Onirico 6

Continuiamo con il racconto dei miei sogni.

Questa volta sono (so che sono io) un pubblicitario “in disgrazia” che ha visto il suo momento di affermazione professionale qualche tempo addietro. Vivo in una Milano cupa, notturna; in sella ad una moto (anch’essa scura), con un casco integrale e una tuta da motociclista attraverso la città, percorrendo i lunghi ed ampi viali alberati, anch’essi immersi in una luce cupa, illuminata solo dal luminescente biancore della luna (che comunque non si vede).

Tuttavia non mi trovo in una situazione angosciante, o, quanto meno, non sono pervaso da alcun senso di angoscia o di timore. Anzi, sono piuttosto soddisfatto perché so che riceverò presto un lavoro, un appalto, o comunque una cosa simile. Non so se sarà l’Expo (questo particolare, in verità, mi viene in mente solo al risveglio) o qualche altra importante Mostra a livello internazionale; certamente è una aspettativa che mi rende sereno ed appagato.

Mi vengono in mente slogan e musiche di carattere pubblicitario (ovviamente non ne ricordo nessuna), mi ricordo dei miei trascorsi successi, e tanto mi basta a percorrere quei grandi viali con sufficiente calma e senza angoscia.

Di questo sogno ricordo solo alcuni spezzoni, meglio so che il sogno si è articolato in maniera più complessa, ma quelli che scriverò qui di seguito sono gli spezzoni che la mia mente non ha rimosso.

Vedo un grande camerone, molto grande, sembra quasi un capannone, ma è un reparto di psichiatria. Al suo interno una lunga fila di letti disposti sui due lati. Sui letti, addormentati o comunque distesi, una serie di casi patologici: donne angosciate per l’abbandono, uomini tristi per una condizione di vita insoddisfacente, persino giovani adolescenti addolorati per una triste condizione (alla loro età !).

Questo mondo all’improvviso si anima, sembra quasi afferrato da una convulsa e spasmodica voglia di riscatto rispetto alla condizione nella quale si trova. Si anima, si agita; i diversi personaggi si confondono e si mescolano tra di loro; all’improvviso una incredibile effervescenza li pervade e pervade l’intera camerata.

Tutti sono coinvolti in convulsi amplessi non necessariamente di carattere sessuale, anche se questi non mancano tra la signorina bionda del secondo letto a destra della camerata con il giovane aitante del letto di fianco; tra il barbuto sessantenne del quarto letto a sinistra con la attempata signora del quinto letto a destra della camerata; e vedo altre scene consimili. Ma c’è anche un maturo signore di cinquant’anni che gioca con un bambino paffuto sulle ginocchia, coadiuvato da un signore con la barba bianca (il nonno ?) che continua a ridere e scherzare cercando di far sorridere il fanciullo. Poi ci sono altre tre persone sedute su due letti affiancati (sono alla mia sinistra) che chiacchierano amabilmente di un film appena visto.

L’insieme mi fornisce l’idea di confusione, di complessità inaudita. Siamo a metà tra l’orgia e il convivio, siamo alla molteplicità infinita delle relazioni tra persone di diverso o di analogo sesso; registro tutta la infinita gamma delle relazioni possibili, infinita gamma di relazioni.

Mi sveglio preoccupato e confuso.

Anche i sogni di questa notte sono stati molteplici e confusi, ed in più li ho tutti rimossi. Ricordo solo lo spezzone finale: io che mi aggiro in una carrozzella per portatori di handicap in una grande piazza circolare. Ricordo con precisione che la carrozzella era fornita di molti accessori interessanti ed utili ad una adeguata mobilità e al contempo molto efficiente.

Io ero alla ricerca di un amico, che sono riuscito a individuare nella piazza e verso il quale mi sono diretto con la mia carrozzella. Sono salito e sceso agevolmente da alcuni marciapiedi e, con soddisfazione sono riuscito a raggiungerlo. Il sogno è finito così, o perlomeno così io ricordo.

