A Foggia, oggi (seconda)

Volevo attendere le reazioni al mio precedente scritto sull’argomento. Ma la penna (anzi la tastiera del computer), mi ha preso la mano, per cui procederò con il mio ragionamento, soffermandomi alla fine sulle eventuali osservazioni ricevute.

Ho dichiarato che non voglio mitizzare alcunchè, per cui elenco qui le attività messe in campo da Centro Sociale in queste settimane: una palestra aperta al quartiere, un laboratorio teatrale, un piccolo teatro, una sala per la break dance, una sala concerti, un laboratorio per la riparazione delle biciclette e insieme di insegnamento alla riparazione stessa, un laboratorio per il riuso dei materiali e uno per attività pratiche, una mensa, una sala proiezioni, una sala per la musica e un laboratorio per l’insegnamento musicale, una sala dibattiti, una sala conferenze e…. udite, udite una biblioteca.

Quindi non un semplice luogo di ritrovo, o, come si sente spesso dire, di “cazzeggio” (attività cui la gioventù del luogo indugia efficacemente); al contrario un luogo in cui si dibatte e si discute, un luogo nel quale la programmazione di eventi culturali è pari o addirittura superiore a quella di carattere ludico.

E, insieme la critica e l’iniziativa.

Qualcuno si è scandalizzato per alcune scritte tipo “Renzi Boia”, che avrebbero un senso prepolitico o, addirittura antipolitico. Vorrei anzitutto far osservare che “ai nostri tempi”, nelle nostre colorate ed infiammate manifestazioni abbiamo dato del “boia” ad una serie infinita di personaggi tra i quali Fanfani, Moro, Pinochet, a una lunga schiera di fascisti locali e storici, fino al caso più eclatante di Nixon (oggetto a questo proposito persino di una ritmata canzonetta).

Inoltre, mi piace ricordare che quegli stessi ragazzi hanno recentemente scritto su uno striscione affisso sulle serrande di una sezione del PD di Foggia: “Gente senza passato non ci ruberà il nostro futuro”. Che mi pare, data la necessaria brevità dello slogan, la sintesi di un persino molto raffinano (ancorchè gioioso) ragionamento e di un giudizio frutto di una analisi politica approfondita, nella quale ad un Renzi che rinnega non solo referenti storici, ma consolidate politiche di lealtà e appoggio alle masse popolari e ai lavoratori, opponendosi addirittura ad essi, alle loro storiche conquiste e decidendo anzi una strategia di deciso antagonismo nei confronti dei lavoratori stessi, dei disoccupati, dei precari, dei giovani, si oppone la volontà di determinare, decidere e riconquistare per se stessi, la possibilità di un futuro.

E qui è persino troppo facile ironizzare rispetto ad un partito che vede tra i suoi epigoni, persone che dichiarano pubblicamente di scegliere un Fanfani, invece di Berlinguer con la motivazione (di ampio spessore politico) di una “affintà” territoriale con il primo.

Dunque la lotta, l’impegno culturale, l’analisi politica. Non sarebbe giusto dimenticare la memoria, intesa non come semplice ricordo, ma come mantenimento e prosecuzione di iniziative ed attività tradizionali di questa città: la “fanòia” dell’immacolata, “l’altra” Santa Caterina (intesa come Fiera), le pettole, le mandorle atterrate e le cartellate. Volete mettere ?

La “voglia” (intesa come volontà), di esserci, di impegnarsi e di lottare, perché solo così si può sviluppare una analisi critica del presente; la “voglia” di essere protagonisti del presente, per cercare di garantire in qualche modo il futuro è consapevolezza crescente in questo gruppo.

La partecipazione allo sciopero sociale, l’impegno contro il Jobs Act e contro lo SbloccaItalia (mitica invenzione di Renzi per favorire il capitalismo finanziario più aggressivo e deleterio), l’avvio di una iniziativa contro il TTIP (miope ed avventuristica opzione del governo attuale), sono tasselli importanti di un ragionamento politico che traguarda i problemi locali in una logica ampia, di grande respiro politico, alternativo, radicalmente alternativo alle logiche del capitalismo finanziario più retrivo cui le pratiche dell’attuale governo sono sussunte.

Un ragionamento politico che ancora non è completamento maturo nella testa di tutti i singoli che fanno parte di questo gruppo ? Credo, in effetti, che questa consapevolezza non sia ancora in tutti, ma lo è nell’agire collettivo, e questo è un fatto importante.

Per me personalmente (e sottolineo personalmente) manca anche un altro momento, e cioè quello dell’orizzonte di un partito politico; ma questa è questione controversa e che contrappone da tempo ogni lettura “politica” della crisi (e quindi della conquista) dello stato, rispetto ad una lettura movimentista. Fiumi di inchiostro sono stati spesi a questo proposito (ricordo soltanto una lunga discussione tra la Castellina e Bernocchi su questo argomento una decina di anni fa); e su questo si continuerà a discutere e a confrontarsi sul piano teorico e nel concreto (vedi quanto accade in Spagna con la parziale trasformazione del movimento M15 in una formazione politica quale Podemos).

Tuttavia io credo che oggi, di fronte all’attacco feroce che le masse popolari e lavoratrici (in questa definizione comprendo tutti i lavori dipendenti come ho scritto in altre occasioni) stanno subendo, dobbiamo andare alla ricerca della possibilità di convergenza sui alcuni punti sostanziali e fondamentali. E’ velleitario pensare di stabile convergenze su grandi e complesse piattaforme. E’ necessario andare alla ricerca di quello che in aritmetica è il numero più piccolo (che però non a caso viene definito come “massimo comune divisore”). Il numero che unifica tutti i numeri, che ci permette di convergere al di là delle singole differenze, delle divisioni, delle alterità che ciascuno vuole e deve mantenere.

Non è un “volemose bene”, tantomeno dimentichiamo il passato, tantomeno ci appiattiamo in striminzite ridotte per difenderci dall’avversario.

Bensì individuiamo alcuni, pochi e qualificanti elementi comuni che ci permettano, ciascuno con la propria specificità ed individualità organizzativa, di ripartire in avanti, di sviluppare una grande controffensiva adeguata all’attacco (ripeto) grave e pesante che stiamo subendo. Ripartendo da qui per ricercare le basi di un futuro più giusto, più democratico ed anche più felice.

Non mi considero né un ex, né un post, sono e rimango un comunista, orgoglioso di tutto quello che ho fatto, ma abbastanza intelligente da sottoporlo al vaglio di una ragione critica che ne individui i limiti, le insufficienze e le problematiche.

Mi accorgo di essere andato un po’ troppo fuori strada e invece voglio tornare alle attività dello Scurìa. Sempre a proposito della “memoria” di questa città, ricordo a tutti i “concittadini” che, dopo una ristrutturazione costata fior di quattrini ed eseguita in forme e modi assai discutibili (secondo alcuni sono andati irrimediabilmente perduti arredi e decorazioni di sicuro interesse), è stato riaperto il Teatro Giordano con un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti. In molti hanno polemizzato circa il fatto che i biglietti per partecipare a quel concerto erano praticamente introvabili (in gran parte “prelazionati” prima dell’apertura del botteghino).

Gli unici, però, a manifestare contro questo ennesimo “schiaffo”, sono stati i ragazzi del Centro Sociale con due azioni: una manifestazione di protesta davanti al teatro il giorno precedente al concerto; un concerto di musica (oserei dire eccellente) realizzato in contemporanea a quello di Muti.

Non c’era Muti, ma i ragazzi del CSOA sono stati tra i pochi a non rimanere muti !

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