Onirico 5

Notte di sogni, anzi di incubi immediatamente rimossi. Mi sono alzato dopo un dormiveglia durato gran parte della notte, con una angoscia profonda, una agitazione estrema; del sogno, anzi dei sogni, perché so che sono stati più di uno, anzi molti, non ricordo nulla.

Soltanto l’ultimo (ma può darsi che non fosse l’ultimo), si è affacciato faticosamente e dolorosamente nei miei ricordi.

C’era un uomo chiuso in una gabbia di ferro, una gabbia di quelle medievali nelle quali si appendevano i colpevoli di gravi reati che venivano lasciati lì a morire di fame e di sete; quest’uomo urlava e si disperava per il suo tragico destino. Un elefante, dalla grossa proboscide, compare all’improvviso e con la flemma tipica del pachiderma, avvicina la proboscide e succhia via il cervello dell’uomo.

Io osservo tutta la scena come se guardassi un film, anzi la visuale è proprio quella della inquadratura di un film: le mura del castello, la gabbia appesa, l’uomo che urla. Solo l’elefante ha una posizione surreale, perché arriva dall’alto, camminando su un piano invisibile fino a giungere al di sopra della gabbia ed a compiere quell’atto tremendo.

Mi sono alzato molto prima che albeggiasse, ed era molto che non accadeva.

Una settimana di sonni agitati e di sogni (sicuramente incubi) rapidamente rimossi. Un solo sogno si affaccia stentatamente tra le foschie della mente. C’è una stanza, abbastanza grande, non riesco a capire se è un salone, una stanza da ballo, ma sicuramente qualcosa di simile. La stanza è riccamente arredata: ci sono specchi, alcune cornici che mi sembrano addirittura rococò, sedie e poltrone. Non vedo persone, anche se sono consapevole che ci sono.

La stanza ha anche molte porte, di quelle di un tempo, a due ante; le porte sono aperte e dietro di esse, fuori dalla stanza, in modo che coloro che sono all’interno non possono vederli, ci sono oggetti di vario genere che devono essere restaurati. Si tratta di oggetti di varia natura: busti, macchinari di vario genere, tele ed arredi, tutti devono essere preparati per una vendita, forse un’asta. L’angoscia mi nasce dentro a causa dell’urgenza dei tempi e cioè del poco tempo a disposizione per restaurali e metterli in vendita.

Non so quale sia lo scopo e la ragione di tutto ciò, ma emergo dalla nebbia del sogno e sprofondo nuovamente in un sonno agitato dal quale mi sveglio ore dopo, senza ricordare altro.

Stranissimo sogno, quello che mi accingo a raccontarvi.

Una medesima scena che si è ripetuta più volte nel corso della nottata. Avevo una visione dall’alto di una stanza nella quale si trovavano due persone. Di una, totalmente in ombra, non avevo alcuna visione, ma sapevo che parlava con la seconda, raccontandogli delle cose che, probabilmente erano piuttosto preoccupanti. Infatti questa seconda persona, magra, alta, vestita con un completo scuro e una maglia girocollo bianca, al termine della conversazione era piuttosto nervosa, agitata, preoccupata. La figura in abito scuro, alla fine dell’incontro, ha pulito una serie di oggetti (un bicchiere, una lampada posta su un tavolino), con un panno, sembrava quasi volesse cancellare le proprie impronte. Anzi ho avuto la sensazione che volesse cancellare totalmente la propria presenza in quel luogo. Poi è scomparsa; ho avuto la netta sensazione che fosse morta.

Subito dopo la scena si ripete. Sostanzialmente identica alla precedente: una stanza, la visione dall’alto, una persona che parla, a me non visibile, un’altra che ascolta, preoccupata. L’unica differenza era costituita dalla seconda persona della scena: questa volta era un po’ più bassa, un po’ più grassa, indossava un maglione lavorato di lana doppia, bianco. Analoga la fine della scena, con questa seconda persona che si alza, ripete le medesime azioni della precedente, pulisce alcuni oggetti e scompare. Anche questa volta ho avuto l’impressione che fosse morta.

La scena si è ripetuta una terza volta, in questo caso il secondo uomo indossava una camicia di flanella a grossi riquadri; ma tutta l’azione si è svolta come nei due casi precedenti.

Infine una quarta volta, e qui non sono riuscito a distinguere come era vestito il secondo uomo, perché l’immagine risultava molto sfuocata. Ma la scena era identica, le azioni identiche, così pure le mie sensazioni.

Ho avuto l’impressione che la cosa si sia ripetuta ancora altre volte con l’unica variante che ho detto, e con il cambiamento della mia visuale che, nel ripetersi degli eventi, è riuscita a definire la stanza in cui si è svolta l’azione, sempre vista dall’alto, ma quasi fosse una struttura tridimensionale, chiusa e ben definita come una di quelle stanze che si vedono in un plastico, in una ricostruzione di eventi, o in un progetto. All’esterno di essa potevo intuire la presenza di una realtà più grande, ma di essa mi era assolutamente preclusa la vista. Mi sono svegliato molto agitato.

Sogno semi erotico.

Sono in auto con altre persone, io sono seduto vicino al guidatore; siamo in viaggio, probabilmente una grande città, con grandi strade e viali: distinguo benissimo le aiuole che sono a bordo della strada, ma anche nei “salvagente” che dividono le diverse carreggiate.

Mentre viaggiamo, vedo, lungo la strada, la mia professoressa di italiano del liceo. Il guidatore, sotto mia indicazione, esegue una complessa manovra per permettermi di raggiungerla. Finalmente ad un semaforo, dopo una accorta manovra, riesco a scendere dall’auto, che, a questo punto, sembra quasi un camper o comunque una autovettura di dimensioni piuttosto grandi, tanto che, scendendo, devo fare un piccolo salto per raggiungere il marciapiede.

Raggiungo, con calma la professoressa, che è ben felice di incontrarmi; baci e abbracci, mi presenta anche due sue colleghe che sono con lei. Io saluto educatamente, senza mancare di fare un paio di battute simpatiche, cui le colleghe rispondono con spirito ed allegria.

Io mi apparto con la professoressa e cominciamo a scambiarci confidenze e racconti su quanto è avvenuto dall’ultima volta che ci siamo incontrati, cosa è accaduto agli altri miei compagni di classe e altri avvenimenti della nostra vita. Intanto intorno a noi si è creta una atmosfera di confidenza e di reciproca simpatia che ci ha isolati dalla realtà circostante, tanto che, benché io senta la fisicità del luogo e delle persone, io e lei siamo nel sogno all’interno di una aura rarefatta, quasi una alcova fuori dallo spazio.

In un attimo mi ritrovo tra le braccia una terza persona, o forse è soltanto lei (la professoressa), che si è scissa in due; infatti continuo a parlare con lei ma con le mani palpeggio ed accarezzo un corpo morbido e fresco, lungo i fianchi, le cosce, la schiena.

E il sogno continua così, in una sorta di rapporto a tre, nel quale sento appieno la fisicità della relazione corporale, e al contempo l’intenso rapporto colloquiale con la mia professoressa di un tempo.

Mi sono svegliato, rilassato e sereno, come da tempo non mi accadeva.

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