Lungo, confuso, pieno di azioni e di avvenimenti dei quali non ricordo assolutamente nulla: così il mio sogno di questa notte. L’unica cosa che ricordo è il mio sguardo sulle scene, varie e diverse che si svolgevano. Il mio occhio guardava come se io fossi un impiccato e quindi con lo sguardo rivolto in basso vedevo distintamente i miei piedi e tutto ciò che accadeva sotto di essi. Una sequela di immagini, ne sono assolutamente consapevole, delle quali, ripeto non ricordo assolutamente nulla, se non il senso di confusione e di angoscia che a me ne derivava.

Molti sogni, ma tutti rimossi o dimenticati, fino ad oggi pomeriggio, appisolato sul divano. Un sogno dolce, in bianco e nero. Tanti puntini bianchi e neri su uno sfondo tutto grigio uniforme; i puntini ballano, si avvicinano, si condensano fino a formare il disegno stilizzato di un albero. Inizialmente la forma è molto schematica, sembra un albero di natale, poi si movimenta e i puntini bianchi e neri che continuano a muoversi, formano una composizione più elaborata, complessa, fino a disegnare un albero frondoso.

Una di queste fronde si focalizza al mio sguardo, i puntini diventano una macchia, per un istante ferma, poi si muove, quasi come una piccola nuvola e disegna un movimento fluttuante che scompare mentre mi sveglio.

Breve ricordo di un sogno. In una stanza piuttosto ampia sento scorrere dell’acqua; girando intorno lo sguardo, mi accorgo che l’acqua riempie una vasca da bagno, bianca, posta ad un lato della stanza. La vasca da bagno si regge su quattro piedi di ferro, o comunque di metallo. L’acqua è chiara, limpida e dà quel colore di tenue azzurro tipico dell’acqua concentrata in un laghetto di montagna …..

Altro sogno lungo e assai complesso. L’ambientazione credo sia quella di un paesino, meglio, il suo centro storico; questo mi viene suggerito dalla visione sporadica di alcuni tetti spioventi composti da tegole, scorci di stradine strette, un campanile situato a ridosso delle costruzioni. Probabilmente in una area del nord, perché aleggia una leggera nebbia che si insinua tra le visioni dei miei ricordi.

Io sono in coppia con una ragazza alta, magra, dai tratti spigolosi ma assai piacevoli: è una bella donna; so che il mio rapporto con lei è molto intimo. Veniamo raggiunti da un gruppo di altre persone, tutti amici, che restano per me indistinte, tranne una, dalle fattezze morbide, dal viso dolce, dai tratti arrotondati, non bella, ma assai piacevole. Distinguo anche un curioso particolare: porta gli occhiali.

La mia scelta è immediata, lascio il resto del gruppo in compagnia di questa ragazza e mi vedo attraversare le stanze poco illuminate di una antica abitazione. Presumo che sia antica perché ha pannelli di legno antico alle pareti, che si alternano a grandi arazzi e ad una boiserìe molto decorata.

Mi vedo con lei abbracciata più volte nel corso di questo lungo camminare per stanze e corridoi, e anche, sempre abbracciati distesi su un lettino da campeggio nel soggiorno di casa mia. Peraltro in equilibrio precario, tanto che una volta il lettino si ribalta. Mentre sono in compagnia di questa ragazza, mi vedo anche armeggiare per sistemare il televisore che nella stessa stanza in cui siamo noi stanno vedendo altre persone.

La scena successiva è un bar all’aperto sono seduto ad un tavolino, dove mi incontro con alcuni amici che sono stati ad una manifestazione e mi raccontano della loro esperienza. Al tavolino con noi c’è anche la prima ragazza, quella con cui avevo una relazione all’inizio del sogno. Anche se ci guardiamo soltanto negli occhi è evidente che la nostra intimità non è stata cancellata dalla lontananza, anzi è ancora viva.

Il sogno termina tuttavia in un modo che mi sembra banale. Gli amici sono andati via, anche la ragazza è andata via. Io torno a casa portando in mano un piatto (di plastica) che contiene alcuni pezzi di formaggio tagliato a tocchetti; alcuni di questi di cadono a terra. Con me c’è qualcuno, probabilmente mia sorella.

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