Viaggio in Transilvania (2a parte)

In effetti, fra tutti i luoghi attraversati in quel viaggio, Shighishoara è stato il luogo più affollato di turisti (e con tutte le conseguenze che ne derivano), che abbiamo visitato.

E tuttavia devo dire che la cittadina è molto bella, ben conservata e ben tenuta. Le sue graziose abitazioni sono intatte nella struttura e ben ristrutturate all’esterno. La cittadina si sforza positivamente di offrire una immagine il più possibile vicina a quella che il turista cerca: un luogo dove si annida il pericolo, l’oscurità, il buio del medioevo, ma dentro una cornice graziosa, dolce, leggiadra, presentabile, godibile.

Per questa ragione la cittadina accoglie il turista con abitazioni dai delicati colori pastello, con i tetti spioventi di argilla rossa nei quali si incuneano le finestre delle mansarde come dolci occhi ammalianti (hanno davvero una forma ondulata, non scherzo), con ampi spazi pieni di verde, per condurlo progressivamente, attraverso stradine sempre più strette, lungo muri che tramutano progressivamente i loro colori in bianco, in grigio, in pietra, fino alla torre, la torre di Vlad l’Impalatore (o del Conte Dracula ?).

I due personaggi, le leggende, le loro storie si intrecciano in maniera inestricabile fino a confondersi le une con le altre.

Di certo è che il paesino è veramente bello, conservato nella sua struttura e con le sue costruzioni medievali. Che la salita alla Torre (la Torre dell’Orologio) è estremamente necessaria ed offre un panorama godibilissimo, bellissimo ed emotivamente coinvolgente. Da lì potrete considerare assolutamente secondarie le ragioni che vi hanno spinto ad arrivarci, qualunque esse fossero, e a godere, semplicemente di uno spettacolo come pochi altri.

Tappa successiva a Brasov. Brasov è la principale città della Transilvania, al centro delle diverse vie di comunicazioni del paese, bella ed interessante con i suoi monumenti e la sua stupenda (e inconsueta) piazza centrale di forma triangolare. Al centro della piazza una chiesa; lungo i lati gradevoli costruzioni ben conservate; nella piazza una vivace ed intensa vita diurna e notturna attende il visitatore con piacevoli momenti di incontro. Qui si svolgono sagre e feste, c’è spesso musica, attrazioni, giochi, attività ludiche.

Purtroppo il nostro soggiorno a Brasov è stato segnato da una negativa esperienza che ha compromesso la godibilità del luogo. Siamo infatti capitati (probabilmente per un nostro errore di valutazione) in un albergo del centro che ci ha però offerto un pessimo servizio: una stanza piccola, rumorosa, due letti singoli su due lati diversi della stanza, ma quel che è peggio la biancheria sdrucita e rammendata. E non era certo a poco prezzo !

Pazienza. In un viaggio, anche in uno bene organizzato, è normale che capiti qualche inconveniente. A noi è successo lì, a Brasov.

Ancora una tappa e siamo a Sibiu. Benchè non ricordi alcun monumento in particolare, né la visita della città, la giornata trascorsa a Sibiu è stata sicuramente una delle più divertenti e coinvolgenti del nostro viaggio. Per puro caso, infatti, quel giorno si svolgeva uno di quegli spettacoli folcloristici che vanno così in auge durante i periodi festivi.

L’aspetto assai particolare era che si trattava di uno spettacolo con la partecipazione di gruppi provenienti da tutti i centri della Transilvania !

Pertanto non solo abbiamo assistito alla tradizionale parata dei diversi gruppi folcloristici, ciascuno con i propri stendardi e, soprattutto, con i tipici costumi di ciascun luogo di provenienza, ma abbiamo anche avuto modo di assistere a danze diverse per coreografia, organizzazione scenica e musica. Uno spettacolo assai divertente ed anche entusiasmante. Con questo possiamo dire di aver compensato la negativa esperienza subita a Brasov.

Un altro simpatico episodio ci è accaduto durante il trasferimento successivo da Sibiu ad Arad, ultima tapa del nostro viaggio in Romania.

Lungo la strada ci siamo persi e, chiedendo informazioni ed indicazioni in un misto di italiano, inglese, rumeno, ci siamo ritrovati prima su una strada dissestata e con l’asfalto trapuntato da grosse e continue buche, poi nel pieno di un bosco (un bellissimo bosco in verità), sulla cima di una qualche montagna che non sapevamo identificare e su una strada (sarebbe meglio dire un tratturo) non asfaltata, fatta solo di sassi e pietre: una strada di montagna.

Quando finalmente abbiamo trovato qualcuno cui chiedere nuovamente indicazioni, ci è stato fatto capire che non ci conveniva tornare indietro, ma scendendo lungo quella strada (strada è un eufemismo), potevamo giungere più facilmente a destinazione.

Tra parolacce e bestemmie siamo scesi lungo quella strada, con l’auto che sobbalzava sulle pietre e le pietre più piccole che rimbalzavano contro il fondo dell’auto, mettendo a dura prova copertoni, ammortizzatori, semiassi e quant’altro della meccanica dell’auto.

Quando raggiungemmo la valle, però, avemmo una gradita sorpresa, anzi più d’una. Anzitutto ritrovammo la strada asfaltata con tutte le indicazioni necessarie. Ma soprattutto ci trovammo in un zona assai ampia, una ampio prato pianeggiante, un piccolo ruscello, una o due costruzioni in legno che fornivano vino, birra e bevande varie e soprattutto tanta gente che sul prato cucinava, mangiava, giocava, suonava e si divertiva. Insomma una scampagnata di massa.

C’era persino chi pescava nel ruscello e dappertutto fuochi accesi e griglie in funzione. Ovviamente anche noi, seppur con parsimonia, ci “adattammo” a quella piacevole circostanza.

Nel pomeriggio, un rapido passaggio da Arad e poi il rientro a Budapest.

Un breve accenno al cibo. Non ci ha entusiasmato molto. Pranzi sostanzialmente poveri, privi di creatività, assai semplici: soprattutto carne di maiale, formaggio, patate. Una cosa la ricordo molto bene: una tartara. Mi portarono della carne (bovina) tritata cruda, su un tagliere di legno che avrebbe fatto fuggire le norme dell’haccp, al centro della carne un piccolo avvallamento conteneva un uovo, crudo anch’esso; intorno cipolle e cetrioli, ovviamente crudi anche loro. Un buon piatto, forse un po’ pesante e con qualche rischio per la salute, ma devo dire che l’ho molto apprezzato.

Cos’altro dire. Un bilancio complessivamente positivo non c’è ombra di dubbio seppure con qualche disappunto del quale ho dato conto.

Ecco, una cosa che avevo dimenticato.

La scena del militare alla frontiera quando lasciando l’Ungheria siamo entrati in Romania. Questi ha preso i documenti, li ha letti, ha guardato in macchina, ha esaminato nuovamente i documenti e poi, in un italiano non molto corretto, ma comprensibile mi ha detto: “Ma lei viene in ferie in Romania e porta con sé anche sua moglie ?”.

Uno sciovinista, sicuramente.

Fine

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