, si registra una emissione di scarichi e di inquinanti assai pericolosi per l’ambiente e le popolazioni locali, ancorchè diffuse e disperse dall’abbandono progressivo delle zone interne. Il dato ancor più preoccupante è che, appunto, insistono insieme pozzi petroliferi, sorgenti di acque che sono la principale fornitura del sistema idrico pugliese (leggi Acquedotto Pugliese), e come detto, fasce tettoniche consistenti.

La normativa prevedeva che, proprio a fronte di simili rischi, oltre che di ricadute negative sull’ecosistema esistente, gli interventi di introspezione o di estrazione dovessero essere sottoposti al parere delle comunità locali, della regione e dello Stato secondo apposite procedure. In altre parole hanno bisogno del Via (Valutazione di Impatto Ambientale) da parte delle autorità competenti.

Cosa succede con il cosiddetto “Sblocca Italia”?

Il Decreto, ora trasformato in legge, prevede una serie di nuove autostrade, il rilancio delle energie fossili altamente inquinanti, il via libera all’industria petrolifera per le trivellazioni in Basilicata e negli altri territori circostanti (compreso Foggia come abbiamo visto prima).

“Sblocca Italia”, è un violento attacco alle procedure democratiche per il governo del territorio ed al patrimonio urbanistico ed ambientale del nostro paese. Si inserisce nel solco della peggiore destra neoliberista. Con questa scelta il governo Renzi avvia lo smantellamento delle norme che presiedono alla tutela del territorio, considerate un ostacolo al dispiegamento degli interessi del partito del cemento, dai costruttori alla finanza speculativa.

Insomma, dietro la parola d’ordine “nuovista” e meramente propagandistica della lotta alla burocratizzazione e agli sprechi, (problemi che non ci lasciano certo indifferenti), vengono eliminati automaticamente tutti i possibili e necessari controlli; sostanzialmente viene dato il “nulla osta” ad una azione concreta che permette alle multinazionali e al capitalismo finanziario di realizzare opere costose, a volte inutili e comunque a danno dell’ambiente e della salute.

Nel nostro caso, quello della realizzazione dei pozzi petroliferi, si trasforma in un elevato e indiscutibile aumento del rischio inquinante, una forte dequalificazione del territorio, un peggioramento delle condizioni ambientali, attraverso uno strumento antidemocratico (perché priva le comunità locali della possibilità di decidere) e con la giustificazione sempre ricorrente dello “sviluppo”.

Ora, considerato che le trivelle non portano sviluppo sia in termini di occupazione (pochissime unità lavorative, per la gran parte tecnici delle multinazionali che provengono dal nord e dall’estero) sia in termini economici alle tradizionali attività del territorio (esistenti e/o auspicabili), sicuramente portano lauti guadagni alle multinazionali del petrolio e aumentano a dismisura i rischi e le conseguenze per il territorio e gli abitanti dello stesso.

In questo caso, quindi, non ci troveremmo neppure nella tragica condizione di dover scegliere tra occupazione e salute (vedi ILVA di Taranto, solo per citare un caso che riguarda la ns. regione), ma semplicemente nella situazione di dover subire un sicuro danno ambientale e un possibile e concreto rischio per la salute.

Le iniziative sono in atto.

Una iniziativa purtroppo spesso inascoltata, ma che trova oggi nuove sponde e nuove occasioni, giacchè a fronte di questo scempio ormai si muovono non solo le tradizionali associazioni a carattere nazionale (Legambiente, WWF italia e Slow Food), ma è intervenuta persino Greenpeace che con la nave Rainbow Warrior ha fatto rotta verso l’Italia con prime azioni simboliche nei confronti delle piattaforme al largo della Sicilia.

Queste stesse associazioni, hanno dato vita, con alte associazioni ambientaliste ed i movimenti provenienti da tutta italia (dalla Val di Susa a Venezia, dalla Basilicata alla Lombardia) ad una importante manifestazione che si è tenuta a Roma il 15 ottobre, contro lo “Sblocca Italia” e chiedendo una modifica sostanziale del Decreto.

Oggi, come abbiamo scritto, la situazione è ancora più grave. Con l’approvazione della legge di conversione, l’unica vera possibilità è quella di chiedere alla UE, da parte del Ministero dell’ Industria, una sospensiva in materia energetica per l’ Italia. Ciò eviterebbe l’attacco selvaggio alle coste, ai mari e al territorio.

Un’ultima chiosa. In questi frangenti si è tenuta una riunione a Foggia presso l’Assessorato all’ambiente. Nel corso di questa riunione, invece di stabilire una logica opposizione a questa difficile, impegnativa partita, invece di mobilitare opinione pubblica, giornali, cittadini, invece di coinvolgere ed interessare la gente su problemi di primaria importanza quali la salute e l’ambiente in cui viviamo, sembra sia stata ipotizzata una soluzione che risulta uguale al più famoso “uovo di Colombo”.

E cioè che per impedire la trivellazione basterebbe dichiarare urbanizzata la zona del Salice. Ad un abuso si risponde, secondo una logica che noi preferiamo non definire, con la copertura di un altro abuso e di evidenti irregolarità amministrative.

Noi crediamo invece nella necessità di informare le popolazioni interessate, aumentare le iniziative di lotta per bloccare le pericolose conseguenza di queste errate scelte di governo.

In questo quadro assai importante è stata l’iniziativa che si è svolta a Bagnoli il 7 novembre, contro lo Sblocca Italia, organizzata da comitati e movimenti; come pure importanti sono le massicce manifestazioni che si svolgono ancora in questi giorni in Basilicata (senza dimenticare quelle realizzate a Termoli e Manfredonia).

E’ indispensabile una partecipazione anche delle nostre comunità a tali iniziative !

Michele Casalucci Leonardo Cibelli

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