Amare Foggia ? (1a parte)

Periodicamente sentiamo alzare alti lamenti al cielo per criticare l’ennesimo “scippo” alla città di Foggia e al suo territorio. Sono i soliti lamenti di qualcuno che si potrà così lavare la coscienza potendo affermare “L’avevo detto”, pur senza aver fatto nulla per impedirlo. E si perpetuano le solite vane polemiche e contumelie sugli scippi perpetrati dai baresi, o dai leccesi o dal governo o dal cielo !

Si sviluppa una altrettanto vana discussione sul ruolo di Foggia, dei foggiani, degli intellettuali, della società locale, con tutto il corollario di reprimende, di giustificazioni e di autoassoluzioni.

Riprende una defaticante discussione sull’esistenza o meno di un ceto borghese positivo e propulsivo, ci si divide tra quanti vedono l’insorgenza di fatti nuovi nel panorama sociale cittadina e chi si dispera per l’assoluta insufficienza della “classe politica” locale.

Intanto andranno avanti, attraverso i canali sotterranei, le operazioni di speculazione edilizia, continuando a costruire laddove già esiste un patrimonio immobiliare superiore alle esigenze; continueranno, secondo logiche di malaffare, azioni di piccolo cabotaggio e attività speculative con o senza il coinvolgimento di soggetti pubblici, amministrazioni ed enti vari; si perpetreranno, attraverso le note e meno note connivenze con la “delinquenza” locale, ulteriori danni alla comunità.

Una inversione, rispetto a questa estenuante e asfittica discussione, si sta articolando, seppure con andamenti alterni, soprattutto (ma non solo) sulle “pagine” di “Lettere Meridiane” (http://letteremeridiane.blogspot.it/). Alcuni interessanti articoli intervengono sulla “lettura” della città, le sue articolazioni, le sue attuali peculiarità, il suo “sviluppo” nel corso del tempo. Una discussione interessante che coinvolge sia interlocutori locali, che “esterni” al territorio. Mi sembra interessante questa discussione che cerca di venir fuori dalle logiche estenuanti e perdenti delineate all’inizio del presente scritto, e cerca di scavare più in profondità e di individuare i punti più nodali della realtà osservata. In questo senso segnalo in particolare uno scritto di Antonio Vigilante (http://www.glistatigenerali.com/comuni_qualita-della-vita_urbanistica/laltra-foggia/).

Io ho provato ascriverne, seppure in termini generali già in due precedenti scritti (https://michelecasa.wordpress.com/2014/04/21/il-senso-civico/  e https://michelecasa.wordpress.com/2014/04/23/il-senso-civico-seconda-parte/). Provo adesso ad entrare maggiormente nel merito.

Io credo che ci sia un punto nodale, qui, a Foggia: la mancanza, anzi l’assenza di un senso del Comune (ed ovviamente non parlo dell’amministrazione). Un senso profondo e radicato del Bene Comune che, oltre l’indignazione, metta insieme volontà reali, impegni, scelte drastiche (seppur difficili); una reale volontà e capacità di rompere con logiche clientelari e pattizie, al fine di operare per il Bene Comune, per una realtà che si identifichi non con scelte stupidamente e miopemente campanilistiche, ma al contrario a beneficio di una comunità e del suo futuro.

Continuo a parlare di futuro e non di sviluppo, perché su questo concetto ho ampiamente già scritto ed esposto la mia (e non solo mia) feroce critica a quanti (e non sono pochi) continuano a riempirsi la bocca di questo concetto che a me pare ormai del tutto insignificante, fuorviante e distorcente della realtà attuale.

Ritengo invece possibile ridisegnare un modello diverso, teso a recuperare un patrimonio collettivo di storia, di cultura, di civiltà e fare di quelle tradizioni, occasioni per il recupero di radici profonde e per attivare una migliore e più dinamica spinta verso il futuro, alternativa a quella proposta dalla cultura e dall’economia dominante.

Non un mitico ritorno ad un obsoleto, evanescente e vacuo mondo arcadico, ma il rinsaldarsi profondo di conoscenze, di cultura e di saperi validi per costruire una moderna e migliore condizione di vita e di convivenza.

La cultura della terra, la conoscenza delle stagioni e dei cicli colturali, delle coltivazioni, costituiscono un patrimonio che andrebbe recuperato e rilanciato per l’opportuno utilizzo di territori abbandonati o utilizzati secondo le logiche miserevoli della rendita e del capitale e per l’efficace utilizzo di aree (anche urbane) da tempo dismesse o semplicemente lasciate al degrado e all’abbandono (basti vedere la situazione di parchi e giardini).

Ma anche le attività artigianali, i saperi diffusi, le attività tradizionali (abbigliamento, ceramiche, legno, oreficeria) potrebbero essere oggi occasioni per il rilancio di attività economiche niente affatto marginali, in alternativa alle parcellizzate e disperse ed inefficienti attività commerciali, che hanno perso l’apporto dell’attività umana e offrono realizzazioni di manufatti drammaticamente e tragicamente simili ad ogni latitudine, ed al contrario recuperare la manualità, la creatività, il profondo legame con i saperi del territorio, in profonda e decisa e determinante alternativa alle logiche predatorie del capitalismo finanziario che governa la globalizzazione diffusa.

Non si tratta di rimpiangere un antico e superato mondo bucolico, o di un mitico, fasullo (e miserabile) mondo arcaico, ma di far prevalere le logiche del recupero delle risorse, del loro corretto e pieno utilizzo, del rilancio di politiche dinamiche per trovare occasioni di lavoro, di occupazione e di reddito.

E qui di occasioni e di risorse se ne possono individuare.

Faccio solo due esempi. Se invece di continuare a rivendicare l’aeroporto (che peraltro si ridurrebbe ad un volo giornaliero da/per Milano), chiedessimo l’istituzione di una navetta continua (ogni ora o addirittura ogni mezz’ora), tra Foggia e l’aeroporto di Bari, connettendo l’arrivo a Foggia con la possibilità di pacchetti relativi a diversi itinerari turistici (archeologici, religiosi, naturalistici, ecc.), creando un circuito virtuoso tra i diversi soggetti ed operatori turistici esistenti sul territorio e i cui limiti evidenti nell’operare dell’oggi ben conosciamo ? (https://michelecasa.wordpress.com/2014/10/23/il-turismo-sul-gargano-1a-parte/   e https://michelecasa.wordpress.com/2014/10/23/il-turismo-sul-gargano-2a-parte/).

Non potrebbe questo produrre maggiore redditività delle strutture e utilizzo pieno della molteplicità di risorse esistenti ? E quante altre connessioni si potrebbero trovare con altri aspetti correlati, come una prospettiva di occupazione vera e qualificata per guide turistiche, laureati in archeologia, botteghe artigiane, ebanisti, ecc.

E a quanti obbiettassero che un’ora (il tempo che separa Foggia dall’aeroporto di Bari) sarebbe troppo, faccio solo notare che il tempo di percorrenza dalla stazione centrale di Milano al suo aeroporto (Orio al Serio), è sicuramente superiore (non meno di un’ora e un quarto).

Non solo una scelta simile ci sottrae ad una estenuante e fumosa diatriba, ma rilancerebbe la città di Foggia quale snodo non solo dei trasporti per un’area più vasta (il Gargano, i laghi, il subappennino), ma anche come centro attivo nella creazione, nuova ed originale, di attività, di lavori, di reddito e di economia virtuosa.

(1 – continua)

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