Roma – 4

Qui provo a buttarmi in una impresa davvero difficile. Provo a parlare della Roma dell’arte o dell’arte a Roma; per carità nessuna pretesa di trasformarmi in critico d’arte o in guida turistica, ma voglio cercare di raccontare di alcune esperienze vissute a Roma, relative a musei, mostre, gallerie o ad altre occasioni di carattere culturale ed artistico.

Ed anche queste esperienze le racconterò dal punto di vista di un osservatore interessato, ma non erudito; con l’ottica di chi osserva senza tuttavia pretendere di dare spiegazioni o “letture” particolari. Sono solo osservazioni, emozioni, riflessioni.

La prima riflessione è che nel corso dei quasi cinquanta anni che oggi mi separano dalla mia prima visita (https://michelecasa.wordpress.com/2015/01/21/roma-1/) “l’offerta” culturale si è profondamente trasformata, a cominciare dalla “lettura” dei musei, i quali presentano le opere, i tesori contenuti in maniera molto più ordinata, direi proprio più leggibile, rispetto al semplice assemblaggio di “pezzi”, di sculture, di reperti. E questo è un fatto importante perché la platea dei “fruitori” si è ampliata, e non di poco.

Anzi, la crescita sociale, economica e culturale intercorsa in mezzo secolo (oggi drasticamente bloccata dalla situazione registrata negli ultimi anni), ha determinato un afflusso di turisti e di persone assai significativo tanto da determinare situazioni persino paradossali. Ad esempio, io e Dora ancora non riusciamo a rivisitare la Galleria Borghese dopo la sua ristrutturazione, perché si entra ormai quasi esclusivamente su prenotazione. E nel corso degli ultimi anni, non avendo potuto prenotare preventivamente, abbiamo tentato più volte di entrare, ma senza fortuna.

Per converso i Musei Vaticani, dove par di capire che la prenotazione non limita il numero degli ingressi, ma li distribuisce solo per fasce orarie, l’afflusso è così massiccio che, in occasione della nostra ultima visita (un paio di anni fa), ci siamo ritrovati a percorrere le Gallerie Vaticane letteralmente trascinati dal flusso di persone che la percorrevano, con grande detrimento della fruizione di quei magnifici luoghi (in compenso sono aumentati chioschi di gelato, punti ristoro e altri simili iniziative che poco c’entrano con il valore del luogo).

Però la riorganizzazione della quale ho parlato prima l’ho ritrovata appieno al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo: una opportuna distribuzione delle opere, un seguito di marmi e di bronzi che conducono il visitatore attraverso un percorso di conoscenza intelligente delle opere e dei rispettivi contesti storici, delle abitudini sociali, dei valori culturali del tempo.

Ma Roma è una città estremamente ricca, con un patrimonio artistico assai diffuso che si osserva camminando, salendo al Campidoglio ed guardando le rovine del Foro e tutto l’ampio spazio dei Mercati Traianei, e fino alla più recente riscoperta della Domus Aurea di Nerone; ma poi ancora passeggiando nelle strade e nei vicoli del centro, perdendosi nelle vie che portano da Piazza Navona a Piazza del Popolo, da Fontana di Trevi a Piazza di Spagna e su, fino a Trinità dei Monti e l’elenco potrebbe essere ancora lunghissimo e non ancora esaustivo.

E poi Chiese e Basiliche, tante, molte assai belle, ma tutte interessanti che permettono, se conosciute con la dovuta attenzione, di percorrer un percorso di duemila anni che parte dalle prime basiliche paleocristiane e attraversa tutte quelle succedutesi nei secoli seguenti fino alla grandiosità di S.Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e tante altre.

La Basilica di San Pietro meriterebbe da sola un capitolo a parte.

Ma ho detto che non mi voglio trasformare in guida turistica. Vi dico soltanto che, una volta conosciuti i monumenti e gli “spazi” fondamentali di questa città è piacevole farsi portare semplicemente dalla voglia di girovagare per il centro, ammirando i tanti punti di interesse possibili. Oppure organizzare dei piccoli giri di conoscenza seguendo le orme di un particolare artista.

Io l’ho fatto, come per esempio nel caso di Caravaggio, un artista dalle opere possenti, che hanno scritto un capitolo originale e profondamente innovativo nella storia dell’arte italiana. Riportare con vividezza assoluta in quei “primi piani” i corpi, i movimenti, le pose estremamente materiali, raffigurare santi e madonne con il volto di persone che guardando i quadri vi si potessero riconoscere, infondere vitalità, movimento, azione nelle posture dei corpi, nelle loro naturali contrazioni, infondere vita nelle espressioni degli uomini e nei loro movimenti, dare spazio e corpo non solo alle figure umane, ma persino agli animali che vi sono rappresentati e infine dare luce persino al colore nero del buio, degli spazi vuoti occupati solo per sottrazione di immagini. Tutto questo testimonia l’opera di un grande artista.

Così abbiamo seguito i suoi passi (o meglio le sue tele) prima con la “Giuditta e Oloferne” e il “Narciso” di Palazzo Barberini, opera ormai matura del Caravaggio; e poi a San Luigi dei Francesi che conserva lo spettacolare  ciclo di San Matteo (“la vocazione di S.Matteo”, “S.Matteo e l’Angelo”, e il “Martirio di S.Matteo”), opere assai discusse dalla stessa committenza, come del resto la gran parte della produzione dell’artista; per finire a Santa Maria del Popolo, con i due meravigliosi dipinti della “Conversione di S.Paolo” e della “Crocifissione di S.Pietro”, opere di una vitalità straordinaria. E non sono le uniche opere di Caraggio presenti a Roma.

Infine (si fa per dire) le mostre, che offrono occasioni uniche per la conoscenza delle opere e degli artisti. Sono molte le mostre che ho avuto modo di vedere nel corso di questi anni all’interno dei principali contenitori che ci sono nella Capitale.

Di tutte queste ne citerò solo due.

La prima che voglio ricordare è forse una delle prime che ho visto, nel 1983: “Crepereia Tryphaena”, una mostra dedicata alle scoperte archeologiche nell’area del Palazzo di Giustizia a seguito di lavori terminati qualche tempo prima. Assai interessante per il ritrovamento di tombe con monili ed oggetti vari, ma accattivante soprattutto per il ritrovamento di una bambola. Una bambola romana dalle fattezze dolci e delicate, ma perfettamente riportanti, nell’incisione dell’avorio, le fattezze muliebri e la elaborata acconciatura;  con piccoli seni e il ventre morbidamente modellato; una bambola che ispira subito tenerezza e commozione. Peraltro, a differenza di altre bambole romane, seppure intagliata in un unico pezzo, tutte le singole articolazioni sono snodate e fissate ognuna con piccoli perni, tanto da renderla totalmente snodabile.

L’ultima, invece, visitata lo scorso anno, è stata quella dedicata a Frida Kahlo, alle Scuderie del Quirinale. Una selezione ridotta, ma estremamente efficace delle opere, dei quadri di questa straordinaria donna la quale, benché profondamente segnata nel corpo, ci ha saputo regalare  opere di una grande luminosità e di grande spessore, emotivamente profondi, capaci di riscaldare passioni e sentimenti nascosti. Un grande esempio di impegno artistico e civile che colpisce nel profondo, credo e spero quanti hanno avuto modo di vedere le sue opere.

Roma, insomma, con il suo patrimonio di antichità e di storia, ma anche con la sua “offerta” di finestre sul mondo, sulle forme diverse e molteplici dell’arte, è capace di regalare sempre sensazioni nuove, vivide, intense a chi sappia coglierle ed apprezzarle.

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