Il viaggio

A me piace viaggiare, piace moltissimo viaggiare. La cosa che più mi colpisce come conseguenza dell’allontanamento dell’età pensionabile, della mia andata in pensione, oltre al fatto che devo continuare a lavorare, è che non posso viaggiare come vorrei.

Mi interessa soprattutto viaggiare e conoscere l’europa, le sue tradizioni, i monumenti, le culture che hanno dato luogo ad essi; sono poco attratto da siti e culture diverse. Ad esempio non ho molto interesse a visitare la muraglia cinese, piuttosto che l’Empire State building. Certo espressioni importanti della cultura, dell’opera e dell’ingegno umano, ma che trovo sostanzialmente estranei alla mia cultura, a ciò che io sono, a ciò che è il mondo in cui vivo, opero, mi organizzo.

Giorni fa leggevo un ricordo su Tiziano Terzani, veniva descritto come un uomo che viaggiava, realizzava reportage e servizi giornalisti con una passione costante, con un interesse continuo e manifesto, con un preciso obbiettivo: andare oltre ciò che vedeva e conosceva mano mano. Per me è diverso: io voglio guardare indietro, non per mera nostalgia, sarebbe sciocco e stupido; guardo indietro perchè voglio comprendere meglio l’oggi e cosa potrà essere in futuro.

Del resto, chi non ha memoria del proprio passato, non potrà avere alcun futuro.

Mi piace organizzare un viaggio nei suoi dettagli e in tutti i suoi aspetti. Quando ho individuato una meta, per prima cosa cerco sull’atlante del Touring, la località, le zone vicine, i posti che possono essere visitati in un lasso di tempo compreso tra i sette e i dieci giorni: in genere è questo il tempo che mi concedo per un viaggio, quando posso.

Dopo aver individuato le possibili tappe del viaggio, comincio gli approfondimenti. Sulle riviste specializzate in mio possesso, sulle guide Touring (che considero le migliori per il mio “modo” di viaggiare e per le mie esigenze di conoscenza), oppure su Internet, oppure, se riesco a trovarle, su vecchie trasmissioni registrate di Passepartout (la trasmissione di Philippe Daverio). Seleziono i luoghi raggiungibili, elimino quelli che mi paiono meno interessanti, ne aggiungo altri, se trovo una valida ragione: siano essi aspetti culturali, storici o paesaggistici.

Fatto questo individuo il vettore, che deve essere funzionale alla necessità degli spostamenti, alla tipologia, alla convenienza economica. Seppure a Dora non piaccia l’aereo, credo che spesso sia il mezzo più utile per raggiungere un’area da visitare, ma non escludo a priopri l’uso dell’auto, dell’autobus e se possibile, soprattutto del treno.

Ovviamente spesso ipotizzo moduli integrati di trasporto: aereo più auto; oppure treno più autobus; oppure anche vettori multipli se necessario. Nel viaggio in Andalusia, ad esempio, ho utilizzato aereo, autobus e treno sui diversi percorsi, a secondo dell’utilità e della funzionalità che il mezzo mi garantiva.

In questa fase definisco anche il periodo del viaggio, le tappe, le soste necessarie a secondo dei luoghi e preparo una prima mappa dei percorsi e dei luoghi. Una volta definito tutto questo, chiamo in mio aiuto le ragazze dell’agenzia Robintur, che mi forniscono un supporto fondamentale nella individuazione degli alberghi, e dei mezzi di trasporto da me richiesti.

E’ evidente che in questa fase, a secondo delle opportunità che le ragazze dell’agenzia mi offrono, sono in grado di effettuare piccole modifiche e ritocchi al piano del viaggio che ho programmato. Se per esempio, individuiamo un albergo particolarmente interessante dal punto di vista del confort, del prezzo e della posizione, prolungo la sosta, organizzando spostamenti da quel posto verso i luoghi viciniori che intendo visitare, invece che spostarmi da un posto all’altro, cambiare albergo, ecc.

Devo dire che dopo una lunga frequentazione hanno imparato a conoscere molto bene i miei gusti, per cui le soluzioni che mi propongono sono sempre risultate adeguate ai miei bisogni e alle mie esigenze.

Ovviamente l’albergo, o più in generale il pernottamento, dipendono sia dal tipo di viaggio, sia dalle persone con cui fare il viaggio. Se viaggio con mia moglie, la tipologia è in genere di un albergo di buon livello, ma senza troppe pretese, facilmente raggiungibile in auto o con mezzi pubblici; se viaggio da solo riesco ad adattarmi in case alloggio o in camere ammobiliate (ma comunque fornite di bagno); se viaggio in gruppo preferisco la tipologia dell’agri-turismo o del B&B.

Dopo tutto questo lavoro definisco le date definitive e faccio le prenotazioni necessarie. E poi…si parte, finalmente.

Una cosa deve essere chiara: per quanto precisi possiate essere nella fase di preparazione, per quanto puntigliosamente possiate prepararvi, per quanta meticolosità mettiate nel vostro impegno di programmazione e di organizzazione di un viaggio, almeno una “fregatura” durante il viaggio dovete metterla nel conto. L’importante è affrontarla con la dovuta serenità e pazienza. Sarà la foratura di una gomma se viaggiate in auto, un bagaglio perso in aeroporto, un ristorante sbagliato, un albergo dove hanno perso la prenotazione, qualcosa di sicuro accadrà.

Affrontatela come se fosse un elemento del viaggio e saprete superarlo efficacemente.

Anche il tornare dal viaggio è per me un aspetto importante che fa parte del viaggio stesso.

Disfatti i bagagli, riorganizzo gli appunti presi durante il viaggio, segnalo i luoghi e i posti visitati, esprimo le mie valutazioni sui luoghi, sugli alberghi, sui ristoranti. Insomma segnalo una traccia a quanti volessero visitare quegli stessi luoghi e quegli stessi posti.

Ma la cosa che più mi piace è raccogliere il materiale fotografico. Conservo centinaia di fotografie e di diapositive;  ora si utilizzano con difficoltà album e raccoglitori, mentre i proiettori per diapositive sono praticamente scomparsi e fanno parte di un evanescente ricordo. Io conservo ancora molto di questo materiale, anche se attualmente il miglior sistema è diventato il supporto informatico.

Per cui, durante i miei viaggi, faccio innumerevoli fotografie ( e mia moglie altrettanto), che al ritorno dagli stessi viaggi, scarico e riorganizzo sul computer.

Questo sistema, tuttavia, ha un inconveniente. E cioè per riguardare delle foto, occorre accendere il computer, cercare il file, individuare la foto che ti interessa….; e poi se vuoi far vedere le foto agli amici e ai conoscenti li devi obbligare a stare davanti ad un computer a guardarsi le decine e decine di scatti che hai fatto, o, peggio ancora costringerli davanti ad un televisore ad una visione collettiva delle immagini.

Così ho scelto un altro modo, un altro strumento. Il book fotografico. Ce ne sono una infinita quantità; io ho scelto quelli della coop e dal 2008, ad ogni rientro, pubblico un libretto il cui numero di pagine varia secondo il viaggio e la sua durata. Brevissimi commenti, le date, i luoghi. Uno strumento maneggevole, pratico, da far vedere agli amici, o da utilizzare durante una pausa della giornata, per rinfrescare i ricordi di qualche piacevole viaggio !

Pensando già al successivo….

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