Agenti dell’Ovra

Periodicamente torno a ricordare gli anni verdi della mia vita, fatti di furori giovanili, di intrepide lotte, di coraggiose battaglie combattute in una città di provincia, lontana dall’infuocato conflitto che si registrava in altri luoghi e in altre città; momenti che, come in tutte le città di questo genere, contribuivano, ma determinavano ben poco, al dispiegarsi delle forze in campo (limitate e contenute), ed erano destinate ad essere presto inglobate dal perbenismo borghese più in fretta che in altri luoghi del conflitto che in quegli anni il paese registrava.

In particolare cercherò di raccontare uno dei tanti lati oscuri di quelle vicende, e cioè della presenza, vera o presunta degli infiltrati e degli informatori della polizia.

In quegli anni la militanza mia e di tanti altri giovani, si misurava nelle strade con manifestazioni, cortei, volantinaggi (alcune di queste azioni sono state già oggetto di miei precedenti racconti), e in organizzazione di strutture più stabili dell’azione politica, cioè circoli, associazioni, partiti.

A Foggia erano particolarmente vivaci, alcuni circoli quali il Circolo Lenin di Puglia, i Marxisti-Leninisti; meno “appeal” avevano strutture organizzate come Lotta Continua e Potere Operaio; guardati con rispetto, ma anche con molta diffidenza erano i circoli dei giovani comunisti, socialisti e repubblicani.

A parte gli attivisti dei nuclei più ristretti e i gruppi costituenti il nucleo centrale di questi circoli ed organizzazioni, la grande massa degli studenti circolava piuttosto liberamente tra un gruppo e l’altro, tra un circolo e l’altro, a secondo dell’interesse suscitato dalle singole iniziative o dalle specifiche azioni di lotta che ciascuno di essi, o insieme essi assumevano.

Diciamo che in buona sostanza non c’era una adesione identitaria al singolo gruppo o alla sigla specifica, ma una complessiva adesione alle azioni e alle lotte intraprese. Peraltro, gli stessi gruppi limitavano e non poco una maggiore adesione diretta a livello organizzativo; ricordo, a questo proposito, che solo dopo una frequentazione di circa un anno mi fu proposto dal gruppo dirigente del Circolo Lenin di aderire formalmente a quella organizzazione.

Le ragioni erano molteplici: la ricerca della affidabilità, l’impegno costante, la “fedeltà” alla linea politica ed anche problemi di sicurezza vera e propria. Infatti “agenti provocatori”, infiltrati e informatori avevano creato non pochi problemi e determinato denunce e arresti in varie parti del paese ed anche a Foggia. Erano questi (infiltrazione, delazione), ancora strumenti largamente diffusi dalle forze di polizia o dai gruppi avversi. Non dimenticherò mai che i fascisti ebbero per anni un loro iscritto infiltrato e accuratamente coperto tra le nostre fila.

Paradossalmente in quegli anni, l’organizzazione più “aperta” politicamente era proprio quella dei giovani comunisti, la FGCI, le cui sedi erano costantemente aperte e disponibili al confronto e all’accoglienza di giovani militanti impegnati o che volevano impegnarsi nel lavoro politico. Ricordo molte occasioni nelle quali i giovani del Partito Comunista, si dimostrarono aperti e sensibili alle istanze del movimento studentesco, molto più di circoli ed organizzazioni che vi lavoravano da più tempo e più “organicamente”. Fatto meramente locale, anche i giovani repubblicani non erano da meno.

Quindi la gran massa di noi, come ho detto, girovagava da un luogo all’altro, da un circolo all’altro, da una organizzazione all’altra. Era pressocchè indifferente che organizzassimo uno sciopero o un corteo in una sede o nell’altra, in genere ciò che contava era il Movimento, la sua compattezza, le sue azioni complessive.

Siccome ci trovavamo in una città di provincia, dopo poco tempo era facile individuare e riconoscere le facce amiche, le persone più impegnate, i militanti più attivi. Tra di noi c’era un relativo affiatamento e, nonostante le differenziazioni organizzative, una certa “solidarietà militante”.

Con alcuni si riuscivano a stringere rapporti di simpatia e di amicizia, con altri i rapporti erano più freddi, con alcuni c’era vera e propria antipatia, che però non modificava l’impegno e l’iniziativa di lotta. C’erano ovviamente amori che nascevano, si consumavano e si concludevano. Niente di diverso da quanto potesse accadere tra giovani della nostra età seppure accomunati da un affiatamento sostanzialmente identitario e comune.

Con un paio di persone che partecipavano alle nostre iniziative, mi accorsi che il clima era sostanzialmente diverso. Erano due persone molto diverse tra loro, una dal carattere forte ed irascibile, ideologicamente ferrato e dialetticamente assai preparato, partecipava attivamente alle diverse fasi di organizzazione, preparazione delle diverse iniziative e delle lotte; l’altro più schivo, si manteneva costantemente ai margini dell’attività organizzativa, ma non mancava mai ad uno sciopero o ad una manifestazione.

Avvertivo che nei loro confronti, il comportamento dei gruppi più ristretti era improntato ad una certa diffidenza, che i vari gruppi dirigenti, anche se di circoli e fazioni diverse, cercavano di evitare con loro un rapporto troppo stretto, anzi cercavano di evitare proprio qualsiasi tipo di rapporto.

Di ciò non si esplicitavano le cause, né si potevano individuare ragioni palesi.

Alle mie domande dirette, mi veniva risposto con dei mugugni, o con mezze frasi di circostanza, ma nessuno, esplicitamente mi diceva quale fosse la ragione vera. Che appresi, solo qualche tempo dopo. I due erano sospettati di essere informatori della polizia politica ! Mancavano prove certe, ma in una serie di casi si erano verificate circostanze così stringenti da far dubitare seriamente che fossero informatori della squadra dell’ “Ufficio Politico” della polizia, che noi continuavamo a chiamare Ovra, come ai tempi del fascismo. Pertanto un ostracismo non dichiarato era stato messo in campo nei loro confronti.

Con ambedue queste persone ebbi occasione, anche successivamente, di avere momenti di discussione e di confronto anche approfondito, sia su temi di carattere politico generale, sia su questioni di studio; tra l’altro frequentavano anche loro l’ateneo barese, anche se non ricordo in quale facoltà, ma avevamo comunque corsi di studi identici.

Non mi feci mancare l’occasione di porre loro, e direttamente, la domanda sul loro coinvolgimento o meno nelle pratiche di cui venivano sospettati. Le risposte furono sdegnate, tese a negare i fatti che venivano loro contestati. Ma al contempo la eccessiva contestualizzazione degli eventi mi ha sempre lasciato un dubbio, che non è mai stato risolto.

A distanza di anni, i rapporti e le conoscenze di allora si sono sfilacciate, in molti casi perdute. Alcuni sono andati via da Foggia, hanno costituito altrove le loro famiglie, altri hanno rinunciato totalmente alla politica, ognuno “ha preso” la propria strada. Occasionalmente ci si rivede e ci si saluta. Con qualcuno lo scambio di poche battute.

Con quelle due persone non mi sono più rivisto. Non so che cosa facciano e non so se le cose dette su di loro corrispondano o meno al vero.

Chissà se qualcuno un giorno, facendo ricerche ed indagini, scoprirà mai la verità, ammesso che ciò abbia, ormai, un senso ed uno scopo !

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